CIMATTI

Fonti: Archivi ciclismo / il Resto del Carlino / Wikipedia

Palmarès: Maco Cimatti medaglia d’Oro su Pista alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 / 4 tappe al Giro d’Italia / Giro dell’Emilia 1934 / Milano-Sanremo 1937, 3° classificato

Agonismo: Squadra professionisti Cimatti: Casola, fratelli Zanazzi, Cecchi, Barozzi

Marco Cimatti nasce il 13 febbraio 1913 a Bologna. La sua forza come ciclista emerge già nella categoria dilettanti e, a soli 19 anni, viene selezionato per la decima Olimpiade dove, in sella ad una bici costruita dal concittadino Amleto Villa, vince l’oro nell’inseguimento a squadre alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932.
Atleta poliedrico, valido passista, veloce e ottimo pistard, si è distinto in diverse specialità, oltre all’Oro Olimpico nella sua carriera ha vinto anche quattro tappe nei Giri d’Italia del ’37 e ’38 e un Giro dell’Emilia nel ’34. Si è ritirato dalle corse nel 1940, a soli 27 anni, a causa dell’inizio della guerra.

Nel 1937, anno in cui giunge terzo nella Milano-Sanremo, Cimatti insieme alla moglie Gemma Parini apre l’officina per la riparazione e la costruzione di biciclette in via Lame a Bologna. Dal 1948 al 1950 ha dato vita anche alla omonima squadra di professionisti, tra le sue fila alcuni validi corridori come Casola, i fratelli Zanazzi, Cecchi e Barozzi.

Alla vigilia della guerra l’impresa ha già superato la dimensione artigiana ed è in grado di rispondere a incarichi anche di notevole entità. Nel 1945, riparati i danni subiti dai bombardamenti, l’azienda ritorna operativa e viene ampliata con un altro negozio in via Ugo Bassi. L’anno seguente contando già 30 operai l’officina viene trasferita in uno spazio più grande in via Casarini, dove alla produzione di biciclette viene aggiunta quella di telai per micromotori.
Negli anni ’50, quando i sintomi della crescita del benessere diventavano concreti e l’Italia si avviava verso il boom economico, Cimatti decide di affiancare all’officina anche una fabbrica per produrre ciclomotori e motociclette che in breve tempo si affermerà sul mercato nazionale e internazionale.
Marco Cimatti ci ha lasciati il 21 maggio 1982.

Il palcoscenico olimpico Rose Bowl di Los Angeles, 1932 cerimonia inaugurale.

La squadra italiana alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1932.
Medaglia d’oro nei 4000 inseguimento a squadre.
Cimatti è il primo a destra.

Articoli dell’epoca sulle vittorie di Cimatti

Zanazzi in maglia Cimatti

Annuncio pubblicitario Cimatti

Fregi Cimatti

Cimatti strada Cambio Corsa n. C11206, restaurata

Cimatti strada Cambio Corsa n. C14205, conservata

Cimatti strada Cambio Corsa n. C14824, conservata

Cimatti strada Cambio Corsa n. C151318, conservata

Cimatti strada Cambio Corsa n. C25374


COLNER

Fonti: Reclus Gozzi (Rauler) / TroppebiciClassic Randezvous / Giroditaliadepoca /

Palmarès: Robert Bill, medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre alle Olimpiadi di Mosca del 1980.

Ha collaborato con: Colnago / Rauler / Martini / Romani / Technotube / Simoncini / Mascheroni

La cicli Colner (COLNago + ERnesto) nasce ufficialmente nel 1974, produzione dei telai e distribuzione delle biciclette complete venne affidata alla Velosport, di San Lazzaro di Savena in provincia di Bologna. Il nuovo marchio dava a Ernesto Colnago la possibilità  di correre con due squadre contemporaneamente, dal 1974 l’UCI permise infatti la possibilità di iscrivere una sola squadra di professionisti per marchio. Il modello di business era invece quello di una linea biciclette di livello medio alto con una produzione completamente indipendente dalla Colnago, da inserire sul mercato ad un prezzo leggermente più basso e con una diversa distribuzione, in particolare nelle regioni del sud Italia.
Le Colner, contraddistinte dal simbolo dell’Asso di Picche raggiunsero presto un notevole successo commerciale, tanto che Mario Martini di Lugo ne verniciò 700 solo nel primo anno. Le bici, costruite con tubi Columbus SL ed equipaggiate con gruppi Campagnolo, erano di alto livello, molto simili alle cugine Super della Colnago e, in alcuni casi, anche più leggere, questo almeno nei primi anni di produzione. Probabilmente il progetto fu messo in cantiere da Colnago già uno o due anni prima, sono conosciuti infatti dei telai costruiti antecedentemente al 1974 già con l’asso di picche pantografato insieme al trifoglio Colnago, dopo la presentazione ufficiale del marchio i due simboli non furono mai più affiancati sullo stesso telaio.

Colner speciali Squadra Corse
Oltre alle bici di serie, costruite ed assemblate esternamente alla Colnago da artigiani come Romani di Parma, Technotube e Simoncini, la Colner offriva anche bici su misura per diverse squadre, come la belga Usboerke-Colner nel’74/75 e l’italiana Vibor nel ’77/78, per la quale correvano l’allora esordiente Visentini, come pure Boifava e Panizza.
Questi telai speciali erano costruiti e assemblati dalle esperte mani dei Fratelli Gozzi (Rauler) di Reggio Emilia e da Lupo Mascheroni.

Graeme Gilmore con maglia Squadra Usboerke-Colner e bici Colner, i dettagli delle congiuzioni ricordano quelle di produzione Gilardi

"My bike builder was Lupo Mascheroni from Milan - he built all Patrick Sercu’s bikes as well. He set up & kept a jig for my bikes - so I would just ring him & he would make the same all the time - my Sixday bikes were made more like a sprinters bike with the seat angle steeper than a “normal” 6 bike ! Which suited me better as I only rode 50mm behind the bracket! Forgot the degrees now ! But I rode the same shape bikes in over 100 sixes ! Lupo just changed the decals & paint job on the frame to match the bike sponsor from the team I was riding that year !"

Graeme Gilmore

Squadra Usboerke Colner, 1975

Robert Bill su bici Colner, medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre alle Olimpiadi di Mosca del 1980

Prime decals Colner, firmate con marchio Colnago.

Le primissime Colner mantengono il simbolo Colnago sotto alla scatola del movimento centrale.

Il simbolo Colner forato nella scatola del movimento centrale.

Colner strada anni ’70 / Foto Ciclicorsa

Colner pista anni ’70

Colner 1973 per Eddy Merckx. Sul telaio, costruito per la squadra corse Molteni, sono visibili sia gli Assi di Picche sulle congiunzioni e sulla testa forcella, sia l’Asso di Fiori Colnago sulla scatola del movimento centrale. Foto Simone d’Urbino. 

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Colner strada 1977 / Foto pedalroom.com

Colner strada 1977 / Foto pedalroom.com

Colner strada 1983, tubazioni Columbus CX

Colner strada Profile Syte, anni 80, conservata. Foto Andrea Shwin.

Catalogo e annunci pubblicitari Colner


DOSI

Fonti: intervista a Walter Dosi

Meccanico e costruttore per: Fiorella / Fancucine / Magniflex / Giacobazzi

Hanno corso con bici Dosi: Marco Pantani

Ha collaborato conRauler Paletti / Martini / Chierico

Walter Dosi, classe 1954, corridore nella categoria dilettanti fino al 1975 per la Giacomazzi è stato meccanico e saldatore per diversi team tra i quali Giacobazzi, Fiorelli, Fancucine e Magniflex.

Nel 1979 apre l’officina a Imola nella quale ha costruito per un ventennio raffinatissimi telai come il Futura, realizzato da Dosi a metà anni ’80 con speciali tubi disegnati da Luciano Paletti di Modena e prodotti dalla ORIA con una particolare forma schiacciata, sono infatti questi gli anni delle prime sperimentazioni sul design delle tubazioni per irrigidire e rendere più reattivi i telai delle bici.
Gli stessi tubi furono usati anche da Luciano Paletti nel suo modello Meteor strada e pista, il quale si distingue dal Futura per la marca di forcellini e congiunzioni, Silva per Paletti, Cinelli per Dosi.

Nel biennio ’90 e ’91 Walter è stato meccanico e saldatore della Giacobazzi, nel team c’era anche il giovane Pantani, il quale corse il Giro d’Italia dilettanti del 1991 in sella ad una bici Dosi.

I primi campioni del modello Futura ebbero dei problemi crepandosi vicino alla scatola del movimento centrale, Walter intervenne quindi sul design della piegatura dei tubi migliorandone anche l’estetica. Il Futura è rimasto in produzione fino al 1993.

Frutto della collaborazione con il maestro verniciatore Mario Martini di Lugo, le livree Dosi sono tra le più belle e originali degli anni ’70 e ’80.
La grafica delle livree esce dalla tradizione del tempo con un linguaggio fatto di segni astratti e tinte sfumate, mescolando stilemi derivati dall’estetica urbana e della moda anni ’80. Visitare l’officina Dosi in quegli anni era come entrare in una galleria d’arte contemporanea.

A inizio anni ’90 Dosi ha affidato la costruzione dei suoi telai all’amico Reclus Gozzi (Rauler) di Reggio Emilia. Oggi lavora insieme al figlio, anche lui ex dilettante, nel proprio negozio-officina dove oltre alla vendita di bici e accessori offrono un servizio di consulenza e assistenza di altissimo livello, basato sulla grande esperienza di tecnica del padre e la padronanza del figlio nelle nuove tecnologie.

Walter Dosi con la sua “Futura”, foto Frameteller

Dosi Crono

Dosi Futura, verniciatura “crack” by Mario Martini. Foto Eroica Cicli

Dosi AIR, foto Frameteller

Dosi Pista


MALAGUTI

Cicli Malaguti / Biciclette su misurapoi azienda di motocicliSan Lazzaro di Savena (BO), Italia / 1930 - 2012


Ha collaborato con: Cinelli, Frejus, Legnano, altri marchi italiani e stranieri


Agonismo: squadra professionistica, campionato italiano dilettanti su pista e strada negli anni '40-'50 / Petrucci, vincitore della Milano-Sanremo nel 1952 e '53.


Fonti: Archivio storico Malaguti / Malaguti, una vita tra le moto e i rossoblù di Valerio Varesi Repubblica 27-4-2003 / Paramanubrio / Classic Randezvous / Velo-retro.com


Antonino Malaguti ha passato tutta la vita in equilibrio su due ruote, fin quando da bambino si impegnava sulle salite di San Giovanni in Persiceto dove nacque nel 1908. Correre in bicicletta è sempre stata la passione della sua vita, indole agonistica che a causa un incidente incanalò poi con grande successo nella sua officina per la costruzione di biciclette, nella quale ogni anno lo andavano a trovare personaggi come Bartali e Coppi.

L'officina Malaguti a San Lazzaro di Savena (BO) / Archivio Malaguti

Storica3

Storica1

Officina Malaguti

L'officina meccanica Malaguti apre nell'inverno del 1930 a San Lazzaro di Savena in via Bondi, in un piccolo capannone, con dieci dipendenti e senza riscaldamento.
Subito dopo la pausa della guerra Malaguti riprende l'attività dell'officina dando vita anche ad una squadra professionistica che equipaggia e sponsorizza, il team annovera campioni come Loretto Petrucci, vincitore della Milano-Sanremo nel 1952 e '53.

Squadra professionistica Malaguti / Archivio Malaguti

malaguti squadraDei telai Malaguti si sa poco o nulla, a giudicare però dalla qualità delle innovazioni tecnologiche uscite dall'azienda dovevano essere di ottimo livello. Nel 1949 Antonino Malaguti rivela intuito e profonda capacità tecnica, qualità che lo hanno accompagnato lungo tutta la carriera di meccanico e imprenditore, brevettando le prime congiuzioni senza saldatura per i telai delle biciclette, ottenute direttamente dai tubi tramite estrazione.

Illustrazione di congiunzioni Malaguti dal catalogo della Fiera del Ciclo di Milano del 1949. / Foto Classic randezvous

Illustration from 1949 Cycling magazine report of the Milan Cycle Show.

Le congiunzioni Malaguti ebbero subito grande diffusione, scelte anche da molti costruttori tra i quali grandi marchi come Frejus, Legnano o Cinelli che le utilizzò su tutti i telai fino ai primi anni '60.

"1947-51The Modello Speciale Corsa Lusso (Special Racing Luxury) frame has a semi-sloping fork crown (not full-sloping) with or without spear point on outside of the fork leg and a Malaguti "Frejus-style" seat lug with separate seat tube collar; frame production is approximately 250-300 frames per year. The frame features chrome Malaguti "wolf's ears" head lugs, chrome fork, four chrome rings on the seat tube, lozenge-shaped "CINELLI" decal on the down tube, an open cable run beneath top tube for rear brake cable (sometimes internal rear-brake cable routing) and eyelets for fenders." (dalla timeline Cinelli / via velo-retro).

Cinelli Super Corsa del 1959 con congiunzioni Malaguti soprannominate 'Wolf's ears' / Foto Cinelli Only

cinelli 1959 congiunzioni malagutiCatalogo Cinelli del 1963 / Foto Classic light weights - Ron Kitching

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Malaguti Cambio Corsa road bike / Foto by Kevin, Flickr ktk17028

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Dalla bici agli scooter.

Negli anni del dopoguerra l’Italia si motorizza, in Emilia più che altrove la piccola industria meccanica avvia nuove soluzioni e sperimentazioni e Malaguti aggiunge alle sue biciclette l'appendice del motore ausiliario, creando così quell'ibrido tra moto e bicicletta che passerà alla storia con il nome di 'mosquito'.

Dalla fine degli anni '50 la Malaguti ha continuato nella progettazione di mococicli economici a basssa cilindrata diventando negli anni 80 leader del settore. L'azienda ha chiuso nel 2012 mantenendo esclusivamente la produzione di biciclette a propulsione elettrica.

Malagutti Bologna.Fregio Malaguti / Foto Paolo Rossetti


MARASTONI

Cicli Marastoni / Biciclette su misuraReggio Emilia, Italia / 1922 - 2015


Fonti: intervista a Licinio Marastoni, Classic Randezvous, Paramanubrio, Ferri vecchi, Bici classiche, Stefano Camellini


Ha collaborato con: Campagnolo / Cinelli / De Rosa / Moser / Rauler / Paletti / Gimondi, Coppi


Invenzioni: congiunzioni in microfusione  / anelli passacavi dei freni saldati al telaio / vite stringisella passante a brugola / testa forcella inclinata


Palmarès: Moser vittoria al Giro d'Italia / ...


 

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Casa-Officina Marastoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

Officina Maratoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

Marastoni è stato nell’arco di sessant’anni di carriera uno più creativi e importanti costruttori di biciclette da corsa italiani. Molto di più di un semplice saldatore artigiano, curava maniacalmente ogni dettaglio alla ricerca continua della perfezione estetica e funzionale, dedicando ad ogni singolo telaio molte ore di lavoro manuale, soprattuto quelle dedicate alla fase di limatura e rifinitura.

Nato il 15 giugno 1922, fu uno dei migliori artigiani costruttori italiani di biciclette da corsa dell’epoca Eroica. Oggi tra gli appassionati di tutto il mondo il suo nome è una leggenda e dagli Stati Uniti al Giappone sono dedicati diversi fan club alla sua memoria. Buon corridore, meticoloso tealista a tal punto che la sua officina veniva chiamata dai concittadini “La Farmacia”. Nell'arco di ottant'anni di carriera fu meccanico per 8 anni al giro d’Italia e collaborò con campioni come Coppi, Bartali, Magni, Baldini, Adorni, Bitossi e Moser. Le innovazioni da lui inventate, realizzate e mai brevettate, hanno dato un significativo contributo all’evoluzione del design della bicicletta da competizione.

La sua creatività nasceva dal semplice ed inesauribile amore la bicicletta e, nonostante il successo e la fama del suo lavoro, fu l’unico tra i grandi maestri della sua epoca a scegliere di mantenere la piccola dimensione artigianale. Curava ogni dettaglio con estrema precisione e la creazione di un telaio poteva richiedere fino a tre giorni di lavoro manuale, di fatto un approccio incompatibile con tempi e logiche commerciali della produzione industriale.  Tullio Campagnolo stesso, che di innovazione ne sapeva qualcosa, ebbe una grande stima per Marastoni e usava spesso recarsi nella sua officina per scoprire le nuove idee del maestro, così come erano di casa anche altri grandi nomi come DeRosa, Masi, Cinelli e i fratelli Shimano.

Licinio Marastoni al lavoro in officina / Foto Stefano Camellini

Licinio Marastoni.

Marastoni al lavoro in officina. Foto paramanubrio.blogspot.it

Bicicletta Marastoni, stazione di Tokyo, Giappone /Foto Marastoni Club Japan.

Bicicletta Marastoni davanti alla stazione di Tokyo in Giappone. Foto Marastoni Club Japan.

Licinio Marastoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

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Anni '20 / '60

Licinio ereditò la passione dal padre ciclista e già da piccolissimo la bicicletta era lo appassionava a tal punto da preferire smontare le biciclette dei grandi piuttosto che giocare con i coetanei. A sette anni si esercitava nell’officina di un meccanico del paese e a dieci lasciò la scuola per lavorare come apprendista presso l’officina di Grasselli, il quale, vista la grande passione del ragazzo, non chiese nulla in cambio nonostante al tempo fosse comune pagare il periodo di apprendistato. In bottega Licinio imparava velocemente e già dalla terza settimana di lavoro cominciò a ricevere 7 lire di paga. Alla fine degli anni ‘30 scelse definitavamente la carriera di artigiano preferendola a quella più sicura di prete pianificata dai genitori, i quali impegnando la preziosa macchina da cucire, offrirono le 6.000 Lire necessarie per acquistare l’attrezzatura.

Fu così che a soli sedici anni Licinio aprì la sua officina con l’amico Marco Mazzoni, appena dodicenne. Data la giovane età non poteva ancora firmare le bici a suo nome, fu così che nacque il marchio “Sprinter” con nel marchio il disegno del Sole dell’Avvenire, simbolo che verrà poi ripreso due anni dopo nel primo fregio con il nome Marastoni. I clienti vedendo Licinio cosi giovane gli chiedevano dove fosse il titolare e lui rispondeva che il padrone sarebbe tornato presto, intanto si faceva lasciare la bici da riparare. Nel ‘46, tra rovine le rovine della seconda guerra mondiale, le ristrettezze economiche costrinsero Marastoni a cercare un nuovo socio con cui riaprire l’officina e lo trovò solo due anni dopo in Ferdinando Grasselli, proprio colui che per primo gli aveva dato fiducia.  Nacque così La Cicli Grasselli – Marastoni che rimarrà attiva fino al ritiro di Grasselli nel 1960. Le bici di questo periodo sono riconoscibili per il famoso color verde Marastoni e tre strisce blu scuro delimitate da filetti bianchi sui tre tubi, la scritta “Marastoni” è in carattere corsivo di colore bianco.

Il padre di Licinio, Flamonio Marastoni.

Una delle prime biciclette creata da Licinio Marastoni e marcata "Sprinter"

Reggio Emilia in maceria dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Marco Mazzoni insieme al socio Licinio Marastoni

Bici Marastoni anni '50.

Una delle prime bici Marastoni / Raduno Marastoni Reggio Emilia.

Una delle prime bici da stada Licinio Marastoni.

Particolare della forcella con testa abbassata, telaio Marastoni anni '60.

Marastoni strada 1958, congiunzioni George Fisher (le stesse del Cinelli Super Corsa) / Foto Troppebici.


Anni '60 / '70

Alla fine degli anni ‘60 dall’officina uscivano bici su misura per grandi campioni come Gimondi o Fausto Coppi e Licinio condivideva passione e lavoro con il suo unico figlio Marco di dieci anni. È in questi anni che nascono le prime Specialissime Marastoni.
Nel 1969 l’idea che cambiò tutto: in officina si presentò Renzo Landi  proprietario di un azienda che costruiva sistemi a gas, Licinio notò una particolare valvola sulla bombola dell’ossigeno realizzata in microfusione e, primo nella storia, ebbe l’idea di usare questa tecnologia per realizzare le congiunzioni e la testa delle forcelle dei suoi telai. I primi esperimenti ebbero esito più che soddisfacente ma, essendo una tecnologia industriale, per fare ulteriori test era necessario ordinarne un quantitativo di pezzi troppo elevato. Nel 1971, su insistenza di Cino Cinelli, Marastoni decise quindi di rischiare tutti i risparmi investendo nella commissione, all’azienda “Microfusione Italiana”, di una intera serie da testare. Oltre a Cinelli, l’esperimento attirò da subito l’attenzione anche quella di altri maestri come Masi, DeRosa e Colnago i quali a più riprese visitarono l’officina per osservare la nuova invenzione.

 

Immagini dal catalogo dell'azienda "Microfusione Italiana"

Licinio Marastoni al lavoro in officina negli anni '60 / Foto Kuromor.

In realtà Marastoni e Cinelli condividevano reciproca stima e scambio di idee (come la forma  abbassata della testa della forcella o l’attacco “fastback” dei forcellini posteriori realizzato dalla Georg Fischer) già dalla prima metà degli anni ‘50 e fu proprio Cino a convincere Licinio ad accompagnarlo alla Fiera del Ciclo di Milano del 1971 per mostrare i prototipi in microfusione ad alcuni clienti selezionati, nell’ottica di brevettarle e produrle insieme in scala industriale.
Nacque così un accordo tra i due con un utile per Marastoni del 10% sui ricavi.  La fama delle innovazioni di Licinio si diffuse velocemente nell’ambiente e inevitabilmente i clienti aumentarono sia in italia che da paesei come Giappone, Germania e Svizzera, per avere un telaio Marastoni (solo 1,8 kg!) nonostante fosse necessaria un attesa anche dieci mesi.  A quel tempo in officina oltre a Licinio e figlio, lavoravano a tempo pieno anche due artigiani per aiutare nelle accurate lavorazioni di taglio, saldatura e limatura dei telai, lavoro che richiedeva fino a 3 giorni, un tempo decisamente più lungo rispetto alla media dell’epoca.

Alcuni esempi delle prime congiunzioni in microfusione, inventate da Licinio Marastoni.

Congiunzioni in microfusione Marastoni

Marastoni strada anni '60 - Foto Old Bikes Only

Telaio Marastoni strada anni '60

 

Marastoni strada 1966.

Marastoni strada anni '70, componenti Campagnolo alleggeriti e personalizzati, guarnitura OMAS Bologna.

Marastoni pista / Foto Marco Gianfelici @specialcorsa

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 Marco Marastoni strada / Foto Bi.Ci Classica 公式ファンページ

 Marastoni strada anni '70

 Freno a bloccaggio saldato. Marco Marastoni strada / Foto Bi.Ci Classica 公式ファンページ

Attacco deragliatore anteriore saldato. Marco Marastoni strada / Foto Bi.Ci Classica 公式ファンページ

Evoluzione del deragliatore anteriore saldato al telaio
da sinistra a destra: brevetto Campagnolo a fascetta,  prototipo Marastoni, brevetto Paletti,
brevetto Campagnolo a saldare.

Anni '70 / '80

Nel 1972 il figlio Marco, promettente ciclista dilettante, partì in auto verso Milano per scegliere con Cino Cinelli il capannone che ospiterà la produzione industriale delle nuove congiunzioni in microfusione.  Durante il viaggio la tragedia, Marco è coinvolto in un incidente stradale e perde la vita. Il lutto fu devastante, Licinio lasciò il lavoro e chiuse l’officina. Amici, colleghi e ammiratori si strinsero da subito intorno alla famiglia, sostenendola ogni giorno con una infinita dimostrazione di affetto, fino a che, a un anno dall’incidente, Licinio riusci a trovare la forza di ricominciare.  Da quel momento in poi Marastoni creò le sue bici specialissime, destinate esclusivamente a clienti di cui aveva totale rispetto, firmandole con decals con il nome del figlio scomparso, per il quale nel 1973 organizzò anche il “Memorial Marastoni”, speciale corsa cittadina la cui ultima edizione si tenne nel 1996.

Tra i sostenitori più insistenti per il ritorno al lavoro di Marastoni vi fu anche Francesco Moser con il quale poi si instaurò un rapporto di grande stima e collaborazione destinato a durare per molti anni. Dieci anni dopo il ritorno di Marastoni in officina Moser gli chiese di costruire le sue biciclette da corsa “ma le voglio belle come le tue!” Licinio accettò l’incarico ma si dovette ritirare  appena emersero con forza le logiche commerciali della grande industria, niente affatto compatibili con il livello di qualità, cura e tempi richiesti dal suo metodo di lavoro. Il progetto si fermò ma non l’amicizia e la collaborazione tra i due, nel 1984 Marastoni costruì a Moser la bici con la quale vinse il Giro d’Italia, il telaio era studiato sulle caratteristiche fisiche del campione e disegnato per permettergli una pedalata più arretrata in grado di esprimere tutta la sua potenza.

Moser al Giro d'Italia del 1984.

 Telaio Moser costruito da Marastoni / Foto Hilary Stone.

 Marastoni pista.

 

 Marastoni Specialissima anni '70 / Foto Loris Casolari

 

Marastoni strada 1977 / Foto biciclassiche.com

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Marco Marastoni 1978. L'ultimo telaio costruito insieme da Marastoni e Marco Mazzoni / Foto NG Design.   

Il deragliatore anteriore brevettato da Luciano Paletti Foto NG Design.

Marco Marastoni strada fine anni '70 / Foto Cicliberlinetta. 

 Marco Marastoni strada fine primi anni '80 / Foto Theproscloset

Marco Marastoni strada primi anni '80 / Foto Vintage race bikes.

Appunto con numero seriale di Licino Marastoni

Scatole movimento centrale Marastoni con numero seriale.
Licino registrava su un taccuino tutti i numeri di serie (che non erano consecutivi) dei suoi telai, purtroppo il taccuino è andato perduto.

Le innovazioni di Licinio Marastoni

Nell’arco della sua carriera Marastoni ha realizzato importanti innovazioni portando un fondamentale contributo all’evoluzione del design del telaio delle bici da corsa in acciaio. Queste idee non sono mai state tradotte da Marastoni in veri e propri brevetti, in quegli anni e in particolare nell’area tra Modena e Reggio Emilia, vi erano altri costruttori impegnati sulle medesime soluzioni, tra i quali vanno ricordati Luciano Paletti e Orazio Grenzi, entrambi di Modena. È impossibile oggi poter accertare se Marastoni sia stato il primo in assoluto a realizzare le invenzioni che lui stesso si è attribuito, ci limitiamo qui ad elencare quelle confermate da più autorevoli fonti.

Anni '50 - Testa della forcella con la spalla inclinata verso il basso per irrigidire il telaio, poi ripresa anche da Cinelli.

Primi anni '60: serraggio cannotto sella con vite a brugola passante all’interno del telaio. Foto Kuromor.

Anni '60: guide cavi deragliatore e cambio saldati al telaio. Foto Bi.Ci Classica 公式ファンページ

Primi anni '70: anelli passacavi per cambio e deragliatore saldati al telaio. 

Primi anni '70: congiunzioni e testa forcella realizzate in microfusione. Foto NG Design.

Primi anni '70: attacco deragliatore anteriore saldato al telaio.

Primi anni '70: guide passacavo saldate al tubo orizzontale.

Primi anni '70: supporto della borraccia fissabile direttamente sul tubo obliquo.

Primi anni '70: attacco perni dei freni saldati direttamente al telaio.

Il verde Marastoni

Una delle caratteristiche che rendono riconoscibili i telai di Marastoni è il particolare colore verde. In realtà fu un’intuizione nata in modo completamente casuale, siamo negli anni ’40 all’inizio della sua carriera di costruttore, Licitino è alla ricerca di un colore che gli permetta di distinguere a colpo d’occhio le sue biciclette dai diretti concorrenti di Reggio Emilia o delle città vicine. L’intuizione arriva durante una passeggiata lungo il fiume dove trova riverso sull’asfalto della strada il corpo di un ramarro che lo colpisce per la particolare tonalità di colore verde brillante, lo mette quindi in una piccola scatola per mostrarlo al verniciatore e chiedergli di preparagli esattamente lo stesso punto di verde, colore che rimarrà nei decenni uno degli elementi caratteristici delle sue bici.

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Foto: ferrivecchi-cicli.it

Foto: ferrivecchi-cicli.it

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Licinio Marastoni subs ENG from AdSimple studio on Vimeo.


MESSORI

Fonti: Luca Campanale, Paolo Chiossi, Stefano Orlandi nipote di Messori

Lino Messori, lontano parente di quel Carlo Messori vincitore di titoli mondiali negli anni ’30 e marito di Alfonsina Strada ciclista e pioniera della parificazione fra i sessi, è nato a Modena il 24 febbraio del 1926, personaggio eclettico, artigiano estremamente abile, curioso e creativo, come gli “artisti-artigiani” del Rinascimento riuscì nella difficile arte della fusione di bellezza e funzionalità. Fin da giovanissimo era appassionato di bici e ciclismo e si impegnò come corridore dilettante fino all’avvento della guerra. Per almeno un ventennio, a partire dagli anni ’50 e fino ai ’70, il suo lavoro principale fu la gestione di una importante azienda di stampaggi aperta con altri soci nei primi anni ’50. Nonostante non fosse il suo lavoro primario riuscì comunque ad intraprendere, con risultati di alto livello, anche la professione di artigiano costruttore di telai da corsa, a quei tempi (e anche oggi) un lavoro decisamente impegnativo sia dal punto di vista fisico che tecnico.

Lino Messori con Ernesto Colnago

Le prime nozioni di costruttore Lino le apprese dal padre che costruiva biciclette da passeggio nel proprio negozio a Modena in via Livizzani, competenze che ampliò ai telai da corsa presso la sede milanese della Cinelli, dove spesso si recava per acquistare il materiale necessario all’officina. Nei primi anni ’50 il suo lavoro era già noto e apprezzato anche da ciclisti professionisti come Liberati, il campione ferrarese Attilio Lambertini, gregario di Bartali negli anni ’50, il modenese Walter Generati, capitano della Gloria (1940-42). Il tavolo di riscontro dell’officina fu realizzato trasformando un tavolo in acciaio della Panini che serviva per mischiare e imbustare le famose figurine, Lino si unì in matrimonio con la figlia di Panini, per il quale costruì anche una bicicletta.
Grazie agli introiti della propria azienda potè gestire questo secondo lavoro senza i limiti di tempo imposti dai margini di profitto. Ad ogni fase di lavorazione di ogni singolo telaio, dall’ideazione, all’applicazione delle decals, potè dedicare molto tempo e lavoro, a volte anche 7 giorni, fino ad arrivare alla massima perfezione. Nell’arco della sua intera carriera di costruttore realizzò solo 120 telai, tutti pezzi unici e originali. Oltre alle estrema qualità e originalità delle sue bici, una delle caratteristiche estetiche e funzionali che distinguevano tutti i telai Messori era la cromatura sotto alla vernice impiegata per preservare il telaio dall’ossidazione. Costruì telai anche per altri marchi del modenese come Luciano Paletti.

Alla fine degli anni ’70 Messori vendette l’azienda e si tornò a concentrarsi di nuovo a tempo pieno sulle biciclette riaprendo un negozio in via Ventimiglia. Fu in quel periodo che, attraverso l’amico Corradi, agente e organizzatore di corse ciclistiche, entrò in contatto con Ernesto Colnago per il quale diventò poi rivenditore. Durante una visita di lavoro nella “Boutique”, così Messori battezza la propria officina di 160mq in centro a Modena, Colnago apprezzò la qualità dei suoi telai e decise di commissionargli alcune lavorazioni complesse come la piegatura dei piantoni per le bici da crono, operazione che all’epoca in pochi erano in grado di eseguire a mano con precisione e senza difetti. Sempre per Colnago realizzò due telai interamente in titanio, forcellini compresi. Nei primi anni ’80 sperimentò la saldatura a TIG e realizzò un carro posteriore con il fodero destro in posizione leggermente asimmetrica per poter mantenere la campanatura della ruota e renderla così più resistente alle forti sollecitazioni.
La collaborazione proseguì con reciproca soddisfazione per diversi anni, Messori fu anche l’ispiratore del concept per la forcella “Precisa” prodotta da Colnago, il quale non perse mai occasione per dimostrargli sincero rispetto e ammirazione per l’artigiano modenese.
Uno delle bici più originali Messori fu sicuramente il modello “Forata” che, su commissione di Ernesto, venne creata come “scultura” per attirare il pubblico negli stand Colnago alla fiera di Milano. Il problema fu che il telaio, così originale e affascinante “rubava” tutta l’attenzione a scapito dei modelli Colnago, ironia della sorte, a Messori fu quindi chiesto di rimuoverla per eccesso di ammirazione. La tenuta dei tubi nonostante i fori così ampi, fu possibile grazie al particolare filo di acciaio da 8mm saldato intorno alle aperture per irrigidire l’area.

A testimonianza della sua attitudine eclettica, oltre alla carriera di imprenditore e di costruttori di bici si è impegnato nella boxe e nel canto, accompagnando anche il maestro Luciano Pavarotti in diverse tournèe nel mondo, ha costruito chitarre in metallo di una in ottone e ha scritto diversi racconti e poesie pubblicati sia in dialetto modenese che in italiano.

Lino ci ha lasciati nel 2015, ma alcuni dei suoi attrezzi continuano a vivere nell’officina pugliese di Gabriele Ardito.

Messori strada anni ’80, modello “forata”

Messori anni ’80, modello “forata”

Galmozzi anni ’40, conservata.

Messori strada con carro posteriore asimmetrico brevettato.
Lo spostamento del pendente posteriore orizzontale permette il campamento del ruota in modo simmetrico.
Foto Stefano Orlandi

Messori strada anni ’80 con tubo piantone sagomato

1961, Bartali Squadra S. Pellegrino telaio Galmozzi, conservata.

1966, Galmozzi Super Competizione, conservata.

Prototipo Messori realizzato in collaborazione con Conago.
L’intero telaio è in Titanio compresi i forcellini forniti da Colnago.
Ne furono costruiti solo due esemplari, uno marcato messori e l’altro Colnago.
Foto Stefano Orlandi

Messori strada anni ’80, con forcella reversa / Foto Stefano Camellini

Messori strada anni ’80, con forcella reversa

Lino Messori - Alla velocità del cuore / At the speed of heart

Lino Messori said of himself “I am nobody, but I did a bit of everything”. Born in 1926, in Modena, Italy, Lino quickly became a local fixture both for his incomparable skills and his personality. A master frame builder who also followed a myriad of different passions, spanning from singing with opera legend Luciano Pavarotti to never losing a single boxing match.
Lino Messori made 150 bespoke bikes over the span of his career, many of which were very special for the time and still today.
Film by Luca Campanale. Inspired by Paolo Chiossi. In collaboration with Davide Fonda, Marco Brandoli, Pongo Films and Plus NYC. Music By: Possimiste, Assif Tsahar, Peter Kowald & Rashied Ali.

"Io non sono nessuno, ma ho fatto di tutto"

— Lino Messori


PALETTI

 

Cicli Paletti / Biciclette su misura / Modena, Italia / 1971 - In attività


Fonti: intervista a Michele e Giuliana Paletti


Ha collaborato con: De Rosa / Savigni / Marastoni / Dosi / Grenzi-Virginia  / Giuseppe Pelà


Hanno corso con bici Paletti: Michele Paletti: campione italiano Juniores e Allievi, Mapei - Tour de France, nazionale italiana. /  Riccardo Riccò campione italiano Juniores / Claudio Vandelli, Oro olimpico, cronometro a squadre, Los Angeles


Brevetti: Leve del cambio al tubo con fili interni al telaio / Deragliatore anteriore regolabile fissato al telaio / Tubi sagomati Oria / Prototipazione telai


Foto: Gianni Mazzotta


Ci sono persone che attraverso immaginazione e sensibilità creativa riescono ad vedere il futuro e a dargli forma con le proprie mani, Luciano Paletti, artigiano del modenese, nel corso della sua carriera di meccanico ha disegnato, realizzato e brevettato alcune rivoluzionarie innovazioni nella telaistica delle biciclette con almeno trent'anni di anticipo rispetto ai colossi internazionali.
Luciano nasce a Bondeno nel 1947, da giovane corre in bici fino alla categoria dilettanti, oltre allo sport in sé ad appassionarlo è anche la "macchina" bicicletta e il suo funzionamento, alla fine degli anni '60 lavora nelle botteghe di diversi artigiani del modenese tra le quali quella del telaista Orazio Grenzi dove, oltre alle fondamentali nozioni tecniche apprende anche lo spirito innovativo del maestro.

Luciano Paletti (a sinistra) / Foto Archivio Paletti

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Luciano Paletti al lavoro nella sua officina / Foto Archivio Paletti

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Nel 1972 Grenzi accetta la proposta dall’imprenditore Eugenio Rampinelli (vedi Cobra&REG by Roto) di dirigere la 3T Tecnotelai di Bologna, vende quindi l’officina di Vaciglio (Modena) a Paletti, il quale poi per qualche anno marcherà i telai con la doppia firma Grenzi/Paletti. Lo scambio tra i due artigiani proseguirà anche negli anni a venire, è infatti proprio grazie al passaggio dell’attività che Paletti entra in contatto con il sig. Ognibene, l’ingegnere modenese che aveva collaborato con Grenzi nella realizzazione delle sue invenzioni e che sarà poi l’artefice della complessa ingegnerizzazione dei brevetti di Paletti alla fine fine anni '70.

La sera, dopo il lavoro, Luciano continua a sperimentare nella cantina di casa, dove costruisce la sua prima bici. Nel 1969 il meccanico Savigni di Castelnuovo lo accompagna a Milano per presentarlo a De Rosa, è qui, nell'officina milanese del grande artigiano che probabilmente Paletti decide cosa farà da grande, nei mesi successivi torna più volte nell'officina di De Rosa come aiutante per apprenderne il più possibile i segreti.

 

Bicicletta da strada Savigni con telaio De Rosa, 1970-71. / Foto Frameteller

De Rosa Savigni

Bici strada modello Gran Criterium firmata Virginia Paletti. I primi telai di Paletti riportavano
la doppia firma ed erano costruiti da Grenzi.
Congiunzioni Nervex, scatola movimento centrale Roto alleggerita.

Paletti strada 1972, una delle prime Specialissime di Luciano Paletti, è visibile nei dettagli
l'impronta del maestro Orazio Grenzi.
Tubi Columbus SL, Gruppo campagnolo alleggerito.
Catena, mozzi, serie sterzo e movimento centrale in titanio FT Bologna.
/ Foto Frameteller e Gianni Mazzotta.

La prima bici di Luciano Paletti, 1973.

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 Passacavi per guaina freno saldati a telaio e molle in lega.
Invenzione originale di  Orazio Grenzi ripresa presente anche nelle prime bici di Luciano Paletti / Foto Frameteller

Particolare passacavi a slitta. Design Luciano Paletti, 1973

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Rivoluzione in tre atti.

Modena 1972, a pochi chilometri da Maranello e la Ferrari, Paletti apre la sua officina. In pochi anni acquisisce le nozioni necessarie per sperimentare nuove soluzioni migliorative nella telaistica e nella meccanica delle biciclette. A metà degli anni settanta, probabilmente stimolato anche dai tentativi dell'amico Licinio Marastoni, lavora ad una soluzione per fissare il deragliatore anteriore direttamente al telaio, nasce così il primo prototipo, elegante, funzionale, leggero e, a differenza di quelli realizzati da Marastoni, regolabile in altezza. Nel 1978 deposita l'invenzione all'Ufficio Brevetti, il primo vero attacco a saldare per deragliatore è ufficialmente realtà.

 

Attacco al telaio per deragliatore anteriore.
Brevetto Luciano Paletti, 1978 / Foto Gianni Mazzotta.

Attacco a saldare per deragliatore. Brevetto Luciano Paletti, 1978.

Il brevetto di Paletti del 1978 per l'attacco del deragliatore anteriore al telaio.

Il brevetto di Paletti del 1978 per l'attacco del deragliatore anteriore al telaio.

Evoluzione del deragliatore anteriore saldato al telaio
da sinistra a destra: brevetto Campagnolo a fascetta,  prototipo Grenzi, brevetto Paletti,
brevetto Campagnolo a saldare.

Nel 1980 altre due importantissime invenzioni di Paletti, coadiuvato dal brillante lavoro progettuale dell'ingegnere Ognibene di Modena conosciuto grazie a Grenzi, brevetta dei particolari comandi del cambio con i cavi interni al tubo diagonale, la sua attenzione si sposta poi ai freni e con trent'anni di anticipo progetta e realizza un sistema per inserirli all'interno del telaio della bici. I tre brevetti, caratterizzati per l'alto livello di innovazione, design e progetto ingegneristico, fanno in realtà parte di un unico e affascinante progetto: la bici completamente senza cavi a vista, dopo quattro anni di lavoro, 680 ore di ingegneria e un investimento di quasi 30 milioni di lire, nell'ottobre del 1981 il sogno diventa realtà e il prototipo verrà presentato ufficialmente al mercato nella fiera di Milano del 1983.

Manettini disegnati da Luciano Paletti con cavo interno al tubo.
Brevetto Luciano Paletti, 1980 / Foto Gianni Mazzotta.

I manettini Paletti con cavo interno al tubo. Brevetto del 1980. Foto Gianni Mazzotta.

Particolare del freno posteriore inserito nel telaio. Prototipo Paletti, unico esemplare esistente.
Brevetto del 1980 / Foto Frameteller Gianni Mazzotta per Frameteller.

Particolare del telaio di Paletti con i freni inseriti nel telaio.

Dettaglio del freno anteriore. Brevetto del 1980 / Foto Gianni Mazzotta per Frameteller.

Dettaglio del freno anteriore

Fiera di Milano, 1983.
Nella foto Giuliana Paletti con il primo prototipo brevettato di bici senza fili.
Foto archivio Paletti.

Milano, 1983. La Paletti presenta il primo prototipo brevettato di bici senza fili.

Michele paletti mostra il prototipo, oggi modificato con  comandi a manubrio
Foto Gianni Mazzotta per Frameteller.

Michele paletti mostra il prototipo di bicicletta senza fili

L'unico esemplare completo esistente con cavi invisibili di Luciano Paletti.

 Paletti Laser anni '80 con livrea di Mario Martini / Foto Loris Casolari

    

Paletti strada primi anni 70. Alleggerimento congiunzioni serie sterzo simile a quelle sei modelli Somec
dello stesso periodo. Perno freni e attacco deragliatore anteriore saldati al telaio
(come nei modelli di
Grenzi e Marastoni)

I primi telai di Paletti e Grenzi (Virginia) montavano spesso scatole del movimento centrale realizzate
da Giuseppe Pelà. Nella foto si notano inoltre le guide dei cavi dei deragliatori saldati al telaio,
riscontrabili nei telai di Marastoni degli stessi anni, 
a dimostrazione di come ogni piccola innovazione
fosse condivisa in breve tempo dai migliori artigiani della zona.

 

Paletti PMZ (Paletti, Mattioli, Zanasi), modello "Lightning" 1980 / Foto Frameteller

 

In 43 anni di attività i modelli Paletti, tutti numerati, si caratterizzano per qualità del telaio e componentistica, precisione esecutiva, design ricercato e grafica originale, nella vasta gamma si distingue il Meteor strada e pista, oggi molto ricercato dai collezionisti, per questo modello Paletti disegno e fece realizzare dalla ORIA tubi speciali con una originale forma incavata, successivamente usati anche da Walter Dosi per il suo modello Futura nel 1975.

Etichetta tubi ORIA in acciaio Molibdeno realizzati su disegno di Luciano Paletti. 

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Paletti strada Meteor, tubi Oria su disegno originale di Luciano Paletti.

Paletti modello Meteor

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Paletti Prestige / Foto: Hilarystone.com

Paletti modello Prestige

Prototipo per telaio da strada - design di Luciano Paletti.
Progetto PMZ, società fondata da Paletti con i soci Mattioli e Zanasi.
In seguito alla chiusura della PMZ Mattioli e Zanasi aprirono prima la MAZA
e successivamente la Emmezeta, ancora in attività.
Foto: Archivio Paletti

Prototipo Luciano Paletti

Prototipo Luciano Paletti

Prototipo Luciano Paletti

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Evoluzione del prototipo al quale sono state aggiunti i cavi passanti
all'interno del tubo diagonale e i fazzoletti in acciaio
per rendere una migliore resa aerodinamica / 
Foto Cicli Berlinetta Berlino

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Già dalla metà degli anni '80 le bici Paletti erano richieste in Cina, Australia e USA, oggi il negozio officina è guidato dal figlio Michele insieme alla mamma Giuliana e, dopo 43 anni dalla prima bici di Luciano, è ancora una azienda artigiana di altissimo livello, protagonista nel mercato globale per qualità, assistenza professionale e valore umano.

 

Paletti pista con congiunzioni Nervex / Foto Lori Casolari

Paletti pista Paletti pista Paletti pistaPaletti pista modello Oro 2000 / Foto: Loris Casolari

Paletti Super Prestige 10° Anniversario. Gruppo Campagnolo pantografato e bagnato in vero oro / Foto: Gianni Mazzotta per Frameteller.

Freni pantografati Paletti con bagno in oro.

Bicicletta Paletti Super Prestige 10° Anniversario. Pipa pantografatia con bagno in oro.

Paletti strada modello Prestige White Laser / Foto Catalogo Paletti.

Paletti Prestige White Laser

Paletti strada modello C Record / Foto Catalogo Paletti.

Paletti C Record

Paletti strada primi 1982 / Foto: Corsa Lunga

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Paletti Crono Los Angeles 1985 / Advertising Paletti

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Paletti Strada Victory Corsa Classic 1983 / Advertising Paletti

PALETTI

Telaio Paletti strada, modello "Concord" realizzato con tubi Columbus "Multishape"

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 Paletti "Ghibli", tubazioni Oria Cromo Mannesman, forcella Columbus Air 26". Fine anni '80.

Paletti strada saldata a TIG

 

La passione per lo sport.

Nel 1997 il figlio Michele entra ufficialmente in officina dove oltre al padre lavora anche la madre Giuliana e un telaista. Michele già a 8 anni aiutava il padre a smontare le bici dei clienti (allora era uso comune per i corridori riverniciare il telaio ogni anno) e a 13 anni già assemblava i telai. All'esperienza in officina aggiunge quella agonistica prima come allievo e juniores vincendo ben tre tricolori nel 1982 e 1985, poi come professionista nel team Ariostea, fino alla partecipazione al Tour de France con la Mapei e la convocazione nella nazionale azzurra ai Mondiali.

Luciano e il figlio hanno infatti sempre accompagnato all'amore per la progettazione della bicicletta la passione per il ciclismo agonistico, nel team Cicli Paletti Riccardo Riccò conquistò il tricolore Junior nel 2001 e Luciano stesso rivestì negli anni '80 l'incarico di tecnico regionale di ciclocross, inventandosi anche una pista naturale sui prati di fronte all'officina. Paletti ha messo tanti giovani sui pedali, tra i quali anche l'olimpionico di Los Angeles 1984 Claudio Vandelli portandolo a livello nazionale. Tre mesi prima della sua scomparsa Luciano Paletti ha fondato la ASD Simec Fanton Cicli Paletti, squadra di allievi che raduna ragazzi della fascia pedemontana modenese tra i 15 e i 16 anni.

 

Luciano Paletti nella sua officina

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L'officina paletti, oggi diretta dal figlio Michele. Foto: Frameteller

L'officina paletti, oggi diretta dal figlio Michele.

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Luciano Paletti in azione, 1962 / Foto Archivio Paletti

Paletti Luciano, 1962

Michele Paletti e Pantani al Giro d'Italia del 1991  / Foto Archivio Paletti

Paletti e Pantani al Giro d'Italia del 1991

Michele Paletti, team Mapei, 1994  /Foto Archivio Paletti

Michele Paletti, team Mapei, 1994

Rene Arnaux  /Michele Paletti, team Mapei, 1994  / Foto Archivio Paletti

Rene Arnaux

1985 Vandi con la maglia di leader nel giro del Trentino su una delle prime bici Paletti in carbonio con congiunzioni in alluminio prodotta dalla Alan. / Foto Archivio Paletti

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PATELLI

 

CICLI PATELLI "Biciclette di classe"

Umberto Patelli / Vendita bici su misura / Bologna, Italia / 1949 - 1998
Sergio Patelli / Corridore / Vendita bici su misura / Bologna, Italia / 1965 - 1998
Luigi Patelli / Maestro artigiano costruttore / Bologna, Italia / 1940 - 1988


Fonti: Camera di commercio di Bologna / intervista a Sergio Patelli e il figlio Fausto / intervista a Dario Venturi e Roberto Morelli (dal 1998 titolari della Cicli Patelli snc)


Agonismo: 1953 Sergio Patelli, Campione Italiano Dilettanti  / 1957 G.S. Patelli, Campione Italiano Dilettanti


Hanno collaborato con: Rauler, Ortelli, Testi, Veneziano


> Catalogo 1984   > Catalogo 1985  > Catalogo 1986


Per tutta la vita i fratelli Umberto, Luigi e Sergio Patelli si sono sostenuti a vicenda, insieme hanno attraversato un secolo di guerre e miseria. Ma nella loro storia c'è un quarto elemento che la rende speciale, una particolare energia che ha rafforzato il loro legame oltre il sentimento fraterno, l'inesauribile passione per la bicicletta.

Durante la guerra.

Nei primi anni '40 prima Umberto e poi Luigi vengono assunti alla Cicli Testi di Bologna, piccola azienda artigiana specializzata nella costruzione di biciclette che una ventina d'anni più tardi diventerà una importante azienda motociclista.

Sergio, nato nel giugno del 1928, è il più piccolo e sicuramente il più ossessionato dei tre dalle biciclette, cosa ci può essere di meglio nella vita che lavorare sulle bici insieme ai fratelli maggiori? Niente, però erano proprio loro a inibirlo "siamo già in due a far questo mestiere Sergio! Bisogna che tu fai qualcos'altro." e lo mandano a fare il calzolaio dove non resiste a lungo "mi facevano legare lo spago tutto il giorno" dopo un anno di sofferenze infatti riesce a farsi assumere dalla Testi, dove il fratello Luigi nel frattempo è già un saldatore provetto, mentre lui viene assegnato all'assemblaggio con Umberto, ma solo dopo aver passato un periodo di "gavetta" durante il quale ha costruito qualche migliaio di ruote.

S.P.: "Luigi era un incosciente totale. Un giorno, durante la guerra, gli alleati stavano bombardando il piccolo ponte a pochi metri da casa nostra e lui stava lì, alla finestra mentre a voce alta gli dava degli imbecilli perché non riuscivano a centrarlo. Quando gli ho fatto notare che era il caso di scappare giù nel rifugio e che potevamo anche morire da un momento all'altro lui mi ha detto - Sergio vacci te nel rifugio e subito! Però stai attento e copriti che è umido e ti vengono le artriti - Beh, in effetti poi le artriti mi son venute davvero."

La tragedia della guerra non ha risparmiato nessuno, tantomeno la famiglia Patelli che ha perso la mamma a soli due mesi dalla resa.

Dopo la guerra.

Nel 1948 tutti e tre i fratelli si licenziano dalla Testi, pochi mesi dopo Umbeto apre il negozio in via San Vitale dove assume i due fratelli. La bottega, che vende biciclette da passeggio e telai speciali da corsa saldati da Luigi, rimane in attività fino al 1964 quando Umberto ne trasferisce la sede in via Matteotti e Luigi apre una sua officina in via Massarenti che attrezza a dover per la costruzione dei telai. Nel frattempo, sei anni prima, Sergio aveva aperto un negozio a suo nome nel quartiere Corticella, dove era andato ad abitare e dove era molto popolare grazie ai suoi successi da corridore, come il Umberto vende bici da corsa saldate da Luigi oltre ad accessori vari e abbigliamento sportivo.
Entrambi i negozi ebbero da subito un grande successo e tutti e tre si trovarono a lavorare anche 12 ore al giorno per tenere dietro alle tante commissioni.

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Bici da strada Umberto Patelli, fine anni '50,
telaio costruito da Luigi Patelli / Foto: Marco Borri

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Umberto, Sergio, Luigi, il triangolo d'acciaio.

Ricapitolando, Luigi salda i telai grezzi sia per Sergio che per Umberto, i quali entrambi le firmano a proprio nome ma nel frattempo si aiutano a vicenda alternandosi nel lavoro di finitura e assemblaggio.

S.P.: "Io e Umberto ci davamo spesso il cambio nel processo di finitura che consisteva nell'andare fino a Funo (provincia di Bologna) dove c'era un artigiano che faceva la sabbiatura fine, i telai sai sono delicati e le altre sabbiature non andavano bene.
Poi bisognava passare da Lanciotto Righi, il "Mago della Lima", il migliore in assoluto nella finitura a mano, di giorno faceva il limatore alla Testi e noi gli portavamo i telai direttamente a casa la sera. Poi c'era la fresatura e la cromatura durante la quale ai nostri telai  facevamo fare il bagno integrale, così venivano ricoperti interamente da uno strato di Nichel che li avrebbe protetti a vita dalla ruggine.
Io poi ero particolarmente pignolo, un giorno mi è capitata in mano una scatola del movimento centrale di Cinelli fatta un po' male, da quella volta sono sempre andato direttamente da loro con il campione in mano e le sceglievo una ad una. Ero diventato famoso alla Cinelli per questa mia pignoleria e Cino lasciava detto agli impiegati di chiamarlo quando arrivava Sergio Patelli perché ci teneva sempre a scambiare due chiacchere con me, solo che mia moglie mi faceva sempre una gran fretta perché il giro da fare era lungo, dovevo passare anche da quello delle pompe artigianali e poi il maglificio per le divise, le scarpe..."

Dodici anni dopo.

Nel 1976, Umberto acquista un capannone in via Paganino Bonafede dove apre una grande officina per la costruzione di telai su misura, oltre alla produzione di dime, accessori e attrezzi da vendere nei due negozi. Il maestro saldatore e pantografo è ovviamente sempre Luigi, il quale nel frattempo è diventato un abilissimo artigiano, in officina anche alcuni operai addetti all'assemblaggio e alle rifiniture. I telai Patelli diventano ben presto ambiti per leggerezza, qualità e finitura dei dettagli sia tra i corridori che tra i meccanici della regione e poi in tutta Italia.
L'officina è rimasta in attività fino al 1990, da quel momento in poi la saldatura dei telai viene affidata a terzi di cui i fratelli avevano stima, come l'artigiano "Silvestro" di Pianoro. Nel '97 Umberto, arrivato alla pensione, ha lasciato il negozio di via Matteotti ai suoi collaboratori Roberto e Dario, grazie ai quali oggi la Cicli Patelli è ancora un prezioso punto di riferimento per i ciclisti bolognesi. Nello stesso anni anche Sergio chiude il negozio dopo 40 anni di attività.

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patelliok6Umberto nello stand Patelli alla Fiera del ciclo di Milano.

Sergio Patelli.

Diversamente dai fratelli Sergio correva in bici e correva anche veloce. Da dilettante ha vinto ben 49 gare, un Giro del Sestriere e il titolo di Campione Italiano nella cronomotro a squadre del 1953, alla media di 42,2 kmh su 120 km delle strade di allora.

S.P.: "Ci fu una volta nel '47, quando correvo per la Velo, che sono partito da solo per partecipare come indipendente alla gara internazionale Gran Premio del Rosso di Montecatini. A un certo punto abbiamo affrontato il monte Oppio, una salita durissima che non si vedeva mai la fine, mai, a un certo punto mi è scappata la pazienza e mi sono fermato sul fianco della strada e da una delle mie cinque tasche ho tirato fuori una  ciambella. Niente roba strana eh?! Solo una ciambella.
Non ho fatto in tempo a finirla che vedo uno della giuria corrermi incontro e urlare "Ma te! Cosa fai? Sei pazzo? Eri terzo e ti fermi a mangiare??! Dai che ti son passati davanti in tanti ma forse arrivi ancora tra i quindi premiati!".
A quel punto son tornato in sella e sono andato dietro al gruppo, arrivato alla prima curva mi sono accorto che in realtà ero già arrivato in cima e son cominciate le discese, giù fino a Montecatini. Una volta arrivato sulle strade del paese una macchina mi si è messa davanti facendomi cadere, accumulo ancora ritardo ma riesco ad alzarmi e a ripartire Quando arrivo allo stadio c'è quel signore di prima "Ma dove sei sparito un'altra volta??? Dai allora corri che forse ce la fai! Vaiiii!!!". Entro nello stadio e scopro di essere arrivato quindicesimo! Mi diedero come premio ben 1.500 lire e poi altre 6.500 perché ero il più giovane tra i premiati, avevo 19 anni
."

Sergio si ritira dall'agonismo nel 1954 a 26 anni. "Mi ero fidanzato e poi volevo lavorare con i miei fratelli". Peccato perché era davvero un talento promettente ma la categoria Dilettanti in quegli anni non era cosa facile. Oggi ha 88 anni e un giovanissimo senso dell'umorismo

S.P.: "Tra fratelli ci siamo sempre aiutati, sempre insieme. Luigi, il più grande di noi quattro,  fece la bici anche a mia sorella, che ovviamente era anche la sua. Dopo le corse mi chiamava sempre per sapere com'era andata e se avevo preso la pioggia veniva a casa mia, svitava la sella e la massaggiava con il grasso, così che non facesse le grinze. Quando ho aperto il negozio mi ha costruito una pompa enorme e indistruttibile ma anche bella dura da spingere. È ancora qua, la pompa, pronta per quelli che vengono a trovarmi con le ruote sgonfie, adesso però gli dico che se la devono usare da soli."

Bici da strada Sergio Patelli - Modello Super Record Titanium

Bici strada Sergio Patelli "Super Record Titanium", 1976
Telaio costruito da Luigi Patelli
Tubazioni Columbus SL, gruppo Campagnolo Super Record titanio.
Foto: Gianni Mazzotta per Frameteller

Bici da strada Sergio Patelli - Modello Super Record Titanium

Fregio Sergio Patelli

 

fregi-patelli-1A sinistra fregio Sergio Patelli, a destra fregio Umberto Patelli con indicato il titolo
di Campione Italiano Dilettanti vinto dal fratello Sergio.

fregi-patelli-2Fregi Umberto Patelli, a sinistra l'indicazione dei titoli di Campione Italiano Dilettanti
vinti dal fratello Sergio (1953) e dalla squadra Patelli (1957)

patelliok5Paolo Giordani, collaboratore di Umberto Patelli.

Attestato di miglior artigiano della Regione Emilia-Romagna per i lettori della rivista BiciSportiva, 1987.

La sede umberto patelli in via massarenti - dal catalogo del 1985

L'officina di Umberto Patelli in via Paganino Bonafede - Copertina cataloghi anni '80

Umberto Patelli strada, modello "special course" fine anni '50 / Foto Giacomo Grava.

Umberto Patelli Special Course 1960 / Foto Frameteller

Umberto Patelli Special Course anni '60

Bici da strada Umberto Patelli del 1963

Umberto Patelli strada, modello Special Course del 1963. 

patelli lugsPatelli strada, anni '70. Congiunzioni finemente lavorate a mano. Foto Cicli Berlinetta.

telaioBici strada Umberto Patelli "Titanium", 1975 - Foto: Frameteller
Telaio costruito da Luigi Patelli
tubazioni Columbus SL, congiunzioni Nervex e Georg Fisher.
Gruppo Campagnolo Record, viteria in titanio.

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Bici strada Umberto Patelli "Titanium", 1976 - Foto: Frameteller
Telaio costruito da Luigi Patelli
tubazioni Columbus SL, congiunzioni Nervex e Georg Fisher.
Gruppo Campagnolo Super Record.

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Bici da strada Umberto Patelli - Modello Super Corsa del 1983. Realizzato per il gruppo Campagnolo Cinquantenario. Foto Frameteller

MANUBRIO

 

s-l1600-1 Bici da strada Umberto Patelli anni'80. Foto Cicli Berlinetta Berlino

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sergio patelli road bikeBici da strada Sergio Patelli anni'80.

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Strumenti per il lavoro in officina prodotti e venduti da Umberto Patelli.

Strumenti per il lavoro in officina e accessori per il ciclista prodotti e venduti da Umberto Patelli. Foto catalogo Patelli anni '80.

Strumenti per il lavoro in officina prodotti e venduti da Umberto Patelli.

Strumenti per il lavoro in officina prodotti e venduti da Umberto Patelli.

Umberto Patelli: piano di riscontro elettronico per l'allineamento del telaio.

Umberto Patelli: piano di riscontro elettronico per l'allineamento del telaio.

Dima per la costruzione dei telai costruite e vendute da Umberto Patelli.

Dime per la costruzione dei telai prodotte e vendute da Umberto Patelli.

Atterezzature per la costruzione dei telai prodotte da Umberto Patelli.

Attrezzature per la costruzione dei telai prodotte da Umberto Patelli.

Rulli per bicicletta prodotti e venduti da Umberto Patelli.

Rulli per bicicletta prodotti e venduti da Umberto Patelli.

Dario e Roberto al lavoro oggi nell'officina di via Giacomo Matteotti.Officina Cicli Patelli, nell foto Dario e Roberto, attuali titolari dell'attività.


RAULER

 

RAULER / Biciclette su misura  / Reggio Emilia, Italia1970 - In attività


Fonti: intervista a Reclus Gozzi / Brochure "50° anniversario Rauler, 2020


Ha lavorato con: Colnago, Colner, Marastoni, Dosi, , Somec, Chesini, Olmo, Bianchi, Cinelli, Raimondi, Neri


Squadre: Giacobazzi / Autotrasportatorì Napoli / Maltinti Lampadari / Top and Esmeraldo / SMEG di Artoni / Velo Club Reggio / CREI Gualtieri / VIBOR con Panizza che correva con bici Colner-Rauler.


Palmarès: Argento 100 km a squadre Olimpiadi in Venezuela con De Pellegrini / Oro 100 km a squadre alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 / Campione italiano dilettanti 1980 e 1984 con De Pellegrini / 1980 Giro di Campania dilettanti di prima categoria con Borgini / 1984 Campionato italiano per dilettanti di seconda categoria su strada


L’avventura Rauler inizia nel 1970 a Reggio Emilia. Il nome è la combinazione del nome di 2 fratelli, Raoul e Reclus Gozzi. Il maggiore Raoul, nato due anni prima di Reclus nel 1946, da ragazzo correva con il Gruppo Sportivo Bismantova di Reggio Emilia, con il quale ha ottenuto buoni risultati grazie a passione e sacrificio. Raul intraprese il lavoro di pantografista specializzato alle dipendenze di un artigiano della zona e nel 1970 decise di mettersi in proprio.
Il lavoro gli garantiva buoni profitti e dato che si era sempre dovuto accontentare di bici usate più o meno adatte alla sua misura e costruite con materiali di media qualità, decise di concedersi la soddisfazione di farsi costruire una bicicletta da corsa su misura. Della sua decisione parlò con Nello Olivetti, suo meccanico di fiducia che negli anni sessanta fu un discreto corridore tanto che aveva gareggiato insieme a Ernesto Colnago.

Ernesto Colnago in quegli anni era già un rinomato costruttore di bici speciali per i campioni dell'epoca. Una domenica mattina (perché alla Colnago si lavorava anche di domenica), partirono quindi con destinazione Cambiago per farsi costruire la sognata bici personalizzata.
Prima di congedarsi Raoul chiese ad Ernesto Colnago la possibilità di portare con sé il gruppo Campagnolo spiegando che così avrebbe potuto nel frattempo alleggerito e decorarlo. Trascorsi i due mesi Ernesto avvertì che il telaio era pronto. Il mattino seguente di buon'ora, Raoul si presentò portandosi appresso il gruppo modificato pronto per il montaggio della bici. Alla vista di quei componenti lavorati Ernesto rimase stupefatto e gli chiese di preparare dieci gruppi Campagnolo modificati.

Guarnitura Campagnolo alleggerita da Rauler.

Fù cosi che nel giugno 1970 iniziò un rapporto di collaborazione con la Colnago che durò poi oltre 15 anni. Un lavoro sempre più impegnativo, fino al punto che Raoul fu costretto a chiedere al fratello, che nel frattempo lavorava nel campo della carpenteria pesante, di affiancarlo in officina.
Nel marzo del 1973 Reclus Gozzi cominciò quindi il suo apprendistato al pantografo guidato dall’esperienza del fratello. Ogni mese i Gozzi pantografavano e coloravano circa 70/80 gruppi con consegne settimanali. Ogni gruppo era composto da guarnitura, canotto sella, leve freno, leve cambi, attacchi manubrio e, a volte anche, anche mozzi e cerchi. Il lavoro procedette senza intoppi e con Colnago si instaurò un rapporto familiare, quando quest'ultimo si trovava nella zona di Reggio o Parma, (al tempo la Colnago era sponsor della SCIC), faceva visita all’officina seguita dall’immancabile piatto di tortelli.

Fu in una di quelle occasioni che Ernesto propose ai due fratelli di aiutarlo nella costruzione di telai da corsa neutri, senza stemmi. La Colnago, nel lancio in produzione di 200 telai da corsa, ne avrebbe costruiti direttamente 150 col suo marchio e decentrato ai Gozzi la produzione dei rimanenti 50 da firmare con il marchio del cliente.
Il giorno seguente Raul e Reclus condivisero la proposta con il padre Otello, anche lui fabbro ed esperto nella saldatura a cannello ossiacetilenico e pochi giorni dopo Reclus e il padre partirono alla volta di Cambiago per il corso di formazione armati di metro, calibro, blocchi da disegno per rilevare misure ed eventuali maschere e prendere appunti vari su sistemi di lavorazione che gli operai di Ernesto utilizzavano nella costruzione dei telai.  Gli venne spiegato che era necessario  iniziare sempre a costruire i telai di misura più grande perché, in caso di errore, un tubo tagliato si sarebbe potuto utilizzare per telaio più piccolo. Presero nota dello schema della maschera per assemblare i telai riportando le dimensioni che avrebbero utilizzato per costruirne una nella loro officina.
Una volta puntato il telaio sarebbe stato tolto dalla maschera per l'operazione di squadratura sul piano di riscontro e poi spinato con chiodi appositi nelle varie giunzioni. Tale operazione era necessaria per evitare che al momento della saldatura del telaio i vari punti potessero muoversi variando così le misure impostate, le saldature portavano la temperatura localizzata sugli 800 °c dilatando i pezzi.

Otello Gozzi, sotto la guida dì Aldo, il capo telaista della Colnago, saldò telai e forcelle imparando i segreti del mestiere, mentre Reclus prendeva nota dei vari passaggi di lavorazione facendo schizzi di particolari che lo avrebbero aiutato nelle varie fasi di costruzione.
Con l'apprendimento ed il trascorrere del tempo presero confidenza con il nuovo lavoro e la sera in albergo ripassavano i vari compiti e già pensavano a come risolvere le diverse difficoltà come il non avere a disposizione delle maschere di saldatura come quelle di Ernesto né della grande "giostra" su cui potevano operare contemporaneamente tre operai che saldavano in successione il movimento centrale, il gruppo sterzo e il gruppo sella. Nella giostra erano disponibili tre cannelli per il preriscaldo ed altri tre per la saldatura. quando il telaio passava davanti al saldatore questo doveva solo mettere l'ottone per la saldo-brasatura perché il pezzo era già alla temperatura di circa 800"C, mentre i Gozzi avrebbero dovuto riscaldare a quella temperatura con un solo cannello.

Arrivò il giorno di congedarsi e ripartire per Reggio per costruire le maschere, mettere in funzione le macchine già acquistate in precedenza e preparare l'impianto di saldatura. Una volta preparata l’attrezzatura Ernesto e Aldo li avrebbero raggiunti a Reggio Emilia per costruire i primi dieci telai, uno per misura dal 50 al 60, utili per piazzare la maschera di puntatura e tagliare i tubi.
Correva l’anno 1975 e nel frattempo venne depositato, presso la Camera di Commercio di Reggio Emilia, il nuovo nome dell’officina “Rauler”.

I fratelli Rauler in officina negli anni '70

Una volta finiti di saldare i primi 10 telai campione, comprese le forcelle, cominciò il difficile lavoro di finitura. Per saldo-brasare oltre l'ottone si utilizzava il borace, una polvere indispensabile per potei far scorrere la lega a base di ottone, il borace una volta raffreddato, vetrificava, per poter limare la saldatura era necessario prima sabbiarla. Questo era un problema per i Gozzi perché non possedevano una sabbiatrice.
Raoul si rivolse quindi alla fonderia del quartiere “Lobrighisa" che accettò di affittare l’utilizzo della sabbiatrice. Quando Reclus portava i telai alla fonderia non mancava di studiare la sabbiatrice cercando di carpirne il principio di funzionamento e in, poco tempo, si sentì in grado di poterne costruire una da solo. Si recò quindi da un demolitore deve recuperare un serbatoio GPL; lo riempii d'acqua per evitare che potesse scoppiare durante la lavorazione e lo modificò a modello di quello della sabbiatrice della fonderia; il serbatoio era più piccolo ma se avesse funzionato sarebbe andato ugualmente bene.
Reclus acquistò un grosso compressore di seconda mano e costruì una cabina di lamiera che potesse contenere un telaio, dotata di uno sportello con il vetro per potei osservare le varie parti durante la lavorazione e due fori per inserire le braccia protette da maniche di gomma in modo da potevi manovrare il telaio e direzionare il getto di sabbia. Così con poche migliaia ma molto know how ottennero la loro sabbiatrice.

Rimaneva da risolvere il problema del lavoro di limatura delle saldature che si presentava impegnativo ma con pazienza riuscirono a superare anche questa difficoltà; i primi pezzi non uscivano rifiniti alla massima perfezione ma in poco tempo, con l'aiuto di Raoul che proseguiva nel suo lavoro di pantografista ed eccelleva nelle le finiture, riuscirono nel fabbricare un prodotto perfetto.
A questo punto cominciarono ad evadere gli ordini che passava la Colnago, il quale quando doveva produrre un lotto da 100 telai, 80 se li costruiva mentre 20 li ordinava alla Rauler, sempre personalizzati come richiesto dal cliente.
Una volta realizzati e rifiniti i telai venivano consegnati a Milano dove venivano cromati, verniciati e consegnati al cliente finale.

L’idea del simbolo Rauler nacque quando i fratelli Gozzi decisero di provare a diventare costruttori di bici da competizione. A quel tempo acquistavano tubi e congiunzioni dalla Colnago in quanto questa riusciva ad ottenere i prodotti a prezzi molto bassi.
Il problema era quindi che sulla testa della forcella in microfusione era già presente l’asso dì fiori, perciò per poterla utilizzare Raoul ebbe l’idea di modificarla al pantografo allungandone i petali fino a farlo diventare una foglia di edera, così è nato l'originale simbolo Rauler, dall'abilità di problem solving tipica degli artigiani dell'Emilia-Romagna.

Rauler 1978, scatola del movimento centrale pantografata con il simbolo dell'edera.

rauler colnago

Congiunzioni arabescate Rauler

Le prime congiunzioni arabescate create a mano da Raul Gozzi (sinistra) a confronto con quelle industirali prodotte da Colnago (destra)

In breve tempo i telai su misura prodotti dalla Rauler ebbero successo nella piazza locale, dove il ciclismo era molto praticato. Persino Reclus, appassionato motociclista, entrò nel gruppo Citroen del del quale Raoul già faceva parte.

Fra i clienti comparivano molti ex corridori professionisti che ritiratisi dalle gare aprirono dei propri marchi, tra i quali Guido Neri, Enrico Paolini, Vincenzo Bellini, La Pier-Belgio, Dancelli, Saronni, Poggiali oltre a svariati altri piccoli meccanici di bici in tutta Italia. Cominciarono ad equipaggiare una piccola squadra di esordienti, Ia “Unione Sportiva Montecchio” dove un bravo presidente, il Signor Fontana, appassionato di ciclismo, cercava di educare i ragazzini alla bici e chissà, forse sarebbero emersi, magari anche dei buoni corridori.

Reclus:

“Se non fosse uscito un campione sarebbe stato sufficiente che fosse una brava persona un buon padre un buon operaio. Effettivamente, uno è diventato un buon sindaco per ben due legislature è Sandro Venturelli, un altro, Guidetti, è tuttora direttore sportivo di una squadra giovanile, sono passati per la squadra anche Pattacini, funzionario di banca, Graziano Beltrami col fratello, commerciante di materiale speciale per bici da corsa, il meglio del mercato mondiale, la Beltrami T.S.A.”

Alcuni dei giovani corridori vennero assunti in officina, con il giovedì pomeriggio libero per potersi allenare.

Nel novembre 1976 i Gozzi decisero di partecipare alla Fiera di Milano “Ciclo Motociclo" EICMA, grazie a Colnago gli venne assegnata un’area importante del padiglione, proprio a fianco del famoso costruttore. Per loro fu uno sforzo notevole sia in termini economici che di tempo e si costruirono da soli lo stand per contenere le spese affitto. Per l'allestimento delle bici esposte furono aiutati da Rino Parmigiani, il meccanico della squadra della SCIC, un nome autorevole del settore, e vecchio conoscente di Otello Gozzi, con il quale aveva condiviso il lavoro in officina negli anni 60. Rino diventò poi collaboratore Rauler e gestì il negozio situato fuori dall'officina a pochi passi di distanza dalla sede.
La fiera fu un successo, molto apprezzate le bici esposte anche per la verniciatura eseguita da Gianni Schivazappa, artigiano di Parma e artista nel settore. Grazie a Colnago acquisirono molti clienti che rimasero fedeli negli anni a venire.

I fratelli Gozzi con il padre alla fiera di Milano

Durante la fiera fecero conoscenza con l’ex ex corridore della Nazionale Danese di nome Gunnar Asmussen che aveva già già partecipato alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e vinse poi una medaglia d'oro alle Olimpiadi in Messico nel 1968.
Asmussen, cessata l'attività di corridore, aprì un negozio di bici da competizione nel suo paese, in Fiera era alla ricerca di un telaista in grado di produrre telai a suo marchio e rimase colpito dalle bici esposte allo stand Rauler. In breve stabilirono un accordo commerciale e quantitativo della campionatura. Asmussen fornì la squadra nazionale danese per la 4x100 Km cn telai costruiti da Rauler con ruota anteriore di 26 pollici.

Gunnar Asmussen

Nel 1975 la Colnago equipaggiò la Giacobazzi, squadra di dilettanti di prima categoria di Nonantola, nella quale vi correva anche Mauro De Pellegrino, atleta di Reggio Emilia che si appoggiava alla Rauler per l’assistenza tecnica.
Sempre in quell’anno la Colnago riscontrò un problema nella costruzione del carro posteriore che, essendo troppo corto, per sostituire la ruota posteriore era necessario sgonfiare la gomma, durante la corsa operazione non accettabile. I direttori sportivi della Giacobazzi allarmati chiesero spiegazioni a Colnago, il quale Ii indirizzò alla Rauler per risolvere un problema che non era di facile soluzione dato che le bici erano già montate e verniciate. I Gozzi risolsero la questione con la mola a nastro accorciarono la punta dei forcellini affinché la ruota potesse essere montata in modo corretto e veloce.
Grazie a quell'operazione la Giacobazzi già nel 1976 equipaggiò la squadra con bici Rauler con le quali tagliarono molti traguardi. Nello stesso anno alle Olimpiadi in Venezuela De Pellegrini vinse la medaglia d'argento nella 100 km a squadre.

Nel 1980 sempre Mauro De Pellegrino vinse il campionato italiano a cronometro nella città di Pescara. Poi il Giro di Campania dilettanti di prima categoria fu vinto dal romagnolo Borgini; nel 1984 Vandelli Claudio vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Los Angeles, sempre nella 100 km a squadre, mentre il fratello Maurizio vinse il campionato italiano per dilettanti di seconda categoria su strada.
Nel 1976 una bici Rauler portò alla vittoria Dino Torelli, anche lui reggiano, vincitore in un campionato mondiale svoltosi in Austria e ancora Mauro De Pellegrino alla Milano - Reggio Emila vinta per distacco. Nel periodo del 1977 la Rauler organizzò un gran premio per la categoria Allievi con arrivo al Parco di Roncolo nelle Terre Matildiche di Quattro Castella, nel secondo anno lo vinse Cassani.

Con l'arrivo nella squadra, di Marco Pantani e di Paletti Michele Giacobazzi decise di adottare le bici di Luciano Paletti che era costruttore di bici.

Tra le tante squadre equipaggiate con le bici Rauler: Giacobazzi, Autotrasportatorì Napoli, Maltinti Lampadari, Top and Esmeraldo, SMEG di Artoni, Velo Club Reggio, CREI Gualtieri, VIBOR con Panizza che correva con bici Colner-Rauler. Numerosi anche i clienti, da tutta I' Europa oltre che da Argentina, Stati Uniti e Australia.

Reclus:

"Una volta arrivò in officina il massaggiatore della pallacanestro Reggiana, per richiederci una bici per un giocatore della squadra. Il giorno dopo si presentò un gigante americano di 2,17 metri di nome Roosevelt Bouie, una volta prese le misure il telaio mostro risultava di 72 cm di altezza, per costruirlo la Columbus ci preparò dei tubi speciali rinforzati fuori misura."

Ogni anno la Rauler portava delle novità alla fiera di Milano, nel 1985 proposero un telaio innovativo per quel tempo, con tubi del trapezio romboidali per rendere il telaio più rigido, era il modello “Sistem Profil". Nel primo esemplare furono utilizzati tubi Columbus PL e passato il collaudo fu brevettato e applicato a tutti i telai dell'azienda reggiana.

Officina Rauler anni '80

Alla fine del 1985 Raoul uscì dalla Rauler per aprire insieme al figlio Massimo un’azienda specializzata in stampi speciali per elementi meccanici commissionati da aziende automobilistiche della zona come la Ferrari.
L'uscita di Raoul coincise con l’entrata nella società di Mauro Govi, operaio esperto cresciuto in azienda. In quegli anni all'officina Rauler la il team era composto da sette persone e si costruivano fino a 200 telai al mese.

Il 1987 fu un anno di calma nel settore bici da corsa, una crisi che non risparmiò la Rauler. Colnago per aiutare gli amici Gozzi gli commissionò la costruzione di venti tandem ordinati da Russia e Cecoslovacchia.
Trovato il modello, un tandem anni ’50 prestato per alcuni mesi dalla Federazione Ciclistica Italiana di Forlì, iniziò lo studio e la preparazione di una apposita maschera e dei vari componenti necessari per assemblare i tandem; nel breve tempo di un paio di mesi, riuscirono ad evadere l'ordine dei tandem ordinati da Ernesto.
Il giorno che Reclus si recò a Milano a ritirare il materiale per costruire i tandem, alla Colnago vide che i telai pronti per la limatura, avevano un bel colore vivo con una lieve polvere bianca. Aldo gli spiegò che stavano provando una soluzione di acido solforico diluito in acqua calda con la particolare proprietà di togliere tutto il borace, i telai venivano poi risciacquati in una soluzione d'acqua e soda caustica che togliendo completamente le tracce di acido evitava l’ossidazione del telaio. Un sistema per accorciare i tempi di sabbiatura che fu adottato anche in Rauler.

Nel frattempo si era diffusa la voce che alla Rauler si era in grado di costruire tandem e cominciarono ad arrivare ordini da privati e anche persone non vedenti che avrebbero così potuto muoversi con l'aiuto di una guida. Tra i clienti vi fu anche Vittorio Adorni che ne volle uno per lui e la moglie. Grazie alla costruzione di tandem riuscirono a superare quel momento di difficoltà di mercato in attesa che si rimettesse in moto il lavoro nel settore bici da corsa.

Tandem Rauler / Foto Kevin Kruger.

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Vittorio Adorni nello stand Rauler alla fiera di Milano

Un importante incarico arrivò grazie a Claudio Toselli, ex corridore della Giacobazzi che nel frattempo era diventato rappresentante nel settore della Viner di Pistoia che in quel momento era alla ricerca di un nuovo costruttore per i propri telai. Fu trovato un accordo tra le parti per la fornitura di 50 telai grezzi al mese. Sempre nel 1987 la Rauler costruì anche 15 telai su misura per la squadra professionistica Viner “Scrigno”, in soli 4 giorni.

Nel 1988/1999 alla Rauler si cominciò a saldare a TIG, per acciaio e alluminio e a costruire telai in carbonio.
Tra i clienti in quegli anni nomi noti del settore bici corsa come Colnago, Viner, Corner, Somec, Chesini, Olmo, Bianchi, Cinelli, Raimondi, Neri, molti di questi si sposteranno in breve tempo verso il mercato cinese.

Alla fine del 1999 Reclus andò in pensione rimanendo come consulente vicino alla Rauler. L’azienda, rilevata dalla Beltrami, è ancora in attività nella costruzione di telai non standard e riparazioni di telai d’epoca, con clienti in Belgio, Francia, Germania, Danimarca, Inghilterra, America e Australia, ma questa è già un’altra storia.

Reclus:

"Tuttora sto istruendo due giovani che sembrano molto interessati ad apprendere il lavoro del telaista con la speranza che l'esperienza acquisita negli anni non vada dispersa.
Ci vorrà ancora molta pazienza perché così come è stato per me, è per loro un percorso duro ma se metteranno tutta la loro buona volontà non potranno che riuscire. Coraggio, "nessuno è nato professore” Ancora dopo 50 anni, vado tutte le mattine nella sede Rauler a lavorare. Se non ci vado ne sento la mancanza, non riesco a farne a meno.
Chissà per quanto ancora lo farò, ancora non è sera."

Le congiuzioni Arabesque
A metà anni ’80 Raoul ha ulteriormente perfezionato la sua già ragguardevole abilità al pantografo, per i propri telai disegna e realizza le famose congiunzioni arabescate, ancora oggi tra le più belle mai realizzate.
 Colnago dopo averle viste di persona alla Fiera del Ciclo di Milano le commissiona per il suo nuovo modello, passato alla storia con il  nome di Colnago Arabesque, pensato per celebrare il trentesimo anniversario della fondazione Colnago.
Le prime 100 Colnago arabescate  erano quindi tutte realizzate a mano da Raoul Gozzi e richiedevano molte ore di paziente lavoro al pantografo, dato il successo sul mercato, qualche anno dopo però Colnago deciderà di semplificarne il disegno per poterle produrre in larga scala e a minor costo con la tecnica della microfusione.

Rauler Profile Sistem con congiunzioni arabescate

Rauler pista anni '70 con congiunzioni arabescate

Colnago Arabesque 1984/85

Rauler PLUS
Presentato alla Fiera di Milano del 1984, l’anno che Campagnolo presentò il gruppo con i freni Delta. Il telaio presenta una modifica ai porcellini posteriori del telaio che altri hanno successivamente adottato solo molto più tardi con l'avvento del carbonio.

Rauler Plus

Rauler SISTEM PROFILE
Tra i modelli Rauler più importanti la “Speciale SL” e la “Profile” per il quale Reclus creò tubi con disegno originale a sezione romboidale per migliorare la rigidità complessiva della bici, la prima versione venne testata e brevettata nel 1985 con la squadra Giacobazzi e fu prodotto fino al 1995.

Collaudo della prima Rauler Profile

Profil Sistem con tubi ovalizzati brevetto Rauler.
Nella foto un modello costruita per Neri&Renzo / Foto Frameteller

Marastoni
Tra i fratelli Gozzi e l’altro grande maestro telaista di Reggio Emilia Licinio Marastoni è sempre esistito un rapporto di reciproca stima e collaborazione, per le sue pantografie Licinio si è sempre affidato a Raul e negli anni ’90, data l’età ormai avanzata Licinio chiese aiuto a Reclus per la costruzione dei telai, ovviamente usando la sua maschera.

Reclus Gozzi nell'officina Rauler / Maggio 2020, Foto WoW Bike

Rauler anni '70 pista / Foto velospace.org

Rauler pista. Foto 3fix

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Catalogo Rauler anni '70 / Foto bulgier.net

Catalogo Rauler. Foto bulgier.net

 

Catalogo Rauler. Foto bulgier.net

Catalogo Rauler. Foto bulgier.net

Rauler pista anni '70 arabescata / Foto Rory Masini via Fabio V.

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Rauler pista arabescata / Foto classicrandezvous.com

Rauler strada. Foto classicrandezvous.com

Rauler Special strada, 1978 / Foto Kevin Kruger.

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Rauler Special pista / Foto: Pista Mercato

Rauler tandem 1980 / Foto Kevin Kruger.

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Dettaglio congiunzioni Rauler anni '80.

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Rauler strada tubazioni ovalizzate

 Rauler "Profil Sistem" 1988. Tubazioni Columbus ovalizzate disegnate e registrate da Rauler.
Verniciatura bifacciale applicata a mano da Mario Martini / Foto Frameteller

     

Rauler Strada anni 80 / Foto David La Valle - Slip Stream

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Rauler Crono / Foto biciretro.it

Rauler Crono. Foto biciretro.it

 Rauler crono fine anni '80 / Foto: Aldo Pavia

Catalogo Rauler 1978 / Foto velociao.com

Catalogo Rauler 1978. Foto velociao.com

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TESTI

Umberto Testi fondò l’azienda Cicli Testi a Bologna nel 1934 con lo slogan “Tecnica con fantasia”. La produzione si distingueva dalla media dell’epoca per la qualità e finiture e in breve la fama delle biciclette Testi si diffuse su tutto il territorio nazionale. L’impegno profuso dal figlio Umberto anche nel settore delle competizioni, portò gli organizzatori del giro d’Italia del 1946, in occasione della tappa che parte proprio da Bologna, ad organizzare la punzonatura delle biciclette proprio nella sua bottega.

Nel 1947, a coronamento dell’impegno nelle corse, la ditta Testi si fregiò anche del titolo di Campione del mondo dilettanti, vincendo con il bolognese Benfenati il mondiale di Parigi.

Nel 1949 l’azienda avviò la produzione dei primi telai in lamiera stampata per ciclomotori. I telai Testi erano realizzati ed utilizzati anche da altri costruttori dell’epoca, tra i quali la Garelli e la Demm. Alla fine degli anni ’50 l’azienda, guidata dal figlio Erio, si trasferì a San Lazzaro di Savena (lo stesso paese dove ebbero sede aziende come OMAS, FT Bologna, REG-ROTO-COBRA e uno stabilimento Campagnolo, cambiando nome in “Velomotor e specializzandosi nella produzione industriale di motocicli distribuiti in tutto il mondo.

Fu alla Testi che, all’inizio degli anni ’40, i fratelli Patelli appresero le prime nozioni per la costruzione di telai per biciclette da corsa.

Stand Testi alla Fiera del Ciclo di Milano, fine anni ’40

Parigi 1947, Benfenati Campione del mondo dilettanti nell’inseguimento con bici Testi

La sede degli stabilimenti Testi a San Lazzaro di Savena, Bologna.

Decals Testi anni ’40

Testi cambio corsa anni ’40, n. 8368

Testi cambio corsa anni ’40, n. 7528

Dettagli telaio Testi cambio corsa ca 1945

Testi 1947 Cambio Corsa. Foto Troppebici

Testi cambio corsa, 1950. Foto John Watson

Testi cambio corsa anni ’50

Testi sportiva primi anni ’50. Foto Robert Hudson

Testi strada fine anni ’60


VILLA

 

Cicli Amleto Villa / Bici su misura / 1928 - primi anni 80 / Bologna


Fonti: "Amleto Villa: da 80 anni sotto le Due Torri (“Carlino Bologna”, 3.10.2008) / Troppebici blog


Ha collaborato con: Cimatti, Brambilla, F.llii Chiesa, Galmozzi


Palmarès: 1932, Olimpiadi di Los Angeles, medaglia d'Oro inseguimento su pista.


Il negozio e officina di biciclette Amleto Villa "Il paradiso delle biciclette" apre a Bologna nel 1928 e rimane punto il punto di riferimento per i ciclisti bolognesi per oltre settant'anni. Elegante, scorrevole, perfetta, stabile, buona”, erano gli aggettivi che Villa scelse per definire le sue biciclette.

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Era il periodo in cui si organizzavano molte corse su strada ed il ciclismo italiano produceva campioni. Amleto Villa capì che le bici da corsa gli avrebbero dato notorietà ed insistette su questa produzione. I fatti gli diedero ragione. Non bisogna trascurare il contesto petroniano di quegli anni: il gerarca Leandro Arpinati voleva una “Bologna sportiva”: perciò, oltre alla costruzione dello Stadio Comunale (il “Littoriale”), inaugurato da Mussolini il 31 ottobre 1926, furono incentivate le società sportive (Virtus, SempreAvanti...). Come dimenticare il grande successo della bolognese Ondina Valla che vinse l’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936 (l’altra bolognese, Claudia Testoni, giunse quarta). Anche il ciclismo fu sostenuto ed emersero ottimi giovani atleti.

Nel 1932, cioè quattro anni dopo l’apertura del suo negozio, si svolsero le Olimpiadi di Los Angeles e, nella squadra italiana di inseguimento su pista, fu selezionato il giovane bolognese Marco Cimatti (1912- 1982), il quale correva su una bicicletta da corsa “Villa”. La squadra italiana vinse la medaglia d’oro e i cinque cerchi olimpici fecero sfoggio nella vetrina del negozio e nel marchio Villa. Cimatti, nel dopoguerra, aprì una fabbrica di biciclette. La produzione di cicli Villa proseguì e si intensificò.

Marco Cimatti - Medaglia d'oro alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 nell'inseguimento su pista con una bici Villa.

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Bici da pista Villa, costruita da Brambilla nei primi anni '30. Foto Frameteller

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Bici "Stayer" Villa, metà anni '30. Foto Frameteller

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La bici personale di Amleto Villa, primi anni '70. Foto Frameteller

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Bici da strada Villa, telaio Galmozzi, fine anni '60. Foto Troppebici

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Bici da strada Villa, telaio F.lli Chiesa, 1967. Foto Frameteller

Bici da strada Villa c0struita da Galmozzi, 1973. Foto Frameteller

                    

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VIRGINIA

 

Cicli Virgina di Orazio Grenzi / Biciclette su misura / Modena, Italia / 1962 - In attività


Fonti: intervista a Palmieri Marco, nipote di Orazio Grenzi e attuale titolare della Cicli Virginia


Invenzioni: sistema di fissaggio al tubo per il cavo del freno posteriore / bloccaggio pinze freni interno al telaio / fissaggio del deragliatore anteriore direttamente al telaio


Ha collaborato con: Paletti, Giuseppe Pelà


La storia di Orazio Grenzi, talentuoso e creativo costruttore artigiano di biciclette, purtroppo scomparso qualche anno fa, ce la racconta il nipote Marco che a 9 anni era già in officina con lo zio, poi corridore dilettante fino al 1985 quando ne ha rilevato l'attività.

In fuga dal 1962.

Orazio Grenzi inizia da giovanissimo a lavorare presso alcune botteghe artigiane di biciclette modenesi. Nel 1962, raggiunta la necessaria esperienza, apre la sua officina, nella quale per tutta la carriera ha costruito biciclette esclusivamente su misura.

Il marchio "Virginia", che in realtà è il nome della madre, appare sulle bici qualche anno più tardi. Come altri artigiani della zona come Luciano Paletti e Licino Marastoni, con cui ha anche collaborato, si è distinto dalla media sia per la qualità dei telai che per il livello di sperimentazione. Uno di quei costruttori che in officina erano sempre alla ricerca di una nuova soluzione per migliorare le prestazioni del telaio in acciaio.
Tra le invenzioni originali che oggi possiamo ancora ammirare sulle sue biciclette c'è il particolarissimo sistema di fissaggio al tubo orizzontale del cavo freno posteriore, realizzato con speciali asole in acciaio saldate al tubo che fermano una molla in alluminio per bloccare la guaina. Fù probabilmente il primo a saldare il deragliatore anteriore direttamente al telaio oltre a creare il bloccaggio delle pinze freno all'interno del telaio senza bullone, prototipi ripresi nello stesso periodo e in modo leggermente diverso, anche da Marastoni e successivamente presenti nei primi modelli costruiti per Luciano Paletti. La maggior parte dei telai sono costruiti con la scatola del movimento centrale realizzata da Giusppe Pelà.

Orazio Grenzi e Luciano Paletti

La storia di Grenzi si intreccia più volte con quella di un altro grande artigiano modenese, Luciano Paletti, il quale ha imparato prima da lui e poi da De Rosa i segreti del mestiere.
È sempre Grenzi a costruire telai per Paletti dal 1972 al 1975 quando, chiamato dall'imprenditore Eugenio Rampinelli (vedi Cobra&REG by Roto) a dirigere la 2T Tecnotelai di Bologna, vende l'officina di Vaciglio (Modena) proprio a Luciano che per qualche anno marcherà i telai con la doppia firma Grenzi/Paletti.
La contaminazione creativa tra i due artigiani continua anche dopo, anzi è proprio grazie al passaggio dell'attività che Paletti entra in contatto con il sig. Ognibene, l'ingegnere modenese che aveva collaborato con Grenzi nella realizzazione delle sue invenzioni e che sarà poi l'artefice della complessa ingegnerizzazione dei brevetti dei freni interni e dei cavi interni al telaio di creati da Paletti.

La 2T Tecnotelai, che è stata la prima azienda al mondo a costruire biciclette da competizione in serie, chiude qualche anno dopo per problemi economici. Grenzi torna quindi a Modena per riaprire la sua officina dove continuerà a costruire telai fino al suo ritiro nel 1987, lasciando al nipote Marco l'attività.

 

Fregi Grenzi/Virginia in ordine cronologico da sinistra a destra.

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Paletti strada 1971 con la doppia firma Virginia/Paletti.
Congiunzioni Nervex.

Dettaglio congiunzioni primi anni 70 

Virginia Super Specialissima 1968/70
Grenzi fù uno dei primi a trovare una soluzione per fissare la guina direttamente al telaio,
il sistema originale, ma non brevetettato, prevedeva molle ottenute per fusione che alloggiano all'interno di due asole saldate al tubo del telaio.
Questa soluzione fu adottata anche sui telai costruiti per Paletti.

VIRGINIA GRENZI SUPER SPECIALISSIMA ROAD BIKE

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Il primo (o uno dei primi) tentativo di deragliatore anteriore saldato direttamente al telaio.
Una soluzione simile fu realizzata anche da Marastoni.
Nel 1978 Luciano Paletti brevettò un sistema che permetteva la regolazione dell'altezza del deragliatore,

idea ripresa e brevettata da Tullio Campagnolo.

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grenzi-virginia-bici-telaio-columbus-eroica5Evoluzione del deragliatore anteriore saldato al telaio
da sinistra a destra: brevetto Campagnolo a fascetta,  prototipo Grenzi, brevetto Paletti, brevetto Campagnolo a saldare.

grenzi-virginia-bici-telaio-columbus-eroicaIl sistema di bloccaggio delle pinze  freni  interno al telaio, sistema applicato da Orazio Grenzi e poi ripreso anche da Marastoni
ma già esistente fino dagli anni '30.

dsc_0044grenzi-virginia-bici-eroica-campagnolo2grenzi-virginia-bici-eroica-campagnolo3Originale disegno del bloccaggio a brugola per le pinze dei freni. 

grenzi-freni-campagnolo-virginiaReggisella forato il passaggio in linea il cavo del freno. Sella Cinelli Unicanitor in pelle.

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grenzi-virginia-coda-rondine-forcelliniForcellini a "coda di rondine"

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Virginia strada 1969 marcata Paletti. Scatola movimento Giuseppe Pelà. / Foto RD

Virginia strada costruito con congiunzioni Pelà

Virginia pista, congiunzioni 2T Tecnotelai Bologna

Virginia strada 1969. Scatola movimento Giuseppe Pelà.

Telaio Virginia Course, primi anni '70 / Foto bg.legendary.bikes

 

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Virginia strada anni '70, telaio con testa forcella e scatola Pelà / Foto da RD

Virginia Competition  primi '80 / Foto Emanuele Biondi

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Passacavi saldati al tubo diagonale, soluzione ripresa anche da Marastoni negli stessi anni.

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Virginia Competition strada fine anni '70 / Foto Frameteller.
La testa dei forcellini posteriori in queste anni prende una forma lunga e arrotondata
che diventa un ulteriore elemento di riconoscibilità dei telai costuiti da Grenzi.

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Virginia Specialissima 1985 / Foto Frameteller
Uniche le decorazioni a rilievo sui foderi della forcella e le congiunzioni arabescate.

intera5Virginia SLX primi anni '80

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forcella7Particolare decoro in rilievo sui foderi della forcella

tubo sterzo2Congiunzioni arabescate lavorate a mano

tubo sterzo

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forcellini posteriori2Tipica testa dei foderi posteriori superiori nei telai di Grenzi negli anni '80.

forcellini posteriori

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CICLOLINEA

INDUSTRIE DI COMPONENTISTICA IN EMILIA-ROMAGNA

CICLOLINEA

Ciclolinea – by Publitre srl / Accessori per biciclette / Via del Cestello 13, Bologna, Italy / 1980 – In attività


Fonti: Archivio Ciclolinea


La Ciclolinea è conosciuta nel mondo delle bici da corsa per la qualità dei suoi nastri in resina sintetica. Dall’anno della sua apertura ha brevettato una vasta gamma accessori tra cui: tappi per manubrio, fanali, parafanghi, reggicatena, fermapiedi per pedali, portanumeri, portapacchi, pompe, bauletti e borse a tracolla, scudetti da apporre su abbigliamento sportivo, fasce tergisudore, bottoni fermacenturino per pedali.
Oltre ai propri prodotti firmati con il marchio Ciclolinea ha lavorato su commissione per grandi marchi come Colnago e Campagnolo. La Publitrè è anche proprietaria del marchio Giusti specializzato nel disegno e nella produzione di decalcomanie.

Nastro ciclolinea. Foto Ray Dobbins

Nastro telato brillante Ciclolinea. Foto Ray Dobbins

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ROTO - COBRA & R.E.G.

INDUSTRIE DI COMPONENTISTICA IN EMILIA-ROMAGNA

ROTO, COBRA & REG

ROTO & COBRA e R.E.G. by Roto s.r.l. / Accessori per biciclette / Monterenzio (BO) / 1972 – In attività


Fonti: Archivio ROTO


Invenzioni: deragliatore per per bici da ciclocross / cavalletto di sostegno per biciclette / parafanghi / borracce / kit di riparazione gomme


La Roto srl, aperta nel 1972 a Monterenzio in provincia di Bologna da Eugenio Rampinelli è Giorgio Antonelli, produsse e distribuì in tutto il mondo congiunzioni e scatole movimento centrale in acciaio con il processo della microfusione. 

A metà anni ’70 la Roto acquisì gli storici marchi di accessori per biciclette R.E.G. e Cobra, aziende i cui prodotti si sono distinti nel settore accessori e manutenzione, sia in Italia che all’estero. Antonelli è l’inventore del cavalletto per sostenere la bici sollevata da terra che permette di evitare la deformazione del tubolare, oggi ancora in produzione. Negli anni ’70 oltre ad alcuni modelli di deragliatore per bici da corsa simili all’Huret Svelto ma più leggeri e con un design più raffinato, crea il primo prototipo della storia di cambio per bici da ciclo cross, il mitico “manettone“, l’invenzione non brevettata verrà poi prodotta a livello industriale dalla Shimano, inducendo la Roto a desistere dalla produzione. Dopo questa esperienza l’azienda cambia puntando sulla plastica e in particolare sulla produzione di borracce, mercato nel quale è oggi ancora leader.

Il marchio R.E.G. fu acquisito dalla Roto a metà degli anni ’70, ed era specializzato nella produzione di fascette passacavi, pedali e serie sterzo, oltre a ottime congiunzioni in microfusione. Nel 2004 l’acquisizione anche dell’azienda Cobra, nata nei primi anni ’70 e famosa per la produzione di attrezzi da officina di alta qualità, oltre che borracce e rulli da allenamento.

Oggi la Roto lavora per marchi come Bottecchia, Torpado, Esperia, Atala, Coppi e Bianchi, i suoi prodotti, tra cui oggi anche banchi da lavoro, kit per la riparazione della ruota brevettati, borracce termiche, cavalletti bici da pavimento e da parete, sono distribuiti in tutto il mondo ed interamente prodotti in Italia. Alla guida dell’azienda è oggi il figlio del fondatore Mario Antonelli insieme alla moglie Anna Monti.

Forcellini posteriori ROTO

Testa forcella ROTO

Testa forcella ROTO (a destra) con i bordi di 2mm per accogliere i rinforzi dei foderi.

Scatole movimento centrale ROTO

roto blackDeragliatore Roto. Foto by disraeligears.co.uk

roto scorpionDeragliatore Roto Black. Foto by disraeligears.co.uk.

rotoDeragliatore Roto Scorpion, Foto by disraeligears.co.uk.

roto competitionDeragliatore Roto Competition. Foto by disraeligears.co.uk

cobra tools

cobra tools

Cassetta attrezzi professionali Cobra / Foto Layer Bike Comp.

HEADSET-COBRASerie Sterzo in lega leggera.

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borraccia-cobra-bottleBorraccia Cobra modello Profil personalizzato per Rossin.

chiave-cobraChiave per ruota libera.

$_57-1Strumenti per l’alesatura e la filettatura dei telai .

chiave-cobra-2Chiave movimento centrale.

wrench-cobraChiave per calotta movimento centrale.

ads-cobra-bikeLocandina attrezzi pubblicitaria.

$_57-3Portaborraccia.

Ferma cavi R.E.G.Ferma cavi in plastica R.E.G.

$T2eC16RHJGkFFmkvoO26BSPIpQMvc!--60_57

coprileva-regCopri leva in gomma R.E.G.

portaborraccia-regPorta borraccia R.E.G. in alluminio.

$_57-13Portaborraccia R.E.G. in alluminio.

fermacavi-regFascette fermacavi REG in alluminio.

 

 

 


O.M.A.S.

INDUSTRIE DI COMPONENTISTICA IN EMILIA-ROMAGNA

OMAS

O.M.A.S. Officina Meccanica Attrezzerie e StampaggioComponenti / San Lazzaro di Savena (BO), Italy / 1960 – 2015


Fonti: Camera di Commercio di Bologna, Classic Randezvous


Ha collaborato con: Campagnolo, Colnago e altri marchi di biciclette italiani.


Già dagli anni ’50 tra Modena e Bologna aziende del livello di Ducati, Ferrari e Lamborghini danno vita ad un importante distretto industriale per la produzione di motori per auto e motocicli, intorno al quale si crea un indotto di piccole e medie imprese artigiane in grado di offrire un altissimo livello di innovazione, design e qualità. Luciano Galassi insieme al socio Atos Capelli fondano la O.M.A.S. (Officina Meccanica Attrezzerie e Stampaggio) nel giugno del 1960 a San Lazzaro di Savena, (stessa località in cui ha sede anche la F.T. Bologna), nei primi anni la produzione è dedicata prevalentemente a carburatori ad alte prestazioni per aziende specializzate nella produzione di ruote in alluminio per auto e motocicli.

L’idea di produrre componenti speciali per biciclette nasce nei primi anni ’70 dalla collaborazione con la F.T. Bologna a cui si devono le caratteristiche innovative. Dato l’ottimo riscontro ottenuto dai componenti l’anno successivo l’azienda decide di investire in una vera produzione industriale di prodotti in alluminio e lega ultra leggera, i quali grazie al know how di altissimo livello del dipartimento interno di ricerca e sviluppo sulle più avanzate tecniche di metallurgia, ingegneria e controllo qualità, hanno da subito stabilito il nuovo standard industriale di eccellenza del settore a livello internazionale.
La qualità della gamma di prodotti, che comprende guarniture, serie sterzo, mozzi, cerchi, movimenti centrali e porta borracce, non passa inosservata a Tullio Campagnolo che gli commissionerà fino al 1977 la produzione di viteria in titanio, pedali e movimenti centrali per il gruppo Super Record. L’azienda ha cessato ogni attività nel 2015.

 Movimento centrale Cobra con asse in Ergal / Foto Frameteller

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Movimento centrale modello "Big Sliding", perno in titanio e cuscinetti sigillati.

Movimento centrale modello “Big Sliding”, perno in titanio e cuscinetti sigillati.

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Foto “battibecco”

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omas-crankset3Guarnitura OMAS in alluminio / Foto “battibecco”

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omas-heaset5 Serie sterzo OMAS “Big Sliding” strada 25,4×24 F in alluminio / Foto battibecco

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Ruote OMAS. Mozzi "Big Sliding" con perno in titanio e cuscinetti sigillati.OMAS. Mozzi “Big Sliding” con perno in titanio e cuscinetti sigillati.

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s-l1600-1 O.M.A.S. vite fissaggio freni in titanio.

s-l1600-5s-l1600-1 O.M.A.S. viteria freni in titanios-l1600-3 s-l1600s-l1600-1 s-l1600O.M.A.S. kit alleggerimento, viti reggisella in Ergal

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1980 OMAS Catalogo / via Classic Randezvous

OMAS Catalogo 1980 / Classic Randezvous

OMAS 1979

OMAS, Pubblicità Serie Big Sliding, 1979.

OMAS 1984

OMAS, Pubblicità 1979

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 OMAS Catalogo1978 / Foto Classic Randezvous

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  1979 pubblciità OMAS / Foto Classic Randezvous


P.G.R.

INDUSTRIE DI COMPONENTISTICA IN EMILIA-ROMAGNA

P.G.R.

P.G.R. Perfezione Gradualmente Raggiunta / Cambi per bici da corsa  / Bologna, Italia / 1948 – 1953


Fonti: Bicicletta d’epoca n. 12 – 2015 / troppebici.wordpress.com


Duilio Accorsi fonda la P.G.R. a Bologna verso la fine degli anni ’40. Appassionato da sempre di cicli e meccanica lavora come operaio meccanico nell’azienda bolognese Sabiem, dove apprende le nozioni di sufficienti per lavorare in proprio sui cambi di velocità. Il primo cambio prodotto dalla sua azienda è molto simile al famoso Simplex ma più leggero e preciso. Successivamente uscì il cambio“Campionato italiano dilettanti 1948”, al quale campioni come Coppie e Bartali pare si siano interessati, a questo modelli seguirono cambi a parallelogramma anche se, come capitava spesso, senza nessun brevetto.

cambio-pgr-eroica2Comandi per cambio P.G.R. / foto troppebici.wordpress.com

cambio-pgr-eroicaCambio P.G.R. / foto troppebici.wordpress.com


F.T. BOLOGNA

INDUSTRIE DI COMPONENTISTICA IN EMILIA-ROMAGNA

F.T. BOLOGNA

F.T. Bologna – Gruppi speciali cicli corsa / Componenti speciali per bicicletta da corsa / San Lazzaro di Savena, BO, Italia / 1976 – 1984


Fonti: Intervista a Paolo Tullini, co-fondatore F.T. Bologna / Camera di Commercio di Bologna


Agonismo: Ritter tentativo del Record dell’ora / Moser Record dell’ora / Gruppo sportivo F.T. Bologna


Produzione di mozzi, movimento centrale e pedali con cuscinetti sigillati


Ha fornito materiale a Colnago, De Rosa e ai principali marchi italiani.


Nel gennaio del 1976 Paolo Tullini e Antonio Frascari, fondarono  la F.T.  Bologna. Tra le provincie di Modena e Bologna si era sviluppato uno dei più importanti distretti industriali di motori per auto e motocicli al mondo, aziende come DucatiMaseratiFerrari e Lamborghini crearono un’indotto di decine di piccole e medie imprese che, grazie ad un impareggiabile know how progettuale e tecnico nella lavorazione di parti meccaniche in lega leggera, portarono per la prima volta sul mercato prodotti di primo livello per innovazione, design e qualità anche nella tecnologia della bicicletta da corsa.

34 anni prima, nell’ agosto del ’42 era nato Paolo Tullini, la famiglia a causa della guerra era sfollata in una grande casa nelle campagne intorno a Bologna. Il padre di Paolo, appassionato ciclista – tra i fondatori del “Pedale Bolognese” una delle prime associazioni cicloturistiche italiane – andava ogni giorno al lavoro in banca in città in sella ad una bici da corsa Malaguti, al suo ritorno il piccolo Paolo era sempre lì ad aspettarlo per poter giocare con la pompa della sua bici, aveva sempre poco appetito e questo era l’unico trucco escogitato dai genitori per distrarlo e fargli mangiare qualcosa.

All’inizio degli anni ’70, Paolo pur occupandosi di finanza, coltivava da sempre una grande passione per la meccanica. Sono gli anni delle domeniche a piedi e dello sviluppo del movimento cicloturistico del quale fa parte anche Tullini; fu durante una di quelle pedalate che Paolo ritrovò Antonio Frascari con il quale si instaurò un rapporto di amicizia e scambio di idee su come poter migliorare le parti meccaniche delle biciclette. Dai progetti ai fatti il passo fu breve, decisero di cominciare dalla cosa più semplice da realizzare avviando la produzione di viteria in Ergal adatta ad alleggerire alcuni particolari Campagnolo, Cinelli e 3TTT commissionandone la produzione all’officina meccanica dello zio di Frascari.

All’arrivo ad Imola di una tappa del giro del 1973, Paolo conobbe  Ugo De Rosa impegnato nella messa a punto delle bici della squadra Molteni, era un’occasione unica e non se la fece scappare. Da quel giorno tra De Rosa e Tullini nacque un rapporto di reciproca stima professionale e amicizia che dura ancora oggi. L’anno successivo riuscirono nella ingegnerizzazione e produzione di una fondamentale intuizione di Paolo, il primo movimento centrale con asse in titanio incastrato tra due cuscinetti trasformando così un asse appoggiato, quindi di facile flessione, in un asse incastrato senza alcuna possibilità di flettere, il tutto corredato da una maggiore scorrevolezza. Per la realizzazione dei primi prototipi usarono cuscinetti di particolare dimensione forniti da una azienda francese specializzata nella produzione di cuscinetti a sfera di particolari dimensioni, mentre le calotte in alluminio Ergal e gli assi in titanio furono commissionati a piccole aziende di San Lazzaro di Savena. I primi test effettuati da vari meccanici tra cui Ugo De Rosa (il tutto con grande discrezione per non irritare il produttore più importante dell’epoca) riscontrarono da subito un grande successo,

A metà degli anni ’70 a viteria e movimento centrale affiancarono serie sterzo in alluminio con piste in acciaio trattato, sfere libere da 1/8, e mozzi con cuscinetti a sfera, sempre alleggeriti con elementi in titanio ed Ergal, creando così un kit di componenti per bici professionali di altissimo livello che diventeranno negli anni a venire uno standard in tutto il mondo.

Nel 1976 fondarono la società F.T. Bologna (Frascari/Tullini) così da poter avviare la richiesta di brevetto dei loro progetti. Tempo addietro a San Lazzaro di Savena erano entrati in contatto con l’officina di produzione meccanica OMAS di Luciano Galassi, con il quale stipularono un accordo verbale che prevedeva, una volta conclusa la fase di brevetto, la costituzione di una nuova società per la produzione e vendita di componenti meccanici per biciclette, nel frattempo la F.T avrebbe venduto i propri prodotti  fatturati dalla OMAS come prodotti e referenze F.T. , infatti quest’ultima era già conosciuta nel mercato ciclistico e aveva già una sua clientela di specialisti in biciclette da corsa.

Sollecitato alla costituzione della nuova società, Galassi informò Tullini e Frascari che non aveva intenzione di onorare la promessa e che l’F.T. non avrebbe potuto brevettare il movimento centrale su cuscinetti a sfere avendone  l’OMAS già fatturato un pezzo come articolo F.T.  (per esigere un brevetto il prodotto non deve essere stato prima commercializzato). A seguito di questo comportamento del socio di fatto, Tullini e Frascari si trovarono così a dover ricominciare tutto da capo, senza nemmeno l’esclusiva delle proprie idee. Nonostante le difficoltà i due soci comunque non si scoraggiarono costituirono la loro società F.T. srl e negli anni successivi realizzarono altri prodotti innovativi ispirati alla leggerezza così come i pedali con asse in titanio montato su cuscinetti a sfere.

La F.T. Bologna fu la prima azienda al mondo ad introdurre movimento centrale, mozzi e pedali con movimento su cuscinetti sigillati, usati dai più importanti marchi dell’epoca per le bici di alta gamma o reparto corse, campioni come Ritter  e Moser scelsero componenti FT per il tentativo di record dell’ora.  L’azienda collaborò a lungo con marchi importanti , molte le aziende dell’epoca che ne imitarono le innovazioni, anche se nella maggior parte dei casi senza eguagliarne la qualità, ad esempio il movimento centrale Campagnolo Super Record con asse in titanio essendo di costruzione tradizionale, con sfere ingabbiate, ma non incastrato in due coscinetti sigillati, si danneggiava più facilmente ed era più flessibile di quello prodotto dalla F.T.

Paolo Tullini si ritirò dall’azienda alla fine degli anni ’70 e per oltre vent’anni non volle più avvicinarsi al mondo ciclistico, fino al giorno che cominciò a cimentarsi nel restauro di vecchie bici R, passando poi alle bici da corsa storiche, e da allora ha scritto e pubblicato due manuali : “La Bianchi Tour de France” e “Le Bianchi Folgorissima e Parigi- Roubaix, oltre a due volumi scritti con Paolo Amadori – “Le bici di Coppi” ed “I sarti italiani della bicicletta” editi da Ediciclo.

L’azienda chiuse definitivamente nel 1984.

Modena, 10 marzo 1979 Brevetto industriale N. 1029008 per il movimento centrale con cuscinetti a sfere,
depositato da Francari Antonio e Tullini Paolo.

 

Paolo Tullini, co-fondatore della F.T. Bologna / Foto Frameteller

Pedali, mozzi, movimento centrale in titanio e cuscinetti a sfera, serie sterzo e vitera in Ergal, F.T. Bologna / Foto Frameteller

FOTO OMEGA/PENAZZO 1984 CITTA DEL MESSICO FRANCESCO MOSER IN AZIONE NEL RECORD DELL_ORA DI CILISMO - FOTO OMEGA/PENAZZO 1984 CITTA DEL MESSICO FRANCESCO MOSER IN AZIONE NEL RECORD DELL'ORA DI CILISMOFrancesco Moser in azione per il record dell’ora del 1984 a Città del Messico.
Sulla bici monta mozzi e movimento centrale in titanio F.T. Bologna / Foto Omega/Penazzo.

Screen Shot 2016-04-11 at 12.19.40

pedali Andrey SakharovPedali F.T. con perno in titanio e cuscinetti sigillati.

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ft-bottom-bracket3 ft-bottom-bracket Movimento centrale F.T. con perno in titanio e cuscinetti sigillati / Foto Battibecco

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mozzi in titanio2Mozzi F.T. con perno in titanio e cuscinetti sigillati.

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serie sterzo-ftSerie sterzo F.T. modello “Extra Rolling” in lega leggera.

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ss pantografateSerie sterzo F.T. modello “Extra Rolling” pantografati per Ernesto Colnago.

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