GALMOZZI

GALMOZZI

 

Cicli Galmozzi / Biciclette su misura / Via Melchiorre Gioia, Milano / 1926 – 1986


Fonti: intervita ad Angelo Galmozzi / Legendary Bikes / Biciclassiche


Ha collaborato con: Gino Bartali / G.S. San Pellegrino


Francesco Galmozzi fu uno dei migliori telaisti italiani dell’epoca Eroica.
Fin da piccolo fu un appassionato ciclista e da già da ragazzo si costruiva i propri telai in cantina. Dopo la scuola lavorò presso una officina orafa dove acquisì quelle conoscenze tecniche di incisione e conoscenza dei metalli che gli permisero negli anni a venire di affermarsi come artigiano costruttore di biciclette da competizione.

Nel 1921, nell’immediata conclusione del primo conflitto mondiale, fu tra i fondatori la A.M.F. Gloria assieme ad Alfredo Focesi e la moglie  Artemisia Gerbi (sorella del corridore Giovanni Gerbi detto “il diavolo rosso”).
Nel 1922 la produzione della Gloria, orientata alle biciclette da corsa, raggiunse subito un forte successo grazie alla vittoria del campionato del mondo. L’azienda aveva sede in un capannone di legno di 90 metri quadri in via Scarlatti a Milano e si avvaleva della esperienza nella produzione telaistica di Galmozzi che conferì alla Gloria – insieme all’invenzione del nome – caratteristiche costruttive ed estetiche innovative per l’epoca come le splendide decorazioni del modello “Garibaldina” o la finitura galvotecnica (nichelatura con vernice trasparente), elevando la produzione telaistica dell’epoca ad opera d’arte.

Nel 1923 l’azienda rilevò una squadra corse di Parabiago diretta dal Pasquale Santino Ceriani, in cui fu inserito un giovane corridore di nome Libero Ferrario, che lo stesso anno vinse il campionato del mondo dilettanti diventando il primo campione del mondo dell’Italia ciclistica.

Nel 1926 Francesco, per motivi non chiari, forse per dissidi con Focesi, lascia la A.M.F. Gloria, esce dal capannone di legno di Via Scarlatti  per associarsi alla Fratelli Magri, azienda che in seguito acquisì e di cui rimase proprietario fino al 1938 quando fondò quella che sarà la sua azienda, la fucina di telai meravigliosi e desiderati, la Galmozzi.

In quegli Galmozzi ebbe l’idea di recuperare le centinai di cisterne usate durante la prima guerra mondiale e riutilizzarle per la produzione di tubazioni per telai, lavorandoli con una speciale pressa acquistata da Magri. Condivise l’dea con l’amico Angelo Luigi Colombo, passato alla storia come titolare dell’azienda produttrice di acciai speciali Columbus, che la tradusse in fatto concreto dando vita a quelle tubazioni che, per oltre quattro decenni, furono adottate da gran parte dei migliori costruttori di tutto il mondo. La qualità della società Galmozzi-Magri venne elogiata dalla rivista Cycling alla fiera di Londra del 17 novembre 1933.

Il ciclo di produzione, completamente artigianale e in sede, raggiunse anche numeri elevati grazie alle commissioni come terzisti per altri produttori. Ogni telaio era rigorosamente progettato sulle caratteristiche fisiche del ciclista in coerenza con le esigenze di impiego agonistico. I clienti erano sia corridori amatori e professionisti e che produttori del Nord Italia, i quali applicavano la propria livrea al telaio, tra i quali Chiappini, Gamba, Mosé, e alcune Guerciotti e molti altri.

Uno dei modelli più famosi di Galmozzi fu la Specialissima, peso 10kg con ruota posteriore da 28 raggi, usata da Rik Van Looy nel 1961 quando vinse il campionato del mondo. Importante fu anche la collaborazione con il Gino Bartali suo grande ammiratore che nel 1957 incaricò Galmozzi di costruire tutti i telai della sua squadra San Pellegrino, andando a sostituire la mediocre fornitura prodotta in Liguria dai fratelli Santamaria. Il legame fra Bartali e Galmozzi era di vecchia data, già prima della guerra, quando Gino correva per la Legnano, si faceva realizzare i telai da pista dal Galmozzi, che allora non era ancora un telaista di fama internazionale. Un paio di esempi di bici da pista realizzate da Galmozzi per conto di Bartali se ne trovano anche ne dopoguerra, sintomo che il rapporto fù duraturo nel tempo, fino ad arrivare appunto agli anni 60.

Il figlio Angelo entrò in officina nel 1959, preparando il cambio a Francesco che si ritirò dal lavoro pochi anni dopo. Sempre negli anni ’60 vennero allestite bici per note squadre professionistiche come Atala, Lygie, San Pellegrino, Libera, Grammon. La produzione nazionale venne poi interrotta per ottenere una maggiore penetrazione presso i mercati esteri degli Stati Uniti, Canada e Giappone.

Dall’officina Galmozzi nel 1960 uscirono quattro bici “Hannibal”, progettate per i lunghi tour. La prima fu costruita per l’ingegner Giorgio Mazza, appassionato di viaggi nel mondo, montava una guarnitura a tre corone T.A. in alluminio con pignoni da 29 e 32. Nell’estate del 2009 l’ingegner Mazza ha portato a termine il suo quarantanovesimo viaggio, meta la Grecia, con la sua quarta Hannibal, una bici fedelissima anche dopo trenta anni dalla sua costruzione.

Già a partire dai primi anni ’50 i telai Galmozzi erano molto apprezzati e di conseguenza imitati se non proprio plagiati. Per ovviare al problema delle imitazioni Francesco, su consiglio di Antonio Colombo, decise di stampare sul tubo sterzo dei suoi telai (molti ma non tutti), nascosta sotto la vernice, la scritta “Galmozzi Super Competizione”, alla quale successivamente venne aggiunta anche la sagoma del “galletto” sul tubo verticale, i tubi erano stampati direttamente dalla Columbus.
Un espediente importante di Galmozzi, studiato e applicato su tutti i telai per poterli distinguere a colpo d’occhio dai falsi era l’allargamento a 2.72mm del diametro dei quattro fori di sfiato dei forcellini posteriori. Altri elementi caratteristici dei telai Galmozzi sono le congiunzioni del tubo sterzo e della testa forcella erano decorate con un cerchio attraversato da una linea orizzontale, l’assenza di rinforzi nei foderi della forcella (unica eccezione i telai costruiti per la San Pellegrino), la scatola del movimento centrale alleggerita con un “sole” formato da 7 fori concentrici. Galmozzi fu il primo a variare la classica configurazione dei forcellini posteriori cambiandone la forma, da sagomata a diritta. Ricercate dai collezionisti di oggi le selle modificate e firmate da Galmozzi, veri e propri capolavori.

Testo estratto dalla rivista “Cycling” del 17 novembre 1933. Si ringrazia Tony Colegrave per il prezioso contributo.

 “Although some of the finest British workmanship is to be seen at the Show, there is always a crowd round Stand No. 5, where a special machine, built by Messrs. Fratelli Magri and Galmozzi, the outstanding lightweight makers of Italy, is being shown by the Tabucchi Tyre Co. Ltd., in order to demonstrate their Fiamme rims. This machine is known as the Champion of the World model, and is the pattern used by the winning road rider last year at Los Angeles, and also was largely used this year at Montlhery by many Italian racing men, and by some of the French. It should be noted that Tabucchi’s are not selling bicycles, and this machine cannot be purchased. Also seen is a frame by the same makers, on which riders have the opportunity of examining much exquisite workmanship.”
“How well the Italians can make bicycles is obvious on the Tabucchi stand, where some fine examples of the workmanship of Messrs. Fratelli Magri and Galmozzi are shown.”
Testo estratto dalla rivista ‘C.T.C. Gazette’ del dicembre 1933

“A range of tubular tyres weighing from 7oz. upwards, including a new tyre which will sell at a popular price, will be amongst the features of the Tabucchi stand. Lightweight wired-on covers of English and Italian make will also be shown, but the main interest is likely to be centred on the new Fiamme rim, described in last month’s ‘Gazette’. The wired-on type, we are now informed, weighs 16oz., the weight given last month being a miscalculation. On this stand also will be shown a special Italian light bicycle of a model that was largely used by Continental riders in the world’s road championship at Montlhery this year.”

 

Gloria Garibaldina corsa del 1936.
Dal 1921 al 1926 Francesco Galmozzi porta alla Gloria tutta la sua esperienza e maestria di orafo, creando le bellissime congiunzioni a forma di fiore del modello di punta dell’azienda. / Foto Premium Cycling.

 

Il logotipo “Gamozzi Super Competizione” stampato da Columbus sul tubo sterzo e nascosto dalla vernice.
La firma veniva applicata sia sulle bici vendute a terzi che su quelle firmate Galmozzi.
Prima foto di Michel Michelon

Il simbolo del galletto stampato da Columbus sul tubo piantone

Numero seriale stampato sul tubo piantone / Foto Dale Brown

Nodo sella anni ’40 con numero seriale.

Numero seriale stampato sul tube della forcella su una bicicletta costruita per la squadra San Pellegrino nel 1961, firmata Bartali / Foto BiciClassicheBiciClassiche

Foro di sfiato con diametro di 2.72mm, uno degli accorgimenti ideati da Galmozzi per riconoscere i propri telai dalle imitazioni.

Forcella strada Galmozzi anni ’70, visibile l’assenza dei rinforzi sui foderi, caratteristica ricorrente dei suoi telai.
Unica eccezione conosciuta le forcelle dei telai costruite per la squadra corse San Pellegrino.

Alleggerimenti delle congiunzioni del tubo sterzo e della testa forcella tipiche dei telai Galmozzi, un cerchio attraverso da una linea orizzontale. / Foto Dale Brown

Alleggerimento della scatola del movimento centrale con disegno a 7 fori tipico di Galmozzi. Foto Specialcorsa

Sella Brooks personalizzata e firmata da Galmozzi. / Foto Greg Softley

Testa forcella anni ’40 pantografata con il simbolo di Galmozzi.

Galmozzi strada anni ’30 / Foto Troppebici

Galmozzi strada anni ’40 costruito per Lazzaretti.

Galmozzi anni ’40 / Foto Peloton

Galmozzi strada anni ’50 / Foto Greg Softley

Galmozzi strada 1951 n. 450 / Foto Troppebici

Bici strada Bartali squadra corse San Pellegrino 1956, costruita da Galmozzi.

Bartali strada 1961 / Foto BiciClassiche

Galmozzi strada 1065 / Foto Michael Michelon

Galmozzi strada 1966. Conservata, allestimento componenti originale / Foto Frameteller

 

Galmozzi strada 1968. Telaio restaurato, componenti originali. / Foto Frameteller

sdr

Galmozzi pista / Foto Italian Factory

 

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