PARATELLA

Cicli Paratella / Biciclette su misura – Torino


Fonti: documenti on-line, interviste, Pier Paolo Benedetto “Dalla leggenda del ciclismo alle bici su misura”.


Ha collaborato con: Campagnolo, Pelà, Picchio, Beltramo

Sicuramente uno dei più creativi e longevi telasti italiani riuscì nel condurre, dagli anni ’40 agli anni ’80, la propria bottega artigianale attraverso le crisi e i cambiamenti tecnologici del mercato della bicicletta.
Protagonista di quella straordinaria generazione di artigiani che illuminò la Torino del pedale nel periodo Eroico, Beltramo, Pelà, Picchio, i fratelli Giamè, Paratella, tutti colleghi e concorrenti ma soprattutto amici pronti a condividere passione e idee.
Fidato consulente di Tullio Campagnolo, il quale spesso si recava nella officina di Via Cuneo 7 per mostrargli l’ultima innovazione e avere da lui preziosi consigli tecnici.
La raffinata e originale creatività nella lavorazione dei dettagli, unita all’alto tasso tecnico/funzionale di insieme nella costruzione del telaio fecero di Paratella un protagonista nel panorama dei costruttori di bici in acciaio da strada, ciclocross e pista in Italia e all'estero. Stimato da campioni professionisti italiani come Defilippis e molto richiesto dai mercati di Francia e Spagna, costruì bici e lavorò come meccanico per importanti squadre, seguendole nelle principali competizioni internazionali dei grandi tour su strada così come in pista.
La sua scelta di una produzione limitata ad un massimo di circa 2 telai al mese era funzionale alla volontà di dedicare la massima attenzione ad ogni dettaglio artistico e tecnico di tutti i telaio costruiti.

“Perchè il telaio che va bene a lei non va bene a me”

— Corrado Paratella

Corrado Paratella, Milano 28 Settembre 1912 – Torino 4 Maggio 1994, collega e amico degli altri leggendari costruttori torinesi del suo tempo come Pelà, Beltramo, Picchio e i fratelli Giamè.

Negli anni ’30 il giovane Paratella provò con le corse, siamo ai tempi in cui ai corridori si davano premi soltanto se vincevano. È preistoria (anzi leggenda) di questo sport, con nell’albo d’oro i nomi di Belloni, Guerra, Bottecchia, Gerbi, e naturalmente Binda e Girardengo. Paratella macinò alcune migliaia di chilometri sulle gare in linea: Milano-Sanremo, Torino-Milano, Roma-Napoli-Roma. Corse in squadra e come indipendente, le gare gli servivano non tanto per conquistare qualche premio bensì per carpire i segreti delle biciclette su cui correvano i campioni.
Aveva intuito infatti che per vincere non bastava la forza dei muscoli ma serviva una biciclatta in grado di adattarsi all’atleta come il guanto alla mano. Fu il classico “uovo di colombo” a cui si dedicò con devozione, perfezionando i dettagli fino a farsi un nome nel firmamento dello sport dei pedali.

In quegli anni corse in squadra insieme a Tullio Campagnolo nel GS “Niccolò Biondi Capri”, come riportato anche nel libro biografico sulla vita di Tullio “il gigante e la lima“, edito dalla Campagnolo in tiratura limitata nel 1993 per i propri dipendenti. Tullio prima di immettere un componente sul mercato si recava sempre da Paratella per fargli testare la nuova innovazione e ricevere il suo parere tecnico. Oggi le Paratella sono ricercato tra i collezionistiì per la limitata e pregiata produzione di telai da corsa e pista.

Dalla sua bottega uscivano decine di esemplari, tutti pezzi unici, autentici gioielli. La maggior parte delle commissioni non erano dall’Italia ma arrivavano da Spagna, Germania, Francia. Il suo lavoro era apprezzato anche da diversi corridori professori italiani del tempo come De Filippis e Battistini. Come meccanico seguì squadre nei grandi appuntamenti del ciclismo internazionale compresi Giro d’Italia e Tour de France (IBAC).

"Tullio arriva da Paratella, suo amico e compagno di sudore e di polvere sulle rampe dell’Altopiano, e poiché lo vede saldare i tubi di un telaio in maniera secondo lui troppo antiquata lo aggredisce come si merita un sodale simpatico, gli promette la maschera che lui stesso ha inventato per saldare con la fiamma ossidrica. Intanto gli mostra il suo mozzo, il cambio riveduto e corretto fin quasi alla perfezione. Naturalmente, Corrado fa le sue eccezioni, come superbia e bullaggine esigono in questi casi. Tullio rincara mostrandogli un pedale che sembra - con anticipo di mezzo secolo - una scultura pop. Nuove eccezioni di Corrado, ma stavolta solo sul prezzo. Persa la pazienza, Tullio scappa in corte sotto la pioggia battente. Rientra poco dopo tutto ammollato e si toglie il cappello: "sai perchè ho preso tanta acqua? - si rivolge a Corrado - Perchè la qualità del mio cappello è così buona che me lo posso permettere. E sai quanto costa questo cappello? Il doppio di quanto costano i migliori in circolazione. Così il mio pedale, mona di uno!".
Corrado non si arrabbia: la logica di Tullio lo ha pienamente convito. Quando riceverà la maschera, noterà che il suo amico aveva ragione.

— Dal libro “Il gigante e la Lima”, Edito da Campagnolo nel 1993.

Tre grandi (e ormai anziani) telaisti insieme per festeggiare il compleanno di Paratella.
Pelà a sinistra, Paratella al centro e a destra Picchio.

PARATELLA PER LA SQUADRA IBAC 1963/1964

I corridori della squadra

1963
DS Favero Pino
BATTISTINI Graziano
BRASOLIN Bruno
FERRARI Danilo
FONTONA Renzo
GIORZA Bruno
MANCA Antonio
MARTIN Walter
MINETTO Ernesto
OTTAVIANI Angelo
PANICELLI Franco
PELLEGRINI Armando
TRAMONTIN Mario
ZORZETTI Paolo

1964
DS Favero Pino
DS Favero Pino
BALDAN Renzo
BASSI Osvaldo
BATTISTINI Graziano
BONO Ernesto
DE PRÀ Tommaso
DEFILIPPIS Nino
FERRARI Danilo
Giorza Bruno
LIVIERO Dino
OTTAVIANI Angelo
SUAREZ Vasquez (ESP)

Ibac – Molteni 1963
(le due squadre insieme per il Tour de France

La squadra Ibac nel 1963

Osvaldo Bassi con la sua bici costruita da Paratella

Dal 1938 e fino ai primi anni Ottanta, Corrado costruì su misura biciclette da corsa di alta gamma nell’officina-bottega di Torino in via Cuneo 7, l’appartamento in cui viveva al piano superiore.
Torino, città che appartiene da sempre alla tradizione del miglior artigianato italiano. Il suo atelier, come spesso capitava in Italia nelle botteghe dei costruttori, un punto di incontro per i ciclisti locali.
I corridori torinesi erano sempre ansiosi di vedere e toccare con mano le ultime creazioni di questo raffinato e originalissimo costruttore di telai, insieme alle sue bici potevano trovare anche biciclette del leggendario marchio torinese Beltramo.

“Di allievi ne ho avuto uno bravo che per ho lasciato quando c’è stata la crisi della bicicletta, ha preferito i ciclomotori. I giovani non hanno tanta voglia di adattarsi a imparare un mestiere come questo. Poi bisogna fare i conti con i problemi del settore artigiano, con i costi che uno deve affrontare assumendo un apprendista.”

— Corrado Paratella

Nonostante la storia di Paratella sia poco conosciuta ai più al di fuori di Torino, i suoi telai sono oggi rinomati e molto ricercati dai collezionisti, sia per la rarità – Paratella produsse solo 20-30 telai all’anno – sia per il particolare connubio di tecnica costruttiva di massimo livello e una capacità creatività che spesso sfiorava l’opera d’arte. Qualità e non quantità quindi, nell’arco di quarant’anni di carriere di costruttore la sua produzione di telai è stimata intorno ai 700 telai in totale.

Nei quattro decenni di produzione ha sempre perseguito e attuato l’innovazione nella costruzione del telaio, sia dal punto di vista estetico con raffinate e originalissime lavorazioni delle congiunzioni, che tecnico costruttivo sperimentando sia a livello di dettaglio che nella idea stessa di geometria telaio e arrivando a creare dei veri e propri prototipi, in particolare nei telai per ciclocross. 

Tra i grandi telasti italiani lo si può quindi annoverare tra i pochissimi (meno delle dita di una mano) che sono stati in grado di rimanere al massimo livello per quattro decenni mantenendo al contempo una continua evoluzione del telaio.
È importante approfondire questo punto perché davvero interessante. L’unico costruttore, tra la rosa ristretta dei migliori costruttori italiani del iperiodo Eroico.

Paragonabile a Paratella per longevità della carriera e continua evoluzione fu Drali di Milano o Marastoni di Reggio-Emilia. Oppure, rimanendo sempre nell’Olimpo dei telaisti Eroici si può prendere ad esempio il marchio Masi che, parlando sempre di telai in acciaio, costruì i migliori telai a livello internazionale per oltre 30 anni, ma che va considerato per struttura e dimensioni più come azienda che come una piccola bottega artigianale con tutti i limiti che quest’ultima comportava. Francesco Galmozzi, grande innovatore nei primi 20 anni di produzione, ma scelse un approccio decisamente più conservatore durante il resto della sua carriera quando l’azienda si ingrandì. Sante Pogliaghi riuscì nell’innovarne lo stile dello zio Brambilla nei primi anni e poi si limitò ad aggiornamenti tecnici fino agli ultimi anni prima del suo abbandono, quando lasciò spazio a cambiamenti importanti che furono però più conseguenza dalla spinta creativa dei suoi collaboratori che farina del suo sacco. Come Galmozzi anche Giuseppe Pelà si attenne per tutta la carriera quello che per lui era il miglior risultato possibile, aggiornando senza reali innovazioni.
Con questi confronti non si vuole certo dire che Paratella fosse meglio o peggio dei suoi migliori colleghi, la scelta di Galmozzi e degli altri colleghi di mantenere per tanti anni praticamente invariati i propri telai ha infatti valore e ragion d’essere, quando il telaista è convinto che il risultato sia il migliore possibile per il ciclista perchè dovrebbe cambiare seguendo le mode del momento o inutili cambiamenti “estetici”?
Ma è importante sottolineare come Paratella sia riuscito avere una carriera così lunga costruendo sempre i telai di propria mano e quindi di fatto rimanendo in una dimensione veramente artigianale. Un risultato davvero notevole anche solo per le condizioni insalubri delle officine di quel tempo, oltre che per le fisiologiche difficoltà economiche e finanziarie delle piccole botteghe artigianali, ma soprattutto per avere avuto il coraggio di accogliere le innovazioni derivate dalle nuove tecnologie nel corso dei decenni e mettere in continua discussione il risultato del proprio lavoro.

“Ha cominciato il nonno. Era fabbro, costruiva tricicli. Gli piacevano però le donne, a noi rimase solo il mestiere”.

— Corrado Paratella

Ogni telaio costruito da Paratella è firmato da un numero seriale progressivo. Il registro originale comprensivo di tutti i seriali e relativi nomi dei proprietari, corridori professionisti compresi, è oggi conservato da un collezionista torinese. Nella maggior parte dei casi nella numerazione di 4 cifre è compreso l’anno di produzione.

Paratella parlava con calma, con inflessioni “torinesissime”. Era restio a parlare dei ricordi ma si scaldava se doveva spiegare come nasce una bicicletta da fare su misura. Allora tirava fuori il metro, si soffermava sui muscoli della coscia, le spinte, le leve. Tirava fuori turbi nerastri destinati a diventare forcelle, un giunto che andrà incastrato secondo tabelle che lui stesso aveva chiare in mente e che erano il risultato di una lunghissima esperienza. Il prezzo di una sua bicicletta, costruita e personalizzata a mano pezzo per pezzo, oscillava tra le 30.000 a 1.000.000 di Lire, non molto se confrontato con prezzi di marchi nazionali che offrivano a prezzi altissimi biciclette raffinate ma pur sempre di serie.

In bottega riparava anche alcune biciclette, ma solo per gli amici, perché quelli erano ancora qualcosa di importante nella vita del borgo. Quando però doveva preparare un telaio speciale sbarrava la porta perchè il silenzio, la clausura, erano necessarie al rito. E la bottega si faceva santuario, per un ennesimo miracolo che la tecnica più sofistica non potrà mai eguagliare.

“Il mio unico rimpianto è non avere figli, con me finisce il mestiere. Via io si chiude.”

— Corrado Paratella

IL DESIGN DEI TELAI PARATELLA

Paratella possedeva una profonda consapevolezza tecnica che maturò con l’esperienza nei telai più tecnici come stayer, pista e ciclocross, dal lavoro di meccanico per squadre professionistiche, dalla collaborazione con grandi campioni e dal rapporto unico di scambio con Tullio Campagnolo.
Come citato sopra la sua vera impresa, quasi unica nel panorama dei costruttori italiani del periodo Eroico, fu quella di unire questo saper fare tecnico con soluzioni estetiche originali e riconoscibili create negli anni ’40 e tradotte con coerenza attraverso oltre quattro decenni di produzione. Tutto questo senza mai rinunciare a mettersi in discussione, accogliendo le nuove soluzioni tecniche offerte dall’evoluzione della tecnologia delle leghe di acciaio, degli accessori per il telaio e dei componenti, e mantenendo una continua evoluzione della propria idea di telaio da corsa, da pista e da ciclocross.

IL NODO SELLA

Come per lo sterzo anche la congiunzione del nodo sella Paratella è sempre stato finemente lavorata con originali e raffinati arabeschi in stile Liberty. Le pendine nascono a fetta di salame già a fine anni ’40 per allungarsi nella forma a fine metà anni ’50. Dalla fine degli anni ’60 le teste delle pendine assumono il disegno definitivo con una punta corta, svasata e arrotondata. Il seriale era sempre impresso su questa congiunzione.

FORCELLINI

Paratella ha sempre approfondito il disegno dei forcellini posteriori e anteriori. Per tutto l’arco della carriera ha sperimentato soluzioni diverse e inedite, modificando quelli prodotti dalla Campagnolo e dalla Simplex. In alcuni casi ha firmato il design imprimendo il proprio logotipo sul forcellino modificato.

Forcelle

La forcella, forse la parte più complessa e importante di un telaio, è al centro del lavoro di Paratella. Anche in questo caso lo stile è rimasto coerente durante quattro decenni, nonostante abbia sempre sperimentato diverse soluzioni.

Congiunzioni sterzo

Fino ai primi anni ’70 sulla congiunzione alta dello sterzo Paratella inseriva sempre un oliatore. Il fine disegno arabescato in stile Liberty degli anni ’40 e ’50 si asciuga e semplifica nel corso degli anni rimanendo comunque sempre coerente e decisamente più ricco e complesso di quelli impiegati dai colleghi sui telai dell’epoca.

Scatole movimento centrale

Finemente lavorate e ben fatete, il particolare disegno degli attachi a tubi e foderi è sempre coerente con le altre congiunzioni.

Ponticelli

La filosofia di Paratella, coerenza e innovazione, venne applicata con sapienza anche il design dei rinforzi sui ponticelli del freno e tra i foderi posteriori.

Il registro Paratella con tutti i seriali dei telai con i relativi nomi degli atleti dagli anni ’40 agli anni 80.

Paratella n. 513 fine anni ’40, com cambio Campagnolo a due leve – Foto Antonio Pentrella e Oltjon Llupa

Paratella pista n. 5616 del 1956 – Foto Antonio Pentrella e Oltjon Llupa

Paratella n. 5727 del 1957

Paratella n. ???? circa 1956/8, telaio con forcellino Simplex Competition per il cambio Simplex TDF – Foto via Paramanubrio

Paratella n. 5833 del 1958

Paratella n. 615 del 1961 – Foto Frameteller

Paratella n. 6255 del 1962, telaio per ciclocross – Foto Enrico Musso

Paratella costruita per la squadra IBAC del 1963, restaurata. In base al numero di serie, ai dettagli del telaio, al colore e alla storia che l’accompagnava, si ipotizza che il corridore fosse Bruno Giorza, uno dei due corridori della squadra IBAC di Torino, l’altro era Nino Defillipis che corse per la Carpano nel 1963, poi per l’IBAC nel 1964. Giorza corse per l’IBAC nel 1963 e nel 1964 – Foto Douglas Charles

Paratella n. ???? del 1967 – Foto Antonio Pentrella e Oltjon Llupa

Paratella n. 678? del 1968 – Foto Art Bikes

Paratella n. ???? del 1970 – Foto Troppebici

Paratella n. ???? del 1970 – Foto Elvezio Lazzarin

Paratella stayer n. ???? anni ’70

Paratella n. 7220 del 1972 – Foto Art Bikes

Paratella n. ???? del 1972 – Foto Matteo Serra

Paratella n. 7322 del 1973 – Foto Art Bikes

Paratella n. 7337 del 1973

Paratella n. 306415 del 1978 – Foto Frameteller

Paratella n. 7816 del 1978 – Foto Art Bikes

Paratella n. 839 del 1983 – Foto Art Bikes

Paratella prototipo ciclocross, senza seriale, anni ’80 – Foto Art Bikes

Paratella prototipo ciclocross, senza seriale, anni ’80 – Foto Art Bikes


Peloso - Godio 1957

Godio by Mario Peloso, 1957
Condition: preserved
Frame builder: Mario Peloso
Frame/Fork: Columbus SL
Group: Campagnolo Record 1957 first generation
Crankset: Magistroni Giostra
Pedals: Sheffield “barchetta”
Brake set: Universal 51
Stem and handlebar: Ambrosio Champion
Saddle: Brooks B17
Ph. Frameteller


TAUREA

Fonti: ricerca archivistica

Agonismo: Squadra professionisti 1950/1951

Se la Taurea merita di essere ricordata come uno dei più interessanti marchi di biciclette italiani a cavallo degli anni ‘40 e ’50, è sicuramente per il talento del costruttore torinese che si occupò della progettazione di tutti i modelli, il maestro Giuseppe Pelà.

Non ci sono certezze sulla data di apertura e di chiusura dell’azienda, ci sono testimonianze di Taurea degli anni ‘30 ma dato che non è stato possibile visionarle dal vero o in fotografia al momento non vengono prese in considerazione in questa ricerca.
Per la data di fondazione si fa fede all’atto di deposito del marchio avvenuto nel febbraio del 1947. Pare che non siano stati ritrovati cicli Taurea databili oltre il 1952, è quindi possibile che intorno a questa data l’azienda abbia cessato l’attività.
Come detto a dirigere la progettazione e la costruzione dei telai l’azienda torinese chiamò Giuseppe Pelà, in quegli anni ancora nella prima fase della sua formidabile carriera di telaista e già molto conosciuto e impegnato a Torino sia con la collaborazione in Benotto che con la co-fondazione della Edelweiss.
Dalla qualità delle biciclette recuperate risulta evidente che Pelà alla Taurea riuscì ad esprimere al meglio le sue doti di designer e costruttore, realizzando telai raffinati con caratteristiche tecniche originali e innovative per l’epoca. Pelà costruì direttamente i telai del modello corsa, lasciando il resto della produzione al team di operai Taurea ma sempre sotto il suo controllo e direzione.

Sempre ad altissimo livello anche lo sforzo dell’azienda nel campo agonistico attraverso la creazione della squadra professionisti e la partecipazione ai Giri d’Italia del 1950 e 1951 (a quel tempo solo 15 marchi potevano permetterselo).

Il marchio “Taurea R.L.” fu depositato per la prima volta il 20 febbraio 1947 presso l’Ufficio commerciale e dell’Industria di Torino. L’indirizzo di via Vassalli Fendi 32 viene cambiato in Via delle Orfane 2 in un secondo atto effettuato ad un solo mese di distanza.
Il primo documento fu effettuato per deroga attraverso un mandatario mentre il secondo è firmato direttamente da un amministratore dell’azienda e il nome “Taurea” cambia in “Taurea società per costruzioni meccaniche”. Sempre nel secondo documento scompare “automobili” tra le categorie commerciali sostituita da “tubi in acciaio”, le categorie definitive diventano quindi: tubi in acciaio, velocipedi, motocicli, pneumatici e selleria, macchine ed apparecchi diversi e loro parti.

Il primo atto di deposito del nome e del marchio L.R. Taurea. 20 febbraio 1947. Camera di Commercio di Torino.

1949
SACCHI Marino

1950
Dir. Carlo Graglia
ASTRUA Giancarlo
FONDELLI Ugo
FRANCHI Franco
MAGGINIa Sergio
MARTINI Alfredo
ROSSELLO Vincenzo
ROSSELLO Vittorio

1951
ASTRUA Giancarlo
BARONI Mario
CONTERNO Angelo
FONDELLI Ugo
MARTINI Alfredo
PETRUCCI Loretto
PONSIN Orfeo
ROSSELLO Vincenzo
ROSSELLO Vittorio

DETTAGLI TELAI TAUREA

Fin dai primi esemplari del 1947 è evidente lo stile di Pelà nel design dei modelli da corsa e sportivi. Sono questi probabilmente gli anni in cui la creatività del maestro telaista raggiunge il massimo livello della sua lunga carriera e nonostante sia ancora giovane, a quasi 25 anni prima del suo ritiro, la qualità del disegno e delle finiture esprimono una notevole originalità e maturità tecnica. Dai dettagli visibili sulle biciclette ritrovate sembra probabile che solo una parte dei telai corsa furono costruiti direttamente da Pelà, mentre il resto della produzione era affidata alla squadra di operai Taurea sotto il suo rigido controllo.

Caratteristiche design telaio:
1 – Testa forcella “Pelà” con riga e pallino per i telai corsa e solo riga per il modello sport e turismo.
2 – Passacavi sul tubo orizzontale dal 1947, soluzione sicuramente innovativa a quei tempi. I passacavi sul tubo orizzontale sono posizionati in diagonale verso il basso, unica eccezione il modello del 1947 saldati a 90°. A partire dal 1951 vengono aggiunti anche i passacavi sul tubo diagonale.
3 – Congiunzioni con svuoti a forma di cuore (non su tutti i modellin e telai)
4 – Rinforzi sui foderi della forcella nei modelli corsa, assenti sui telai mezza corsa o sportivi. La forma del triangolo è già quella tipica di Pelà, ad eccezione del modello del 1947 dove i due triangoli hanno linee curve e uno svuoto circolare al centro.
5 – Personalizzazione estetica dei forcellini posteriori con 3 punte.
6 – Acciaio “Libellula” (visibile il marchio inciso sulla forcella di alcuni telai)

Componenti:
Personalizzati con il marchio Taurea, unica eccezione forse per la bicicletta C1.4210 da corsa databile 1947, ritrovata montata con componenti di qualità superiore e senza marcatura, forse perché destinata ad un corridore esigente o perché la personalizzazione dei componenti iniziò solo l’anno successivo. Guarnitura Gnutti (nelle 2 versioni fine ‘40 e primi ‘50), mozzi Campagnolo Gran Sport, pipa in ferro e piega in alluminio senza marca o Ambrosio, pinze e leve freni Balilla, sella Aquila, movimento centrale, collarino reggisella e serie sterzo Magistroni Super Corsa. Cambio Campagnolo Cambio Corsa per la fine degli anni ‘40, Parigi Roubaix e Simplex per i modelli dal 1950 al 1952. Pedali Sheffield o FOM.

TIMELINE EVOLUZIONE TELAIO TAUREA

  • 1947 Passacavi saldati a 90° sul lato sinistro del tubo orizzontale
  • 1947 Rinforzi foderi forcella con forma curva e svuoti circolari
  • 1947 Svuoto del nodo sella a forma di triangolo
  • 1949 Passacavi saldati sulla diagonale basse del lato sinistro del tubo orizzontale
  • 1949 Rinforzi foderi forcella di forma triangolare tipica di Pelà
  • 1950 Triangolo svuoto del nodo sella con due fori circolari ai vertici superiori
  • 1951 Vengono aggiunti anche i passacavi anche sul tubo diagonale
  • Forcellini:
    1947 al 1951 Campagnolo Cambio Corsa
    1950 Campagnolo Parigi Roubaix
    1951 Campagnolo primo tipo con vite da registro da 4m
    1951/52 Simplex Tour de France
    1952 Brev. Simplex Competition (Simplex Italia)

CONGUNZIONI

Molti dei telai Taurea, sia corsa che sport e turismo, sono arricchiti da eleganti svuoti sulle congiunzioni a forma di cuore.

PASSACAVI

A partire già dal 1947 sui telai Taurea sono saldati passacavi sul fianco del tubo orizzontale, dal 1949 in posizione diagonale più in basso e nel 1952 sotto al tubo.
Dal 1951 vengono aggiunti i passacavi su tubo diagonale, soluzione adottata nello stesso periodo da Pelà anche sui telai Girardengo.

FORCELLA

Tutti i telai corsa hanno la testa forcella tipica di Pelà con riga e pallino al centro (unica eccezione per il telaio C3 5341, ultima foto), solo una o due righe parallele per i modelli sport e turismo.
A partire dal 1949 i rinforzi dei foderi della forcella hanno la forma triangolare tipica di Pelà, leggermenti diversi quelli sui primi modelli del 1947 con una linea più curva e uno svuoto circolare al centro.

NODO SELLA E NUMERO SERIALE

Lo svuoto sul retro del nodo sella è di forma triangolare con il foro circolare largo sul vertice inferiore, riconoscibili i modelli costruiti a partire dal 1950 per il triangolo con 2 cerchi ai vertici superiori.

Tutti i telai Taurea erano marcati con numero seriale. La numerazione era sicuramente progressiva ma non ricalcava esattamente il numero di telai prodotti né la data di costruzione degli stessi.
Sicuramente la prima lettera indica il tipo di modello: C corsa, CC mezza corsa, CS Sport, S e SC Turismo. Il numero compreso tra la prima lettera e il punto (ad esempio “C1.C2.C7.” aumenta progressivamente nel tempo anche se non riflette l’anno esatto di produzione.
Attraverso l’analisi delle caratteristiche tecniche dei telai è stato comunque possibile associare (indicativamente) il seriale all’anno di creazione del telaio.
Per quanto riguarda i numeri che seguono dopo il punto (ad esempio C1.17784), sembra che fossero azzerati ogni volta che cambiava il numero prima del punto e potrebbero riferirsi al numero sequenziale di produzione di tutti i cicli (compresi i modelli donna e bambino), la produzione Taurea arrivava quindi a numeri vicini ai 20.000 cicli all’anno, contando ovviamente tutti i modelli.

Nonostante la notevole dimensione dell’azienda e la qualità dei prodotti, la produzione sembra non protrarsi oltre il 1952, non ci è dato sapere al momento se se la causa della chiusura dell’azienda fu legata a criticità finanziarie o di altra natura.

OLIATORI

Oliatore sempre presente sul lato destro della scatola del movimento centrale. In molti telai corsa, ma non in tutti, l’oliatore è installato anche sull’interno del tubo sterzo.

FORCELLINI

Altro particolare estetico applicato da Pelà ad alcuni telai Taurea, sono i 3 denti sulla curva dei forcellini posteriori.

1947 al 1951 Campagnolo Cambio Corsa
1950 Campagnolo Paris Roubaix
1951 Campagnolo primo tipo con vite da registro da 4m
1952 Simplex Tour de France
1952 Brev. Simplex Competition (Simplex Italia)

FREGIO E DECALS

Fregio in ottone con merli e cornice in bianco dal 1947 al 1950, dal 1950/51 iniziano a comparire quelli in metallo con merli e cornice in giallo negli anni successivi. Decals applicate ai tubi diagonale e verticale, fregio sul tubo sterzo.

COMPONENTI

A partire dal 1948/1949 molti componenti sono marcati Taurea: pinze freni, movimento centrale, fascetta stringisella, serie sterzo, attacco manubrio (in acciaio fino al 1951, Ambrosio alluminio dal 1952)

Montaggio di serie:
Guarnitura Gnutti (nelle 2 versioni fine ‘40 e primi ‘50), mozzi Campagnolo Gran Sport, pipa in ferro e piega in alluminio senza marca (Ambrosio alluminio nel 1952), pinze e leve freni Balilla, sella Aquila, movimento centrale, collarino reggisella e serie sterzo Magistroni Super Corsa. Cambio Campagnolo Cambio Corsa per la fine degli anni ‘40, Parigi Roubaix e Simplex per i modelli dal 1950 al 1952. Pedali Sheffield o FOM.


TAUREA C1.4210

Tipo: Corsa
Anno: 1947/48
Foto: Frameteller
Dettagli particolari:
– Alleggerimenti a forma circolare nei rinforzi della forcella
– Congiunzioni più corte e senza svuoti a forma di cuore
– Numero “0” sotto la scatola del movimento centrale e sul tubo della forcella
– Passacavi a metà del fianco del tubo orizzontale
– Mozzi Gran Sport marcati con la prima versione del logo (pre 1950)
– Coni dei mozzi marcati 1947

Ritrovata montata con componenti coevi non marcati Taurea:
Leve e pinze freni Universal 666, movimento centrale e serie sterzo Magistroni, pedali Sheffield, guarnitura Gnutti, cerchi Nisi primo tipo (logo con lettera “A” di forma appuntita)

Cambio: Campagnolo Cambio Corsa

Stato al momento del ritrovamento
– Vernice conservata, decals assenti
– Manubrio da passeggio
– Leve freni assenti
– Pedali assenti
– Pinze freni Universal 666
– Cambio Campagnolo “due leve” corsa
– Guarnitura Gnutti
– Movimento centrale Magistroni Nik Crom
– Serie sterzo Magistroni decagonale Nik Crom
– Ruote con mozzi Campagnolo GS primo tipo e cerchi Nisi Moncalieri primo tipo


TAUREA C1.8816

Tipo: Corsa
Anno: 1949
Stato: Conservata
Foto:
Paramanubrio

Cambio: Campagnolo Cambio Corsa (sostituito)
Forcellini: Campagnolo


TAUREA P1.13157

Tipo: Pista
Anno: 1949
Stato: Conservata
Foto:
Paramanubrio


TAUREA C1.13153

Tipo: Corsa
Anno: 1950
Stato: Conservata

Cambio: Campagnolo 2 leve
Forcellini: Campagnolo


TAUREA C1.17784

Tipo: Corsa
Anno: 1950
Stato: Conservata
Foto:
Paramanubrio

Cambio: Campagnolo Paris Roubaix
Forcellini: Campagnolo


TAUREA C3.4351

Tipo: Corsa
Anno: 1951
Stato: Conservata
Foto:
Santonastaso

Cambio: Simplex
Forcellini: Simplex?


TAUREA SC3.6932

Tipo: Turismo
Anno: 1951
Stato: Conservata

Cambio: Simplex TDF
Forcellini: Simplex?


TAUREA C3.880X

Tipo: Corsa
Anno: 1951
Stato: Conservata
Foto:
Paramanubrio

Cambio: Simplex TDF
Forcellini: Simplex Competition