Paletti Meteor 1986

Paletti Meteor 1985/86
Condition: Preserved
Framebuilder: Unknow
Frame design patent: Paletti, Dosi
Paintwork: Mario Martini
Frame number: 746
Frame/Fork: Oria Molibdeno Mannesmann, Paletti Patent
Group: Campagnolo Super Record
Ph. Frameteller


Paletti prototype 1980

Paletti Luciano prototype 1980
Condition: Preserved
Framebuilder: Luciano Paletti / Modena
Group: Campagnolo Record
Rims: Campagnolo Shamal
Saddle: Selle Italia
Ph. Frameteller


Note: details on this unique prototype in Paletti's bio.



Paletti PMZ '80

Paletti PMZ Lighting 1980
Condition: Preserved
Framebuilder: Luciano Paletti, Mattioli, Zanasi
Frame number: /
Frame/Fork: Columbus SL
Lugs: /
Group: Campagnolo Super Record
Saddle: Cinelli Unicanitor
Handebar/Stem: 3TTT
Rims: Mavic GP4
Ph. Frameteller

         


DOSI

Cicli Dosi / Biciclette su misura / Imola (BO) Italia / 1979 - In attività


Fonte: intervista a Walter Dosi


Ha collaborato con: Rauler Paletti / Martini / Chierico


Hanno corso con bici Dosi: Marco Pantani, Giro d'Italia dilettanti, 1991


Meccanico e saldatore per: Fiorella / Fancucine / Magniflex / Giacobazzi


Walter Dosi, classe 1954, corridore nella categoria dilettanti fino al 1975 per la Giacomazzi è stato meccanico e saldatore per diversi team tra i quali Giacobazzi, Fiorella, Fancucine e Magniflex.

Nel 1979 apre l'officina a Imola nella quale ha costruito per un ventennio raffinatissimi telai come il Futura, realizzato da Dosi a metà anni '80 con speciali tubi disegnati da Luciano Paletti di Modena e prodotti dalla ORIA con una particolare forma schiacciata, sono infatti questi gli anni delle prime sperimentazioni sul design delle tubazioni per irrigidire e rendere più reattivi i telai delle bici.
Gli stessi tubi furono usati anche da Luciano Paletti nel suo modello Meteor strada e pista, il quale si distingue dal Futura per la marca di forcellini e congiunzioni, Silva per PalettiCinelli per Dosi.

Nel biennio '90 e '91 Walter è stato meccanico e saldatore della Giacobazzi, nel team c'era anche il giovane Pantani, il quale corse il Giro d'Italia dilettanti del 1991 in sella ad una bici Dosi.

Walter Dosi

Walter Dosi

1991, Pantani sulla bici costruita da Walter Dosi

Pantani al Giro d'Italia dilettanti del 1991 sulla bici costruita da Walter Dosi

1991, Pantani sulla bici costruita da Walter Dosi

pantaniPantani in maglia azzurra su una bici Dosi.

Dosi modello Futura

Dosi modello Futura

Dosi modello Futura, dettaglio pantografie

Dosi modello Futura, dettaglio pantografie

Dosi modello Futura, dettaglio piegatura tubi

Dosi modello Futura, dettaglio della particolare piegatura tubi ORIA disegnati da Paletti.

I primi campioni del modello Futura ebbero dei problemi crepandosi vicino alla scatola del movimento centrale, Walter intervenne quindi sul design della piegatura dei tubi migliorandone anche l'estetica. Il Futura è rimasto in produzione fino al 1993.

Frutto della collaborazione con il maestro verniciatore Mario Martini di Lugo, le livree Dosi sono tra le più belle e originali degli anni '70 e '80.
La grafica delle livree Dosi esce dalla tradizione con un linguaggio fatto di segni astratti e tinte sfumate, mescolando stilemi derivati dall'estetica urbana e della moda anni '80, visitare l'officina Dosi in quegli anni era come entrare in una galleria d'arte contemporanea.

A inizio anni '90 Dosi ha affidato la costruzione dei suoi telai all'amico Reclus (Rauler) di Reggio Emilia. Oggi lavora insieme al figlio, anche lui ex dilettante, nel proprio negozio-officina dove oltre alla vendita di bici e accessori offrono un servizio di consulenza e assistenza di altissimo livello, basato sulla grande esperienza di tecnica del padre e la padronanza del figlio nelle nuove tecnologie.

dosi-officina-workshop-imolaNegozio-Officina Dosi Imola

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Dosi crono

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Dosi track bike

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Dosi road bike - Bottom bracket

Dosi strada con tubi columbus a geometria variabile.

Dosi strada, modello Speciale, tubazioni Columbus SLX, gruppo campagnolo Super Record ultima generazione

Dosi strada modello SLX Special del 1984.

Dosi strada, modello Speciale, dettaglio pantografie componenti

Dosi strada, modello Speciale

Dosi track bike - flickr Foto by Caale

Dosi crono / Foto flickr Caale

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Dosi bike - Foto by Giuse

Dosi pista / Foto flickr Giuse

Dosi road bike/fixed - Foto by Giuse

Dosi pista / Foto flickr Giuse

img_7054 img_70611Dosi Futura / Foto Troppebici blog

Dosi Futura - Foto by Eroica Cicli

Dosi Futura / Foto Eroica Cicli

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Dosi futura detail - Foto Eroica Cicly

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foto by Eroica Cicli

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Dosi AIR - Foto Frameteller

 

Telaio Dosi costruito da Chierico

testata dosi home4

 


MARASTONI

Cicli Marastoni / Biciclette su misuraReggio Emilia, Italia / 1922 - 2015


Fonti: intervista a Licinio Marastoni, Classic Randezvous, Paramanubrio, Ferri vecchi, Bici classiche, Stefano Camellini


Ha collaborato con: Campagnolo / Cinelli / De Rosa / Moser / Rauler / Paletti / Gimondi, Coppi


Invenzioni: congiunzioni in microfusione  / anelli passacavi dei freni saldati al telaio / vite stringisella passante a brugola / testa forcella inclinata


Palmarès: Moser vittoria al Giro d'Italia / ...


 

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Casa-Officina Marastoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

Officina Maratoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

Marastoni è stato nell’arco di sessant’anni di carriera uno più creativi e importanti costruttori di biciclette da corsa italiani. Molto di più di un semplice saldatore artigiano, curava maniacalmente ogni dettaglio alla ricerca continua della perfezione estetica e funzionale, dedicando ad ogni singolo telaio molte ore di lavoro manuale, soprattuto quelle dedicate alla fase di limatura e rifinitura.

Nato il 15 giugno 1922, fu uno dei migliori artigiani costruttori italiani di biciclette da corsa dell’epoca Eroica. Oggi tra gli appassionati di tutto il mondo il suo nome è una leggenda e dagli Stati Uniti al Giappone sono dedicati diversi fan club alla sua memoria. Buon corridore, meticoloso tealista a tal punto che la sua officina veniva chiamata dai concittadini “La Farmacia”. Nell'arco di ottant'anni di carriera fu meccanico per 8 anni al giro d’Italia e collaborò con campioni come Coppi, Bartali, Magni, Baldini, Adorni, Bitossi e Moser. Le innovazioni da lui inventate, realizzate e mai brevettate, hanno dato un significativo contributo all’evoluzione del design della bicicletta da competizione.

La sua creatività nasceva dal semplice ed inesauribile amore la bicicletta e, nonostante il successo e la fama del suo lavoro, fu l’unico tra i grandi maestri della sua epoca a scegliere di mantenere la piccola dimensione artigianale. Curava ogni dettaglio con estrema precisione e la creazione di un telaio poteva richiedere fino a tre giorni di lavoro manuale, di fatto un approccio incompatibile con tempi e logiche commerciali della produzione industriale.  Tullio Campagnolo stesso, che di innovazione ne sapeva qualcosa, ebbe una grande stima per Marastoni e usava spesso recarsi nella sua officina per scoprire le nuove idee del maestro, così come erano di casa anche altri grandi nomi come DeRosa, Masi, Cinelli e i fratelli Shimano.

Licinio Marastoni al lavoro in officina / Foto Stefano Camellini

Licinio Marastoni.

Marastoni al lavoro in officina. Foto paramanubrio.blogspot.it

Bicicletta Marastoni, stazione di Tokyo, Giappone /Foto Marastoni Club Japan.

Bicicletta Marastoni davanti alla stazione di Tokyo in Giappone. Foto Marastoni Club Japan.

Licinio Marastoni / Foto ferrivecchi-cicli.it

ferrivecchi marastoni_1


Anni '20 / '60

Licinio ereditò la passione dal padre ciclista e già da piccolissimo la bicicletta era lo appassionava a tal punto da preferire smontare le biciclette dei grandi piuttosto che giocare con i coetanei. A sette anni si esercitava nell’officina di un meccanico del paese e a dieci lasciò la scuola per lavorare come apprendista presso l’officina di Grasselli, il quale, vista la grande passione del ragazzo, non chiese nulla in cambio nonostante al tempo fosse comune pagare il periodo di apprendistato. In bottega Licinio imparava velocemente e già dalla terza settimana di lavoro cominciò a ricevere 7 lire di paga. Alla fine degli anni ‘30 scelse definitavamente la carriera di artigiano preferendola a quella più sicura di prete pianificata dai genitori, i quali impegnando la preziosa macchina da cucire, offrirono le 6.000 Lire necessarie per acquistare l’attrezzatura.

Fu così che a soli sedici anni Licinio aprì la sua officina con l’amico Marco Mazzoni, appena dodicenne. Data la giovane età non poteva ancora firmare le bici a suo nome, fu così che nacque il marchio “Sprinter” con nel marchio il disegno del Sole dell’Avvenire, simbolo che verrà poi ripreso due anni dopo nel primo fregio con il nome Marastoni. I clienti vedendo Licinio cosi giovane gli chiedevano dove fosse il titolare e lui rispondeva che il padrone sarebbe tornato presto, intanto si faceva lasciare la bici da riparare. Nel ‘46, tra rovine le rovine della seconda guerra mondiale, le ristrettezze economiche costrinsero Marastoni a cercare un nuovo socio con cui riaprire l’officina e lo trovò solo due anni dopo in Ferdinando Grasselli, proprio colui che per primo gli aveva dato fiducia.  Nacque così La Cicli Grasselli – Marastoni che rimarrà attiva fino al ritiro di Grasselli nel 1960. Le bici di questo periodo sono riconoscibili per il famoso color verde Marastoni e tre strisce blu scuro delimitate da filetti bianchi sui tre tubi, la scritta “Marastoni” è in carattere corsivo di colore bianco.

Il padre di Licinio, Flamonio Marastoni.

Una delle prime biciclette creata da Licinio Marastoni e marcata "Sprinter"

Reggio Emilia in maceria dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Marco Mazzoni insieme al socio Licinio Marastoni

Bici Marastoni anni '50.

Una delle prime bici Marastoni / Raduno Marastoni Reggio Emilia.

Una delle prime bici da stada Licinio Marastoni.

Particolare della forcella con testa abbassata, telaio Marastoni anni '60.

Marastoni strada 1958, congiunzioni George Fisher (le stesse del Cinelli Super Corsa) / Foto Troppebici.


Anni '60 / '70

Alla fine degli anni ‘60 dall’officina uscivano bici su misura per grandi campioni come Gimondi o Fausto Coppi e Licinio condivideva passione e lavoro con il suo unico figlio Marco di dieci anni. È in questi anni che nascono le prime Specialissime Marastoni.
Nel 1969 l’idea che cambiò tutto: in officina si presentò Renzo Landi  proprietario di un azienda che costruiva sistemi a gas, Licinio notò una particolare valvola sulla bombola dell’ossigeno realizzata in microfusione e, primo nella storia, ebbe l’idea di usare questa tecnologia per realizzare le congiunzioni e la testa delle forcelle dei suoi telai. I primi esperimenti ebbero esito più che soddisfacente ma, essendo una tecnologia industriale, per fare ulteriori test era necessario ordinarne un quantitativo di pezzi troppo elevato. Nel 1971, su insistenza di Cino Cinelli, Marastoni decise quindi di rischiare tutti i risparmi investendo nella commissione, all’azienda “Microfusione Italiana”, di una intera serie da testare. Oltre a Cinelli, l’esperimento attirò da subito l’attenzione anche quella di altri maestri come Masi, DeRosa e Colnago i quali a più riprese visitarono l’officina per osservare la nuova invenzione.

 

Immagini dal catalogo dell'azienda "Microfusione Italiana"

Licinio Marastoni al lavoro in officina negli anni '60 / Foto Kuromor.

In realtà Marastoni e Cinelli condividevano reciproca stima e scambio di idee (come la forma  abbassata della testa della forcella o l’attacco “fastback” dei forcellini posteriori realizzato dalla Georg Fischer) già dalla prima metà degli anni ‘50 e fu proprio Cino a convincere Licinio ad accompagnarlo alla Fiera del Ciclo di Milano del 1971 per mostrare i prototipi in microfusione ad alcuni clienti selezionati, nell’ottica di brevettarle e produrle insieme in scala industriale.
Nacque così un accordo tra i due con un utile per Marastoni del 10% sui ricavi.  La fama delle innovazioni di Licinio si diffuse velocemente nell’ambiente e inevitabilmente i clienti aumentarono sia in italia che da paesei come Giappone, Germania e Svizzera, per avere un telaio Marastoni (solo 1,8 kg!) nonostante fosse necessaria un attesa anche dieci mesi.  A quel tempo in officina oltre a Licinio e figlio, lavoravano a tempo pieno anche due artigiani per aiutare nelle accurate lavorazioni di taglio, saldatura e limatura dei telai, lavoro che richiedeva fino a 3 giorni, un tempo decisamente più lungo rispetto alla media dell’epoca.

Alcuni esempi delle prime congiunzioni in microfusione, inventate da Licinio Marastoni.

Congiunzioni in microfusione Marastoni

Marastoni strada anni '60 - Foto Old Bikes Only

Telaio Marastoni strada anni '60

 

Marastoni strada 1966.

Marastoni strada anni '70, componenti Campagnolo alleggeriti e personalizzati, guarnitura OMAS Bologna.

Marastoni pista / Foto Marco Gianfelici @specialcorsa

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28378331_599462813730530_6275623583835451645_nmarastoni pista ramata

 Marco Marastoni strada / Foto Bi.Ci Classica 公式ファンページ

 Marastoni strada anni '70

 Freno a bloccaggio saldato. Marco Marastoni strada / Foto Bi.Ci Classica 公式ファンページ

Attacco deragliatore anteriore saldato. Marco Marastoni strada / Foto Bi.Ci Classica 公式ファンページ

Evoluzione del deragliatore anteriore saldato al telaio
da sinistra a destra: brevetto Campagnolo a fascetta,  prototipo Marastoni, brevetto Paletti,
brevetto Campagnolo a saldare.

Anni '70 / '80

Nel 1972 il figlio Marco, promettente ciclista dilettante, partì in auto verso Milano per scegliere con Cino Cinelli il capannone che ospiterà la produzione industriale delle nuove congiunzioni in microfusione.  Durante il viaggio la tragedia, Marco è coinvolto in un incidente stradale e perde la vita. Il lutto fu devastante, Licinio lasciò il lavoro e chiuse l’officina. Amici, colleghi e ammiratori si strinsero da subito intorno alla famiglia, sostenendola ogni giorno con una infinita dimostrazione di affetto, fino a che, a un anno dall’incidente, Licinio riusci a trovare la forza di ricominciare.  Da quel momento in poi Marastoni creò le sue bici specialissime, destinate esclusivamente a clienti di cui aveva totale rispetto, firmandole con decals con il nome del figlio scomparso, per il quale nel 1973 organizzò anche il “Memorial Marastoni”, speciale corsa cittadina la cui ultima edizione si tenne nel 1996.

Tra i sostenitori più insistenti per il ritorno al lavoro di Marastoni vi fu anche Francesco Moser con il quale poi si instaurò un rapporto di grande stima e collaborazione destinato a durare per molti anni. Dieci anni dopo il ritorno di Marastoni in officina Moser gli chiese di costruire le sue biciclette da corsa “ma le voglio belle come le tue!” Licinio accettò l’incarico ma si dovette ritirare  appena emersero con forza le logiche commerciali della grande industria, niente affatto compatibili con il livello di qualità, cura e tempi richiesti dal suo metodo di lavoro. Il progetto si fermò ma non l’amicizia e la collaborazione tra i due, nel 1984 Marastoni costruì a Moser la bici con la quale vinse il Giro d’Italia, il telaio era studiato sulle caratteristiche fisiche del campione e disegnato per permettergli una pedalata più arretrata in grado di esprimere tutta la sua potenza.

Moser al Giro d'Italia del 1984.

 Telaio Moser costruito da Marastoni / Foto Hilary Stone.

 Marastoni pista.

 

 Marastoni Specialissima anni '70 / Foto Loris Casolari

 

Marastoni strada 1977 / Foto biciclassiche.com

marastoni-bike-1977

Marco Marastoni 1978. L'ultimo telaio costruito insieme da Marastoni e Marco Mazzoni / Foto NG Design.   

Il deragliatore anteriore brevettato da Luciano Paletti Foto NG Design.

Marco Marastoni strada fine anni '70 / Foto Cicliberlinetta. 

 Marco Marastoni strada fine primi anni '80 / Foto Theproscloset

Marco Marastoni strada primi anni '80 / Foto Vintage race bikes.

Appunto con numero seriale di Licino Marastoni

Scatole movimento centrale Marastoni con numero seriale.
Licino registrava su un taccuino tutti i numeri di serie (che non erano consecutivi) dei suoi telai, purtroppo il taccuino è andato perduto.

Le innovazioni di Licinio Marastoni

Nell’arco della sua carriera Marastoni ha realizzato importanti innovazioni portando un fondamentale contributo all’evoluzione del design del telaio delle bici da corsa in acciaio. Queste idee non sono mai state tradotte da Marastoni in veri e propri brevetti, in quegli anni e in particolare nell’area tra Modena e Reggio Emilia, vi erano altri costruttori impegnati sulle medesime soluzioni, tra i quali vanno ricordati Luciano Paletti e Orazio Grenzi, entrambi di Modena. È impossibile oggi poter accertare se Marastoni sia stato il primo in assoluto a realizzare le invenzioni che lui stesso si è attribuito, ci limitiamo qui ad elencare quelle confermate da più autorevoli fonti.

Anni '50 - Testa della forcella con la spalla inclinata verso il basso per irrigidire il telaio, poi ripresa anche da Cinelli.

Primi anni '60: serraggio cannotto sella con vite a brugola passante all’interno del telaio. Foto Kuromor.

Anni '60: guide cavi deragliatore e cambio saldati al telaio. Foto Bi.Ci Classica 公式ファンページ

Primi anni '70: anelli passacavi per cambio e deragliatore saldati al telaio. 

Primi anni '70: congiunzioni e testa forcella realizzate in microfusione. Foto NG Design.

Primi anni '70: attacco deragliatore anteriore saldato al telaio.

Primi anni '70: guide passacavo saldate al tubo orizzontale.

Primi anni '70: supporto della borraccia fissabile direttamente sul tubo obliquo.

Primi anni '70: attacco perni dei freni saldati direttamente al telaio.

Il verde Marastoni

Una delle caratteristiche che rendono riconoscibili i telai di Marastoni è il particolare colore verde. In realtà fu un’intuizione nata in modo completamente casuale, siamo negli anni ’40 all’inizio della sua carriera di costruttore, Licitino è alla ricerca di un colore che gli permetta di distinguere a colpo d’occhio le sue biciclette dai diretti concorrenti di Reggio Emilia o delle città vicine. L’intuizione arriva durante una passeggiata lungo il fiume dove trova riverso sull’asfalto della strada il corpo di un ramarro che lo colpisce per la particolare tonalità di colore verde brillante, lo mette quindi in una piccola scatola per mostrarlo al verniciatore e chiedergli di preparagli esattamente lo stesso punto di verde, colore che rimarrà nei decenni uno degli elementi caratteristici delle sue bici.

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Foto: ferrivecchi-cicli.it

Foto: ferrivecchi-cicli.it

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Licinio Marastoni subs ENG from AdSimple studio on Vimeo.


VIRGINIA

 

Cicli Virgina di Orazio Grenzi / Biciclette su misura / Modena, Italia / 1962 - In attività


Fonti: intervista a Palmieri Marco, nipote di Orazio Grenzi e attuale titolare della Cicli Virginia


Invenzioni: sistema di fissaggio al tubo per il cavo del freno posteriore / bloccaggio pinze freni interno al telaio / fissaggio del deragliatore anteriore direttamente al telaio


Ha collaborato con: Paletti, Giuseppe Pelà


La storia di Orazio Grenzi, talentuoso e creativo costruttore artigiano di biciclette, purtroppo scomparso qualche anno fa, ce la racconta il nipote Marco che a 9 anni era già in officina con lo zio, poi corridore dilettante fino al 1985 quando ne ha rilevato l'attività.

In fuga dal 1962.

Orazio Grenzi inizia da giovanissimo a lavorare presso alcune botteghe artigiane di biciclette modenesi. Nel 1962, raggiunta la necessaria esperienza, apre la sua officina, nella quale per tutta la carriera ha costruito biciclette esclusivamente su misura.

Il marchio "Virginia", che in realtà è il nome della madre, appare sulle bici qualche anno più tardi. Come altri artigiani della zona come Luciano Paletti e Licino Marastoni, con cui ha anche collaborato, si è distinto dalla media sia per la qualità dei telai che per il livello di sperimentazione. Uno di quei costruttori che in officina erano sempre alla ricerca di una nuova soluzione per migliorare le prestazioni del telaio in acciaio.
Tra le invenzioni originali che oggi possiamo ancora ammirare sulle sue biciclette c'è il particolarissimo sistema di fissaggio al tubo orizzontale del cavo freno posteriore, realizzato con speciali asole in acciaio saldate al tubo che fermano una molla in alluminio per bloccare la guaina. Fù probabilmente il primo a saldare il deragliatore anteriore direttamente al telaio oltre a creare il bloccaggio delle pinze freno all'interno del telaio senza bullone, prototipi ripresi nello stesso periodo e in modo leggermente diverso, anche da Marastoni e successivamente presenti nei primi modelli costruiti per Luciano Paletti. La maggior parte dei telai sono costruiti con la scatola del movimento centrale realizzata da Giusppe Pelà.

Orazio Grenzi e Luciano Paletti

La storia di Grenzi si intreccia più volte con quella di un altro grande artigiano modenese, Luciano Paletti, il quale ha imparato prima da lui e poi da De Rosa i segreti del mestiere.
È sempre Grenzi a costruire telai per Paletti dal 1972 al 1975 quando, chiamato dall'imprenditore Eugenio Rampinelli (vedi Cobra&REG by Roto) a dirigere la 2T Tecnotelai di Bologna, vende l'officina di Vaciglio (Modena) proprio a Luciano che per qualche anno marcherà i telai con la doppia firma Grenzi/Paletti.
La contaminazione creativa tra i due artigiani continua anche dopo, anzi è proprio grazie al passaggio dell'attività che Paletti entra in contatto con il sig. Ognibene, l'ingegnere modenese che aveva collaborato con Grenzi nella realizzazione delle sue invenzioni e che sarà poi l'artefice della complessa ingegnerizzazione dei brevetti dei freni interni e dei cavi interni al telaio di creati da Paletti.

La 2T Tecnotelai, che è stata la prima azienda al mondo a costruire biciclette da competizione in serie, chiude qualche anno dopo per problemi economici. Grenzi torna quindi a Modena per riaprire la sua officina dove continuerà a costruire telai fino al suo ritiro nel 1987, lasciando al nipote Marco l'attività.

 

Fregi Grenzi/Virginia in ordine cronologico da sinistra a destra.

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Paletti strada 1971 con la doppia firma Virginia/Paletti.
Congiunzioni Nervex.

Dettaglio congiunzioni primi anni 70 

Virginia Super Specialissima 1968/70
Grenzi fù uno dei primi a trovare una soluzione per fissare la guina direttamente al telaio,
il sistema originale, ma non brevetettato, prevedeva molle ottenute per fusione che alloggiano all'interno di due asole saldate al tubo del telaio.
Questa soluzione fu adottata anche sui telai costruiti per Paletti.

VIRGINIA GRENZI SUPER SPECIALISSIMA ROAD BIKE

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Il primo (o uno dei primi) tentativo di deragliatore anteriore saldato direttamente al telaio.
Una soluzione simile fu realizzata anche da Marastoni.
Nel 1978 Luciano Paletti brevettò un sistema che permetteva la regolazione dell'altezza del deragliatore,

idea ripresa e brevettata da Tullio Campagnolo.

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grenzi-virginia-bici-telaio-columbus-eroica5Evoluzione del deragliatore anteriore saldato al telaio
da sinistra a destra: brevetto Campagnolo a fascetta,  prototipo Grenzi, brevetto Paletti, brevetto Campagnolo a saldare.

grenzi-virginia-bici-telaio-columbus-eroicaIl sistema di bloccaggio delle pinze  freni  interno al telaio, sistema applicato da Orazio Grenzi e poi ripreso anche da Marastoni
ma già esistente fino dagli anni '30.

dsc_0044grenzi-virginia-bici-eroica-campagnolo2grenzi-virginia-bici-eroica-campagnolo3Originale disegno del bloccaggio a brugola per le pinze dei freni. 

grenzi-freni-campagnolo-virginiaReggisella forato il passaggio in linea il cavo del freno. Sella Cinelli Unicanitor in pelle.

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grenzi-virginia-coda-rondine-forcelliniForcellini a "coda di rondine"

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Virginia strada 1969 marcata Paletti. Scatola movimento Giuseppe Pelà. / Foto RD

Virginia strada costruito con congiunzioni Pelà

Virginia pista, congiunzioni 2T Tecnotelai Bologna

Virginia strada 1969. Scatola movimento Giuseppe Pelà.

Telaio Virginia Course, primi anni '70 / Foto bg.legendary.bikes

 

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Virginia strada anni '70, telaio con testa forcella e scatola Pelà / Foto da RD

Virginia Competition  primi '80 / Foto Emanuele Biondi

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Passacavi saldati al tubo diagonale, soluzione ripresa anche da Marastoni negli stessi anni.

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Virginia Competition strada fine anni '70 / Foto Frameteller.
La testa dei forcellini posteriori in queste anni prende una forma lunga e arrotondata
che diventa un ulteriore elemento di riconoscibilità dei telai costuiti da Grenzi.

bici intera2

cambio1 forcella1 forcella2 forcellini1 guarnitura6 mozzi2 pipa telaio11   cerchi2

Virginia Specialissima 1985 / Foto Frameteller
Uniche le decorazioni a rilievo sui foderi della forcella e le congiunzioni arabescate.

intera5Virginia SLX primi anni '80

telaio2telaio

forcella7Particolare decoro in rilievo sui foderi della forcella

tubo sterzo2Congiunzioni arabescate lavorate a mano

tubo sterzo

forcella3

focellino2

forcellini posteriori2Tipica testa dei foderi posteriori superiori nei telai di Grenzi negli anni '80.

forcellini posteriori

scatola7