Mario Confente / Biciclette su misura / Verona, 1945 – 1973, California USA 1973 – 1979


Fonti: Classic Rendezvous / Confente history by Russell W., Bicycle Trader 1988 / About Confente by Jim Cunningham on Classic Rendezvous 2001 / Italian Cycling Journal /

Il testo che segue è la traduzione, integrata con altre informazioni che ho recuperato nel tempo, dell’articolo di Russell W. Howe’s scritto e pubblicato originalmente per Bicycle Trader 1998.

Mario Confente, considerato a livello mondiale uno dei migliori costruttori di bici in acciaio dell’epoca Eroica, scomparse prematuramente l’8 marzo 1979 all’età di 33 anni. Ha lasciato una preziosa eredità di 125 telai da strada e 11 da pista firmati con il suo nome. Mario fu il primo ad unire l’inimitabile estetica del design italiano con gli standard qualitativi di produzione americana e creò dei dei telai che ancora oggi sono considerati veri e propri capolavori e, in quegli anni, esercitarono una forte influenza e una spinta innovatrice nel mercato americano e mondiale. Molti dei migliori costruttori impiegarono l’intera carriera e crearono migliaia di telai per ottenere qualità manuale e conoscenza tecnica che Mario riuscì a raggiungere in pochi anni. Il rispetto e l’ammirazione verso il suo lavoro e la sua persona sono il frutto della sua totale dedizione e passione per la bicicletta. Il suo standard era niente meno che la perfezione.

“Casa Vaoma” la residenza di Mario e della famiglia Confente a Montorio (Verona).

Mario nacque il 29 gennaio 1945 a Montorio, un piccolo paese vicino a Verona, terzo e unico maschio di cinque figli. Sua sorella Gianna lo ricorda così: “La sua infanzia non fu facile perché eravamo una famiglia modesta e solo nostro padre lavorava, subito dopo la guerra erano anni molto difficili.
In quel contesto Mario fu mandato a lavorare molto giovane come apprendista nel locale negozio di ferramenta dove la sua predisposizione alla meccanica attirò subito l’attenzione di un amico di famiglia che gli offrì un posto come riparatore di telai meccanici nel grande lanificio di sua proprietà.
Mario non interruppe comunque gli studi e riuscì nell’approfondire la sua cultura nel disegno meccanico presso il liceo Leonardo Da Vinci.

Mario Confente con la divisa della S.S. Aquilotti. Foto via Italian Cycling Journal.

Come molti dei suoi coetanei in Italia in quel periodo Mario aveva una grande passione per il ciclismo.
A tredici anni entrò nel gruppo sportivo del suo paese S.S. Aquilotti Veronesi e un paio d’anni più tardi vinse il campionato provinciale juniores con la maglia del C.S. Gaiga Verona. All’età di diciotto anni entrò nella squadra del G.S. Benchini, a quei tempi la migliore nella categoria dilettanti, dal 1963 al 1966 i componenti della squadra raggiunsero risultati impressionanti: 1963: Medaglia d’oro, Campionati Mondiali Dilettanti, vinta dal corridore Flaviano Vicentini; 1964: medaglia d’argento 100km a squadre a tempo, Olimpiadi di Tokyo con i corridori Bencini Pietro Guerra e Severino Andreoli; 1965: medaglia d’oro 100km a cronometro a squadre, Campionati del Mondo, fanno parte del quartetto i componenti della Bencini, Pietro Guerra e Severino Andreoli; 1966: Medaglia di bronzo 100km a tempo a squadre, Campionati del Mondo, Pietro Guerra fa parte del quartetto.

A questo livello di competizione l’impegno sportivo era gravoso, Mario scelse quindi di lasciare il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alle corse ma, per arrotondare lo stipendio, riuscì a trovare le energie per iniziare a costruire telai da corsa presso l’officina della Grandis di Verona, un’esperienza che poi si rivelò fondamentale per la sua carriera. Come dilettante si piazzò in diverse gare e alcune addirittura le vinse.
I suoi compagni di squadra lo ricordano così:
Severino Andreoli:Mario era un forte corridore, non vinceva molto ma era spesso tra i primi posti in classifica. Si sacrificava per la squadra durante le fughe o per bloccare gli avversari mentre un compagno prendeva il volo per la vittoria.”.
Renzo Ferrari:Ho conosciuto Mario quando avevo 17 anni e lui 16. Eravamo in una palestra e siamo diventati amici anche se correvamo per club diversi. Mario aveva un buon carattere e andava d’accordo con tutti anche quando correva. Era generoso e molto stimato per la sua passione per il ciclismo. Si distingueva dagli altri per l’attenzione, la manutenzione e la cura che aveva per la sua bicicletta. Aggiustava sempre la mia bici e mi ha persino insegnato a raccogliere i funghi selvatici!“. Nel 1963, durante una gara, Renzo e Mario si staccarono e percorsero insieme gli ultimi 20 km. Renzo vinse e Mario dovette accontentarsi del secondo. Tuttavia, rimasero amici per molto tempo.

Sinistra: Verona 1960, Confente viene premiato come campione provinciale.
Destra: Mario con la divisa del G.S: Bencini. Immagini via Italian Cycling Journal.

Pietro Guerra:Mario vinceva molte gare ma era forte, generoso e sempre pronto ad aiutare tutti“.
Quando la squadra G.S. Bencini si sciolse Mario entrò a far parte dell’U.C. Veronese CSI nella quale militò fino all’autunno del 1968 quando, durante una gara in velodromo subì un incidente. In seguito l’ematoma sviluppato dall’infortunio causò una condizione medica più grave che richiese un intervento chirurgico, mettendo in dubbio la possibilità di continuare la carriera ciclistica.
A quei tempi tutte le sue sorelle erano già sposate e suo padre suggerì a Mario di lasciare le competizioni per concentrarsi a tempo pieno sulla costruzione di telai, mestiere più redditizio e sicuro. Mario provò ancora per qualche tempo a correre, fino alla rinuncia definitiva pochi mesi dopo. Beffa del destino, proprio in quel periodo arrivò l’invito ufficiale per un prova di ingresso nella Nazionale Olimpica Italiana.
Frastornato e deluso per aver perso l’opportunità di seguire la passione della sua vita, si gettò anima e corpo nella costruzione di telai in un piccolo laboratorio sistematogli dal padre in un angusto locale a fianco della cucina di casa. A quel tempo la famiglia Confente risiedeva a “Casa Vaona”, una seicentesca casa padronale situata all’ingresso di Montorio in Via Olmo 73, demolita all’inizio degli anni ’70 per fare posto ad un moderno complesso di case con un piccolo supermercato.

Il lavoro di Mario con i telai era impeccabile e di conseguenza la sua fama di abile costruttore si diffuse anche grazie ad amici e compagni di squadra come Pietro Guerra e Flaviano Vicentini i quali vinsero numerose gare e campionati del mondo su telai costruiti da Mario.
Pietro Guerra: “Quando Mario ha smesso di correre non sapeva cosa fare. La passione che aveva per la bicicletta era ancora forte così imparò subito a costruire telai da corsa, diventando uno specialista, per farsi conoscere mi regalò una bici da pista. Era un vero gioiello! Con essa ho vinto tre campionati italiani di inseguimento professionale individuale, 1970 a Varese, 1971 a Milano e 1972 a Bassano del Grappa “.

Bici strada costruita da Confente a Verona nel 1972, riverniciata.
Tubazioni Columbus scatola Georg Fisher.

Bici strada costruita da Confente a Verona
Foto Matthew Gorsky

Dal 1968 al 1970 Confente continuò a costruire telai nel laboratorio di casa. In questo periodo la Bianchi gli chiese di realizzare telai con un contratto di lavoro a cottimo. Ben presto ebbe più lavoro di quello che poteva gestire da solo superando le capacità del piccolo laboratorio. Fu così che nel 1970 i Confente lasciarono si trasferirono in via Olivé all’altezza dell’odierno civico 17, il garage a pian terreno, benché modesto, venne trasformato in officina meccanica, mentre il piccolo appartamento al piano superiore divenne la dimora di Mario e dei suoi genitori.
La sua reputazione come telaista nel frattempo continuava a crescere nell’ambiente sportivo.
Pietro Guerra: “Presentammo Mario al famoso Faliero Masi di Milano. All’inizio Masi portava il lavoro da fare direttamente a Verona da Mario. All’epoca il mercato della bici in Italia era lento, quindi grazie al progetto Masi USA Mario si trasferì in California, in cerca di migliore fortuna “.
All’inizio degli anni Settanta gli Stati Uniti vissero una crisi energetica e un conseguente boom delle biciclette. Roland Sahm, un ricco uomo d’affari di San Diego intuì che era il momento giusto per creare un mercato e contattò molti dei più importanti produttori italiani di biciclette cercando di ottenere la licenza del loro nome e costruire telai negli Stati Uniti. A detta dello stesso Sahm, Cinelli, Colnago e Bianchi rifiutarono l’offerta. Tuttavia Faliero Masi riconobbe il potenziale del crescente mercato statunitense e accettò di vendere a Sahm i diritti per la produzione di biciclette a suo nome negli Stati Uniti.

Masi #M5 costruita da Mario Confente.

Mario impegnato nella costruzione di un telaio al tavolo di riscontro.

Roland Sahm insieme a Mario Confente

Dopo un periodo di collaborazione, durato circa un anno tra le officine di Verona e Milano, Faliero offrì a Confente il ruolo di responsabile di produzione del nuovo stabilimento Masi di Carlsbad, nei pressi di Los Angeles, dove questi arrivò nell’ottobre del 1973 insieme ad altri due giovani collaboratori.
Come intuibile da una lettera che Ernesto Colnago gli scrisse pochi giorni dopo la sua partenza, Mario forse non pensava di restare a lungo negli USA.

Caro Mario,
Qualche giorno fa sono passato da casa tua per salutarti, ma sono rimasto sorpreso di vedere tua madre e tuo padre un po demoralizzati dalla tua partenza. Mi hanno assicurato che tornerai tra 20 o 30 giorni. Questo mi fa piacere perché come concordato stavo per proporti un’attività con grandi profitti. Torna presto e quando arrivi a Milano chiamami così verrò a prenderti e poi a riportarti a casa.
Scrivimi.
Cordiali saluti,
Ernesto Colnago

Faliero Masi cedette quindi i diritti di uso del marchio Masi all’uomo d’affari di San Diego Roland Sahm e, In base all’accordo stipulato, le biciclette Masi USA sarebbero state interamente costruite sul suolo degli Stati Uniti. Failero si recò quindi direttamente nel nuovo stabilimento per supervisionare l’inizio della nuova impresa accompagnato da Confente incaricato del ruolo di direttore dell’intera produzione e della formazione dei dipendenti.
Nel corso di tre anni Mario supervisionò circa 2.200 biciclette prodotte nella fabbrica statunitense Masi di Carlsbad in California. Per raggiungere quel livello di produzione Mario dovette formare un buon numero di lavoratori, molti dei quali messicani, perché svolgessero la maggior parte del lavoro di preparazione necessario alla costruzione di un telaio.
Elisa la vedova di Mario: “Mario rispettava i ragazzi messicani che lo aiutavano. Pranzavano spesso insieme e a Mario piacevano le tortillas. Questi uomini venivano dal Messico e facevano sacrifici per prendersi cura delle loro famiglie, mandavano a casa ogni centesimo. Queste erano le persone che Mario ammirava, quelle che lavoravano sodo e si prendevano cura delle loro famiglie. Lui era così Vecchio Mondo “.
Elisa ricorda anche il viaggio in Italia dell’aprile 1976 dove incontrarono Tullio Campagnolo e il campione Eddy Merckx.
Elisa:
 “Eddy stava facendosi massaggiare prima della gara Milano-San Remo, quando rivolto a Mario disse “Hey Mario! Adoro le tue bici e ne vorrei un’altra fatta da te.“, mario replicò che poteva costruire molte biciclette per lui se gli faceva firmarne i telai con il suo nome”. Negli Stati Uniti una delle cose più indigeste a Mario era la scarsa padronanza della lingua. In Italia era come un’altra persona: era così forte laggiù.”.

Tuttavia, quando si trattava di costruire e commercializzare biciclette, Mario era tutt’altro che “Vecchio Mondo”, una sera lui e Faliero Masi si recarono al velodromo dell’Encino dove Jerry Ash, velocista e campione negli anni ’70, era in pista per allenarsi. I due lo convinsero a costruirgli un telaio da pista personalizzato.
Jerry Ash: “Prima di ricevere il telaio Masi, correvo con un Rickerts e prima ancora un Paramount. Andai alla fabbrica Masi a Carlsbad dove mi presero le misure per il telaio che Mario poi costruì. Volevo un telaio da pista completo che fosse performante nello sprint. Il primo giro sulla bici fu fantastico.“.

Eddy Merckx con Mario Confente

Jerry Ash in azione su una bici Confente.

Nonostante fosse incoraggiante che i migliori corridori cominciavano a riconoscere la qualità della nuova impresa Masi USA, Mario non era soddisfatto. Quello che davvero gli mancava era la possibilità di costruire telai marcati con il proprio nome. Fin dal suo inizio l’operazione Masi USA non  riuscì mai a decollare dal punto di vista organizzativo e commerciale; forse fu questo ad attirare l’interesse speculativo di un importante imprenditore del New Jersey, Bill Recht, il quale tentò con ogni mezzo di acquistare l’azienda da Roland Sahm. Incapace di raggiungere il suo obiettivo, Recht riuscì comunque a “conquistare” il loro migliore talento offrendo a Confente di supportarlo economicamente nell’apertura della sua azienda. Per Mario era un sogno che si realizzava, avrebbe finalmente costruito bici con il suo nome, o almeno così questa era la sua speranza.

Per la storia completa delle drammatiche vicissitudini legate al rapporto di affari tra Confente e Recht, trovate qui la traduzione integrale del racconto di Jim Cunningham, pubblicato su Classic Rendezvous nel 2001. 

Nel 1976 a Los Angeles nacque così la “Custom Bicycles by Confente” dei soci Mario Confente e Jim Cunningham. Una delle prime cose che Mario fece appena aperta la società fu contattare di nuovo Jerry Ash e offrirsi di costruirgli una bici da strada e da pista; nel triennio 1976/78 Ash corse con suoi telai nel Campionato del Mondo arrivando settimo nel 1977, risultato mai raggiunto da un corridore americano in oltre un decennio.
In poco tempo anche altri corridori professionisti, tra cui Jonathan Boyer, si recarono a Los Angeles per poter avere un telaio Confente. I telai costruiti da Mario stavano diventando un punto di riferimento e soprattutto un nuovo standard costruttivo nel mercato USA delle biciclette da competizione.
Lisa: “Mario si è gettato anima e corpo in questa avventura. Ha lavorato come un demonio. Avrei fatto qualsiasi cosa per strapparlo dalla sua officina di Los Angeles, ma lui non usciva prima di aver finito e ripulito perfettamente il suo laboratorio. Lo avrei aiutato a pulire il pavimento pur di tirarlo fuori di lì.”.

I telai Confente ebbero un enorme successo al salone della bicicletta di New York il primo anno in cui furono presentati. Tom Kellogg, di Spectrum Cycles: “Mario fece cose meravigliose e spinse i costruttori americani oltre uno stile estetico un po’ semplice che tutti noi qui avevamo. Ci costrinse a ripensare il nostro approccio. I telai di Mario erano i primi a combinare la qualità americana e il look italiano. Non era mai stato fatto prima. In poco tempo poi anche gli americani hanno reso il look dei loro telai più agile”.
Ben Serotta: “Dopo aver visto le moto di Confente al salone di New York, ci siamo resi conto che aveva alzato gli standard”. 
Richard Sachs: “Ricordo di essermi chiesto, cosa può mai fare un costruttore a un telaio per poterlo fare costare così tanto?” Un telaio Confente costava 400$ rispetto ai 180$ di un Sachs.
Durante un’intervista Mario affermò: “Un telaio deve uscire perfetto sotto ogni punto di vista. Non si può sbagliare nemmeno di mezzo centimetro. I corridori se ne accorgerebbero subito e ne andrebbe della mia serietà. Quindi massima perfezione. I telai devono essere precisi. Debbono corrispondere alle misure della lunghezza delle gambe, del corpo e delle braccia. Non devono superare il chilogrammo e mezzo. I miei sono esattamente kg 1,490”.

Attrezzi e congiunzioni di Mario Confente. Ph Michael Graves 

Mario Confente n. 1

Mario Confente e Bill Recht al New York Bicycle Show del 1978.

Una bici Confente esposta al New York Bicycle Show del 1978.

Telaio Medici costruito con congiunzioni basate su disegni Confente.

Il segreto della sua tecnica di saldatura stava nel lavorare ad una temperatura appena inferiore al punto di fusione dell’acciaio in maniera da non danneggiare, distorcere o cristallizzare il tubo evitando così di esporre la sua struttura molecolare ad un eccessivo calore, cosa che avrebbe indebolito il metallo. Per assemblare le sue bici usava soltanto i migliori componenti, equipaggiamento completo Campagnolo, manubri e selle Cinelli, tubolari Clement, trasmissioni e catene Regina, tubi d’acciaio Reynolds e Columbus.
Come ogni cosa bella e ben costruita diviene costosa, anche i telai di Mario, eleganti e tecnicamente ben realizzati e innovativi, erano molto cari per i prezzi dell’epoca, tanto che Bill Recht decise di trarre maggiori profitti sfruttando la fama del nome “Confente”. All’insaputa di Mario, Recht organizzò il lancio del nuovo marchio “Medici by Confente” al successivo New York Bicycle Show. In realtà si trattava di telai realizzati con scarse imitazioni delle congiunzioni progettate e brevettate da Mariom, venduti a prezzo decisamente più economico e prodotti in numero elevato ma comunque firmati Confente (oltre alla condizionale che obbligava i grossisti all’acquisto di 5 bici Medici per ogni Confente). Quando prima della fiera di NY Mario scoprì il piano di Recht e presentò insieme al socio Jim Cunningham (conosciuto alla Masi verso la fine del 1975) le sue dimissioni, Recht aveva già messo in atto una sofisticata trappola legale con la quale riuscì ad appropriarsi di tutti i diritti sulle invenzioni Confente e addirittura ad impedire ai due di poter rientrare nella loro fabbrica per recuperare le attrezzature.
A pochi mesi di distanza, privato anche della possibilità di poter recuperare i propri strumenti di lavoro, Mario si diresse a nord verso l’unico posto dove sapeva di poter continuare a lavorare, Monterey, dove tempo addietro aveva incontrato Jonathan Boyer, l’astro nascente del ciclismo americano, e il suo sponsor George Farrier. Ora ci andava semplicemente per trovare un luogo dove poter lavorare. Fu così che Farrier ospitò Mario nell’officina meccanica situata nel proprio garage.
Farrier ricorda il giorno in cui Mario si presentò nella sua proprietà: “Mario entrò nel vialetto con la sua macchina. Rimasi sorpreso di vederlo e gli chiesi cosa ci facesse qui, con il suo forte accento italiano mi rispose che era qui per costruire biciclette.“.
Anche se gli alloggi di Farrier erano di prima classe, Mario desiderava ancora lavorare nel proprio negozio. Dopo la disfatta, economica e psicologica, dell’impresa con Recht, Mario e Jim Cunningham si impegnarono quindi a mettere insieme un nuovo piano aziendale.

Mario insieme alla moglie Lisa.

Il 12 febbraio 1979 Mario, dopo molti anni di fidanzamento, sposò Lisa e insieme si stabilirono a Encinitas, una città costiera situata a nord di San Diego, dove Mario rinnovò il garage per aprirci suo nuovo negozio.
Lisa: “Lasciai Mario e andai a Houston per un po’. Volevo sposarmi ma sapevo che lui non lo avrebbe mai fatto. Mandava sempre molti soldi a casa in Italia e allo stesso tempo era convinto che servissero tanti soldi per potersi sposare. Avevo una casetta a Encinitas e credevo che saremmo stati bene. Quando capii che non avrebbe funzionato, gli dissi la chiudevo qui, eravamo insieme da cinque anni e non c’era futuro. Mario era depresso e molto solo dopo che ho lasciato la California. Sei mesi dopo, quando tornai dal Texas, mi chiese di sposarlo.“.
Tragicamente, proprio quando era così vicino a realizzare il suo sogno, Mario morì improvvisamente di insufficienza cardiaca. Lui e Lisa si erano sposati da meno di due settimane.
L’autopsia in seguito rivelò che Mario aveva il cuore ingrossato e soffriva di gravi malattie cardiache.
Lisa ricorda l’ultima mattina di Mario: “Stava per tornare alla Masi a lavorare per un breve periodo, solo per fare un po’ di soldi. Quella mattina si era alzato molto presto perché doveva andare alla Masi a incontrare il loro caposquadra. Era davvero sconvolto e stressato all’idea di andarci.  Sentivo che era qualcosa che non voleva ma lo stesso doveva fare.“.
La cosa successiva che Elisa ricorda: “Un ragazzo motociclista lo trovò… era un Hell’s Angel. Bussò alla porta, saranno state le 5:30 o le 6:00 del mattino, e mi disse:”Signora, signora, c’è un uomo qui fuori e penso che sia morto.” Uscii fuori e lo vidi, lì disteso per strada. Tutto quello che riuscì in quel momento a dire fu: le sue mani stanno bene? Lui lavora con le mani. L’avevo perso. Non respirava e non si muoveva. Il suo corpo era accanto alla macchina, un po’ fuori sulla strada, forse aveva cercato di spostarla.“.

La morte, a soli 33 anni di Mario Confente fu uno shock per l’intera comunità ciclistica americana . In pochi anni di carriera Mario stava trasformando l’intera industria del ciclismo da competizione del Paese. Con il talento e la passione di Mario, ci si può solo chiedere come sarebbero stati i suoi telai costruiti oggi. Ci si può solo interrogare sull’uomo che sarebbe diventato.

 

L’ultima officina di Confente a Encinitas.

Mario insieme alla madre.


CONGIUNZIONI CONFENTE

Negli anni ’70 le congiunzioni in microfusione come quelle prodotte da Cinelli e fabbricate dall’azienda “Microfusione Italiana” avevano bordi affilati e la sovrapposizione per la brasatura era molto sottile, inoltre, mentre le congiunzioni in lamiera d’acciaio stampate e saldate potevano essere facilmente deformate fino a 3 o 4 gradi, quelle ottenute per fusione permettevano la tolleranza di un solo grado. Questi problemi richiedevano grande maestria e impegno  da parte del costruttore per adattare perfettamente le congiunzioni agli angoli prefissati. In quegli anni Confente che, come già scritto, da giovanissimo aveva studiato presso un’Istituto professionale la fusione e la lavorazione dei metalli, non era soddisfatto della qualità estetica e funzionale delle congiunzioni microfuse, le quali a suo giudizio erano troppo pesanti e facili a deformazioni tali da richiedere poi ore di lavoro manuale per essere corrette.
Nei suoi progetti, che inutilmente provò a brevettare, il problema della inevitabile deformazione durante la solidificazione del metallo era evitato anticipandolo, con delle distorsioni calcolate presenti già nella forma dello stampo. Le congiunzioni Confente erano perfettamente coerenti, prive di “vuoti” e con una tolleranza più precisa per rendere più facile la brasatura, in particolare con la lega d’argento. Mario progettò anche dei forcellini che richiedevano una quantità inferiore di ottone per riempire le estremità dei tubi rispetto a quelli convenzionali.
Gli stampi prodotti da Recht sulla base dei disegni e dei modelli di Confente, poi utilizzati all’insaputa di quest’ultimo sui telai “Medici”, non furono realizzati in modo accurato. Purtroppo il giorno della sua scomparsa Mario era ancora alla ricerca dei fondi necessari per realizzare in modo preciso gli stampi da lui disegnati ma i progetti furono dispersi nel caos che seguì la sua improvvisa morte.

Scatole movimento centrale Mario Confente. Ph Lerry Ravioli

Scatola movimento centrale Georg Fisher per Confente, ancora allo stato grezzo.

4 fori nella congiunzione tra i tubi sterzo e orizzontale,
uno dei dettagli attraverso i quali identificare un telaio creato da Confente.

Dettagli telaio strada Confente n. 13. Ph Larry Ravioli

 


Testi estratti dalla brochure Confente prodotta dalla Rexart Cyclery
William Recht usava andare in stampa con i catologhi Confente e Medici senza mostrare prima le bozze al team di lavoro, le informazioni tecniche risultano quindi in parte incomplete o errate. Ad esempio Confente usava tubazioni Columbus e non Reynolds per i propri telai.

Mario Confente ha raggiunto fama interanazionale come costruttore per la Masi Bicycle Company in Italia e, di recente, negli Stati Uniti.
Mario ora disegna e costruisce biciclette personalizzate con il suo nome.
Una divisione della Rexart Cyclery di Jersey City, N.J., l’azienda di biciclette Confente è ospitata in un nuovo stabilimento appositamente progettato a Los Angeles. Nello stabilimento vengono prodotte biciclette da strada e da pista su misura.
Confente ha prodotto più biciclette professionali di qualsiasi altro costruttore di telai negli Stati Uniti. Dopo aver svolto un apprendistato presso la Bianchi, azienda di biciclette molto conosciuta in Italia, è entrato in Masi. Qui le sue abilità maturarono al punto che divenne noto come l’artigiano dei campioni. Durante un periodo di sette anni in cui è stato capomastro per Masi ha prodotto circa 1.700 biciclette. Molti campioni nazionale e internazionali correvano con queste bici, inclusi vincitori di eventi come il Tour de France.
Nel 1972 Confente è arrivato negli Stati Uniti insieme a Faliero Masi per fondare la Masi-U.S.A., Qui ha supervisionato la produzione di oltre 2.000 biciclette.
Poiché la sua fama come esperto costruttore di telai cresceva tra i migliori corridori negli Stati Uniti, gli veniva spesso chiesto di progettare biciclette su ordinazione. Rispondendo a questa richiesta, Confente si associo con Rexart nel 1976. Nel giro di pochi mesi, corridori statunitensi noti a livello nazionale come Jerry Ash, Skip Cutting e Xavier Miranda iniziarono a correre con biciclette Confente.
Confente ha sviluppato una serie di innovazioni tecnologiche per il suo nuovo stabilimento. Tra le attrezzature che ha progettato per l’impianto ci sono maschere appositamente adattate e in acciaio cementato per assemblare e unire sia i telai stradali che quelli da pista. Utilizzate per mantenere gli angoli del telaio e le lunghezze dei tubi con tolleranze eccezionalmente ridotte, le maschere assicurano la produzione esattamente secondo la geometria designata di ciascun telaio. Ciò si traduce in telai con una eccellente geometria che in un telaio personalizzato significa non solo che è perfettamente dritto, ma che i tubi, i foderi e la forcella raggiungono esattamente gli angoli desiderati e richiesti per il ciclista specifico per il quale la bicicletta è progettata su misura.
Dopo che è stata determinata la configurazione del telaio, il primo passaggio nella produzione consiste nel tagliare il tubo alla dimensione desiderata. Questi tubi vengono quindi adattati a congiunzioni, movimento centrale e testa forcelle appositamente progettati per fusione a cera persa prima di essere modellati negli angoli desiderati.
Particolare attenzione viene data alla saldatura di tubi, foderi e congiunzioni. Confente ha sviluppato un metodo di brasatura particolarmente preciso per assicurare che tutti i componenti siano uniti senza fori o vuoti che potrebbero portare a possibili guasti in condizioni di servizio estremamente impegnative.

La chiave della tecnica di brasatura Confente è nell’utilizzare una temperatura che è appena sotto il punto di fusione dell’acciaio per non danneggiare, deformare o cristallizzare il tubo sottoponendo la sua struttura molecolare a un calore calore troppo alto che indebolirebbe il metallo.
Viene utilizzata una tecnica di brasatura in ottone puro invece di una lega di brasatura poiché questa procedura si traduce in giunzioni più resistenti, questa è una ulteriore caratteristica di fondamentale importanza nella costruzione di telai di alta qualità. Viene utilizzato spesso una speciale disossidante, sviluppato da Confente, per assicurare una corretta brasatura di tutti i giunti.
Dopo che il telaio è stato assemblato, sabbiato e accuratamente ispezionato, riceve un bagno acido di preverniciatura. Questa operazione rimuove tutte le impurità e gli ossidi dalla superficie dell’acciaio. Inoltre, il bagno di acido previene inoltre il flusso rimanente dal compiere un’azione corrosiva.
Il bagno acido è seguito da una procedura di essiccazione in forno. Quindi vengono applicate due mani di primer cotte. Questo passaggio è seguito da due applicazioni di colore primario, entrambe polimerizzate con il calore. Le decalcomanie vengono quindi applicate e, come passaggio finale, il telaio riceve due mani di vernice trasparente.
Confente utilizza una speciale vernice acrilica perché ha una superficie molto più dura rispetto alle vernici epossidiche o a base di uretano che non resistono alle condizioni di servizio impegnative delle corse senza usurarsi, scheggiarsi o corrodersi. Appena prima dell’operazione di verniciatura, i forcellini anteriori e posteriori e la testa della forcella sono talvolta placcati con una combinazione tri-metallica di rame, nichel e cromo per prevenire la ruggine. Queste parti vengono mascherate durante le operazioni di verniciatura.
Solo i migliori componenti vengono utilizzati per biciclette Confente, tutte completamente equipaggiate Campagnolo; Manubrio, attacco manubrio e sella Cinelli; Clemente seta pneumatici; Regina ruota libera e catena; e, naturalmente, tubi Reynolds o Columbus.
I telai Confente sono prodotti in tutti i tipi di tubi Columbus e Reynolds. Poiché ogni bicicletta è fabbricata individualmente, è possibile combinare tubi principali Columbus e Reynolds in base alle preferenze del cliente.
Per i clienti che non possono venire direttamente allo stabilimento di Los Angeles, Confente ha sviluppato uno speciale schema dello scheletro del corpo umano. Il suo utilizzo assicura che le dimensioni del telaio e tutti gli altri parametri di progettazione siano esattamente conformi all’altezza del cliente, lunghezza della gamba, estensione del braccio, atteggiamento della vita in posizione abbassata, distanza dal reggisella allo stelo e tutte le altre variabili critiche coinvolte nella progettazione del telaio personalizzato.

 

Catalogo Confente.

Modulo Confente per la registrazione delle misure del ciclista e del telaio.

NOTE:
– un telaio  Confente completamente equipaggiato costava 995 dollari nel 1976.
– Confente no. 39 Fu inizialmente acquistata come telaio e forcella. In origine il telaio era blu, dipinto da Jim Cunningham (attuale proprietario di Cyclart) ma al proprietario quel colorenon piaceva, quindi lo fece ridipingere in bianco da Gian Simonetti alla MASI. È montata con componenti Campagnolo con le leve del cambio e le leve del freno pantografate con il simbolo degli Assi Confente. La pipa manubrio è pantografata con la firma di Mario Confente, ed è presente la pompa abbinata. Le ruote sono Mavic SSC (Special Service des Course).

 

 

 

 

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