MARASTONI

MARASTONI

Licinio Marastoni / Biciclette su misuraReggio Emilia, Italia / 1922 – 2015


Fonti: intervista a Licinio Marastoni, Classic Randezvous, Paramanubrio, Ferri vecchi, Bici classiche, Stefano Camellini


Ha collaborato con: Campagnolo / Cinelli / De Rosa / Moser / Rauler / Paletti / Gimondi, Coppi


Invenzioni: congiunzioni in microfusione / deragliatore saldato al telaio / anelli passacavi dei freni saldati al telaio / vite stringisella passante a brugola / testa forcella inclinata


Palmarès: Moser vittoria al Giro d’Italia / …


Marastoni è stato nell’arco di sessant’anni di carriera uno più creativi e importanti costruttori di biciclette da corsa italiani. Molto di più di un semplice saldatore artigiano, curava maniacalmente ogni dettaglio alla ricerca continua della perfezione estetica e funzionale, dedicando ad ogni singolo telaio molte ore di lavoro manuale, soprattuto quelle dedicate alla fase di limatura e rifinitura.
Oggi Marastoni tra gli appassionati è una leggenda, le sue bici sono ambite da collezionisti di tutto il mondo e alla sua memoria sono dedicati diversi fan club, dagli Stati Uniti al Giappone.

Bicicletta Marastoni davanti alla stazione di Tokyo in Giappone. Foto Marastoni Club Japan.Bicicletta Marastoni, stazione di Tokyo, Giappone. Foto Marastoni Club Japan.

Licinio Marastoni.Licinio Marastoni al lavoro in officina. Foto Stefano Camellini 

A scuola di bici

Nato il 15 giugno 1922, Licinio eredita dal padre corridore la passione, già da piccolissimo la bici è una mania che lo pervade, preferisce studiare e smontare le biciclette dei grandi piuttosto che giocare con gli altri bimbi e a 7 anni è già è in diretto contatto con l’arte del costruttore esercitandosi sulle prime biciclette da donna nell’officina di un meccanico locale.

Nel ’32 lascia la scuola per lavorare come apprendista presso l’officina Grasselli (garzone del meccanico Mattioli) di Reggio Emilia, il quale, vista la grande passione del ragazzo non chiede nulla alla famiglia, era infatti comune ai tempi che la famiglia dell’apprendista pagasse il maestro artigiano per il periodo di apprendistato. In bottega impara velocemente e già dalla terza settimana di lavoro riceve 7 lire di paga. Alla fine degli anni ’30 sceglie definitivamente la carriera dell’artigiano a quella più sicura del prete, alla quale era stato già indirizzato. Grazie ai genitori che impegnano la preziosa macchina da cucire per trovare le 6.000 lire necessarie, Marastoni acquista l’attrezzatura necessaria ed apre la sua prima officina in via Emilia (S. Stefano), ha 17 anni e può già firmare le bici a proprio nome.

Officina Maratoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

Casa-Officna Marastoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

ferrivecchi marastoni_1Marastoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

Una delle prime bici Marastoni / Raduno Marastoni Reggio Emilia.Le prime bici Marastoni  anni ’50.

Una delle prime bici da stada Licinio Marastoni.

Nel 1947, tra le macerie della seconda guerra mondiale le ristrettezze economiche costringono Marastoni a cercare un socio con cui riaprire la propria officina, due anni dopo lo trova in Ferdinando Grasselli colui che per primo gli aveva dato fiducia, il quale mette a disposizione il denaro e l’attrezzatura necessaria. Nasce così La Grasselli – Cicli Marastoni che rimarrà attiva fino alla pensione di Grasselli nel 1960. Le bici di questo periodo sono riconoscibili per il famoso color verde marastoni e tre strisce blu scuro delimitate da filetti bianchi sui tre tubi, la scritta “Marastoni” è in carattere corsivo di colore bianco.


L’invenzione delle microfusioni

Alla fine degli anni ‘60 Licinio condivide passione e lavoro in officina con il suo unico figlio Marco, nato nel 1950. Sono gli anni in cui costruisce bici per grandi campioni come Gimondi e Fausto Coppi.
Nel 1969 in officina arriva un rappresentante della Landi, storica azienda di bombole a gas di Reggio Emilia, Marastoni nota una particolare valvola sulla bombola dell’ossigeno realizzata in microfusione e, primo nella storia, ha l’idea di usare questa tecnologia per fondere congiunzioni e testa forcelle dei suoi telai.

Congiunzioni in microfusione MarastoniLe prime congiunzioni in microfusione, inventate da Licinio Marastoni.

Il primo esperimento riuscito con la microfusione è la testa di una forcella ma la essendo una tecnologia industriale per fare altri test occorre produrre un grande numero di pezzi, nel 1971 Marastoni investe quindi quasi tutti i suoi risparmi per commissionare all’azienda “Microfusione Italiana” di Brescia (su consiglio di Cinelli) la prima serie di congiunzioni. La sperimentazione attira da subito l’attenzione di grandi costruttori come Cinelli, Masi, DeRosa e Colnago i quali sfilano nella sua officina per osservare dal vero questa nuova invenzione.

Passa un anno e Cino Cinelli, che già da anni ha con Marastoni un rapporto di reciproca stima e scambio di idee (vedi forcella con testa abbassata o i famosi forcellini), convince Licinbio ad incontrarlo alla Fiera di Milano per mostrare le sue congiunzioni ad alcuni clienti selezionati nell’ottica di brevettarle e produrle insieme su larga scala. Nasce così un accordo tra Marastoni e Cinelli nel quale per il primo è pattuito un utile del 10% sui ricavi. Le nuove idee di Marastoni diventano presto famose nell’ambiente e inevitabilmente il lavoro in officina aumenta, i corridori arrivano da tutta Italia oltre che da Giappone, Germania e Svizzera, per avere un telaio Marastoni (1,8 kg!) l’attesa sale a oltre 8 mesi.
In officina oltre a Licinio e al figlio Marco, lavorano a tempo pieno altri due artigiani che lo aiutano nelle accurate e precise lavorazioni di taglio, saldatura e limatura, per un telaio impiegano 3 giorni di lavoro. 

Particolare della forcella con testa abbassata, telaio Marastoni anni '60.Particolare della forcella con testa abbassata inventata da Marastoni fine anni ’50.


Il dramma e la forza di ricominciare.

Nello stesso anno il figlio Marco, promettente e talentuoso dilettante, parte in auto per Milano per scegliere insieme a Cinelli il capannone che dovrà ospitare la produzione industriale delle congiunzioni in microfusione, durante il viaggio la tragedia, Marco perde la vita in un incidente stradale. Il lutto è devastante per Licinio che lascia il lavoro e chiude l’officina. Amici, colleghi e ammiratori però non lo abbandonano rimanendogli vicino e sostenendolo ogni giorno fino a che, a un anno dall’incidente, riescono a convincerlo a ricominciare. Tra i sostenitori più insistenti il campione Francesco Moser con il quale inizierà poi un rapporto di stima e collaborazione che durerà molti anni.

Da quel momento in poi Marastoni crea le sue bici speciali esclusivamente per clienti di cui ha totale rispetto firmate con decals dedicate al figlio scomparso, al quale nel 1973 dedica il “Memorial Marastoni” una speciale corsa cittadina la cui ultima edizione si è tenuta nel 1996.

Bicicletta da strada Marco Marastoni del 1975. Foto Ferrivecchi-cicli.it

Bicicletta da strada Marco Marastoni del 1975. Foto ferrivecchi-cicli.it

marastoni-bike-1977Bicicletta da strada Marastoni del 1977 / Foto biciclassiche.com

bici-pista-marastoniBiciclette da pista Marastoni

Bicicletta da pista Marco Marastoni.

All’inizio degli anni ’80 Moser gli chiede di costruire le sue biciclette da corsa “le voglio belle come le tue!” Marastoni accetta ma in breve tempo emergono le logiche della grande industria che non sono compatibili con il livello di qualità richiesto da Marastoni il progetto si ferma ma non l’amicizia e la collaborazione, nel 1984 costruisce a Moser il telaio per il Giro d’Italia, il disegno è studiato sulle caratteristiche della pedalata del campione, per permettergli una pedalata più arretrata in modo da esprimere tutta la sua potenza. Con questa bici Moser vince il Giro.

Licinio Marastoni ha costruito telai fino a 87 anni di cui 80 di carriera, l’ultima bici è della fine negli anni ’90 e l’ha costruita per se stesso. Come altri designer italiani di questa generazione, ha lasciato il segno per genio creativo e grande umiltà, due qualità oggi molto difficili da trovare, alla chiusura dell’officina Licinio ha consegnato l’attrezzatura all’amico e collega Reclus Gozzi (Rauler), il quale lo ha aiutato negli ultimi dieci anni di attività nel lavoro di saldatura e assemblaggio. 

Telaio MOSER by Marastoni.

Telaio MOSER progettato da Licinio Marastoni.


Estetica e funzionalità. Marastoni cambia la storia della bicicletta.

Insieme ad altri grandi maestri ha scritto parte della storia del design della bicicletta da competizione, ma mentre altri hanno hanno trasformato le piccole officine in grandi progetti industriali – ancora oggi protagonisti nel mercato mondiale – l’energia di Marastoni non nasceva dal desiderio di ritorno economico o di fama eterna quanto dal semplice ed inesauribile amore la bicicletta da corsa.

Buon corridore, meticoloso tealista a tal punto che la sua officina veniva chiamata dai concittadini “La Farmacia”, meccanico per 8 anni al giro d’Italia lavorando anche per Coppi, Bartali e Magni, Baldini, Adorni e Bitossi, Marastoni la bici la conosceva bene, a tal punto da volerla sempre migliorare e in tanti passavano dalla sua officina per osservare questi originali “miglioramenti”. Campagnolo stesso, che di innovazione ne sapeva qualcosa, aveva una stima immensa per lui e usava spesso osservarlo per vedere cosa di nuovo avrebbe inventato, così DeRosa, Masi, Cinelli, fino ai manager della Shimano.

dettaglio marastoniLicinio Marastoni al lavoro in officina. Foto Stefano Camellini 

Marastoni al lavoro in officina. Foto paramanubrio.blogspot.it

Foto Stefano Camellini

Fu il primo ad apportare diverse innovazioni (senza mai depositarne il brevetto) che hanno cambiato per sempre la forma dei telai delle bici da corsa.

Intorno alla metà degli anni ’60 è stato tra i primi a realizzare i prototipi di:

  • Deragliatore costruito montando dei rapporti Stronglight;
  • Attacco per deragliatore anteriore saldato direttamente al telaio (identico a quello di Grenzi)

Nella prima metà degli anni ’70 è stato il primo a:

  • Usare la microfusione per le congiunzioni dei telai da bici (prodotte a livello industriale da Cinelli);
  • Inventare, per le bici di Anquetil Rudi Altig, la vite a brugola passante sul telaio per bloccare il canotto della sella. Quest’ultima idea gli venne mentre in bici correva dietro ad una Masi e vide il corridore sfregare con le cosce contro il bullone della fascetta per bloccare il reggisella, tornato in officina usò una vite della corona Campagnolo per fare il prototipo.
  • Saldare i supporti ad anello sul tubo orizzontale per i bloccare il cavo del freno posteriore
  • Saldare le guide per i cavi del cambio al telaio;
  • Creare la testa della forcella con la spalla inclinata verso il basso per irrigidire il telaio
  • Fissare il supporto della borraccia sul tubo obliquo;
  • Saldare i perni dei freni direttamente al telaio (prototipo identico a quello di Grenzi).

Attacco freni saldato direttamente a telaio, utile per una migliore centratura ruote telaio.

Attacchi per i freni saldati direttamente al telaio, utili per una migliore centratura ruote telaio. Foto Emanuele Biondi – kuromoriitalia.wordpress.com 

attacco freno marastoni telaio

Bloccaggio sella con brugola passante.

Bloccaggio sella con vite a brugola passante inventato da Marastoni e poi prodotto a livello industriale da Campagnolo. Foto Emanuele Biondi – kuromoriitalia.wordpress.com 

Primi tentativi di attacco deragliatore anteriore saldato direttamente a telaio.Primi tentativi di Marastoni per l’attacco del deragliatore anteriore saldato direttamente a telaio. 

Marastoni Super Record front derailleurL’attacco del deragliatore anteriore brevettato da Paletti nel 1975 usato anche da Marastoni.


Il verde Marastoni

Una delle caratteristiche che rendono riconoscibili i telai di Marastoni è il particolare colore verde. In realtà fu un’intuizione nata in modo completamente casuale, siamo negli anni ’40 all’inizio della sua carriera di costruttore, Licitino è alla ricerca di un colore che gli permetta di distinguere a colpo d’occhio le sue biciclette dai diretti concorrenti di Reggio Emilia o delle città vicine. L’intuizione arriva durante una passeggiata lungo il fiume dove trova riverso sull’asfalto della strada il corpo di un ramarro che lo colpisce per la particolare tonalità di colore verde brillante, lo mette quindi in una piccola scatola per mostrarlo al verniciatore e chiedergli di preparagli esattamente lo stesso punto di verde, colore che rimarrà nei decenni uno degli elementi caratteristici delle sue bici.

ramarro-verde-marastoni

marastoni-shirt-jersey

Foto: ferrivecchi-cicli.it

Foto: ferrivecchi-cicli.it

marastoni-dropout-congiunzione

Non sono presenti commenti